Ambiente / Attualità

Il marketing “green” applicato alle munizioni. Il caso Fiocchi

Il gruppo lombardo ha annunciato lo sviluppo di componenti biodegradabili e senza piombo. Una pubblicizzata “sensibilità” che in realtà deriva della necessità di adeguarsi a regolamenti europei, osteggiati dagli stessi produttori di armi e munizioni, come segnala Opal Brescia

© Matthew Maaskant, unsplash

Ha un nome “verde” -Green core- il nuovo progetto del Gruppo Fiocchi, tra i primi produttori in Italia di cartucce e munizioni. Come ha annunciato l’azienda di Lecco, si tratta infatti della realizzazione di “borre prