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Le cartucce sull’albero di Natale e gli affari della Fiocchi Munizioni

Il parlamentare europeo Pietro Fiocchi (Fratelli d’Italia) ha diffuso tra Lombardia e Piemonte un manifesto che lo ritrae insieme a un albero addobbato con delle cartucce. “Un augurio ai cacciatori”, si è giustificato. Ma sotto quel cartellone c’è di più. Inchiesta sull’azienda di famiglia e su recenti plusvalenze milionarie

Ha fatto discutere il manifesto diffuso sotto Natale in diverse città di Lombardia e Piemonte dal parlamentare europeo lecchese Pietro Fiocchi, quota Fratelli d’Italia. La scritta “Auguro a tutti un Natale con i Fiocchi” è accompagnata dalla fotografia dell’esponente politico seduto accanto a un cane da caccia e a un albero di Natale addobbato con delle cartucce. Il gioco di parole, così come i caratteri del termine “Fiocchi” che ne riprendono il logo, fa riferimento esplicito alla Fiocchi Munizioni, azienda fondata nel 1876 a Lecco da Giulio Fiocchi e che da allora produce munizioni. L’attenzione si è concentrata sulle cartucce ma sotto quel manifesto c’è di più.

Partiamo dal contesto. L’europarlamentare fa parte di quella quinta generazione di Fiocchi che, nonostante diversi avvicendamenti societari, continua a essere interessata all’attività di famiglia: stando alle informazioni depositate presso il Registro imprese, infatti, Pietro Fiocchi è ancora oggi titolare del 2,39% della proprietà e del 3,9% della nuda proprietà della Giulio Fiocchi Spa, holding storicamente proprietaria della Fiocchi Munizioni Spa.

A partire dal 2017 quest’ultima ha aperto la porta -cioè il proprio capitale- ad altri investitori al dichiarato scopo di “rafforzarsi ulteriormente a livello strategico, industriale e finanziario […] e raggiungere nel medio termine la quotazione in Borsa”, come aveva spiegato nel gennaio 2018 Stefano Fiocchi, parente di Pietro, allora presidente e amministratore delegato, già a capo dell’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili (Anpam) aderente a Confindustria. L’apertura a capitali terzi della Fiocchi Munizioni è avvenuta per fasi. L’iter iniziale aveva portato all’ingresso nella compagine di Charme Capital Partners, società di gestione e investimento guidata da Matteo Cordero di Montezemolo (figlio di Luca).

Il più recente e decisivo passaggio societario risale al novembre 2022, quando il gruppo industriale Czechoslovak Group (Csg), controllato e gestito al 100% dall’imprenditore Michal Strnad, ha annunciato l’acquisizione del 70% della Fiocchi Munizioni. Presentatosi come “il più importante gruppo industriale della Repubblica Ceca”, Csg impiega oltre 8mila dipendenti nel mondo avendo rilevato “aziende di stampo industriale impegnate nei settori civile e della difesa”. Lavora con diverse multinazionali europee e statunitensi, tra le quali General Dynamics, Siemens, Stadler, Raytheon, Lockheed Martin, Boeing, Airbus, NexterSystems e Rheinmetall. Il complesso iter di fusione per incorporazione tra diverse società create nel tempo è stato completato a fine giugno 2023.

L’acquisizione della maggioranza della Fiocchi Munizioni da parte del gruppo ceco ha fruttato una plusvalenza stellare per la Giulio Fiocchi Spa (che è rimasta titolare del 25%, Charme del 5%) pari a 193,6 milioni di euro. Dell’utile frutto della cessione a Csg, come si evince dal bilancio 2022 depositato presso la Camera di commercio, ben 42,5 milioni di euro sono stati distribuiti ai soci della holding dei Fiocchi a titolo di dividendo.

E ora torniamo al manifesto. Pietro Fiocchi ha cercato di smarcarsi dalle polemiche sul business delle armi in tempi di guerre sanguinose sostenendo che l’albero natalizio addobbato con le cartucce fosse un augurio agli “amici cacciatori”, il suo bacino elettorale. C’è però un equivoco sul quale si gioca spesso. I ricavi del gruppo industriale che porta il nome della sua famiglia, infatti, dipendono per oltre il 70% dal settore “industria e difesa”: 141,8 milioni di euro sui 199,7 milioni nel 2022. Il comparto “caccia e tiro” si ferma ad “appena” 41,6 milioni, poco più del 20%.

Dal bilancio 2022 della Fiocchi Munizioni Spa

Significa che senza la sfera militare e delle armi -e non quelle da caccia o da tiro- gli affari della Fiocchi ne uscirebbero fortemente ridimensionati. Tra i principali mercati c’è senza dubbio quello degli Stati Uniti, Paese nel quale le armi da fuoco uccidono più giovani degli incidenti stradali e che nel 2023 ha registrato oltre 42mila “gun violence deaths” (quasi 36mila i ferimenti). La società di Lecco opera negli Usa per mezzo della controllata Fiocchi of America Inc.. Nel 2022 la crescita di quel mercato “si è ulteriormente rafforzata”, come riporta l’ultimo bilancio, facendo registrare vendite per 56,7 milioni di euro (cioè quasi un terzo del fatturato della Fiocchi Munizioni).

Ma la Fiocchi non fa affari solo negli Usa: con 60,9 milioni di euro di fatturato nel 2022 il suo primo “mercato” resta quello italiano. Mercato è scritto tra virgolette perché, come spesso accade per l’industria delle armi, il principale committente è il pubblico. Il primo cliente italiano di Fiocchi è infatti l’Agenzia industrie difesa, ente di diritto pubblico vigilato dal ministro della Difesa. Seguono poi i Paesi dell’Unione europea (41,3 milioni di euro di fatturato) e altri Stati terzi.

Dal profilo Facebook di Pietro Fiocchi

Per avere una panoramica aggiornata dell’export della Fiocchi ci si può riferire all’ultima Relazione governativa al Parlamento sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, riferita all’anno 2022. Con 81 autorizzazioni all’esportazione e un controvalore di 31 milioni di euro, la Fiocchi Munizioni si è collocata al 14esimo posto tra gli operatori (la prima, con ampio distacco, è Leonardo Spa, già Finmeccanica). I materiali oggetto dei contratti autorizzati nel 2022 all’azienda lecchese sono stati cartucce di vario calibro, pallottole, bossoli, inneschi e anche 100 granate calibro 40×46 millimetri.

I primi 15 operatori italiani per autorizzazioni alle esportazioni di materiale d’armamento nel 2022. Fiocchi Munizioni è al 14esimo posto. Fonte: Relazione governativa al Parlamento sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento

Un altro strumento che offre uno spaccato su dove la Fiocchi esporta è rappresentato dalle Statistiche del commercio estero pubblicate dall’Istat. L’ultimo anno di cui si hanno i dati completi è il 2022. Gli Stati Uniti, come detto, assorbono quasi il 50% dell’esportazione della categoria merceologica “Armi e munizioni” dalla provincia di Lecco (dove opera la società senza contendenti di pari grado). Seguono staccate Germania, Regno Unito, Estonia, Spagna, Taiwan, Israele (4,5 milioni nel biennio 2021-2022), Belgio, Svizzera e Turchia. Tra i Paesi dal (relativamente) basso valore dell’esportato ma dalla problematica situazione del rispetto dei diritti o della sicurezza interna ci sono anche Kosovo, Ghana, Giordania, Kuwait, Thailandia, Qatar, Filippine, Emirati Arabi Uniti e, con una piccolissima quota (22mila euro scarsi contro gli 885mila del 2021) Russia. Non bastava certo un albero di Natale per tutte queste munizioni.

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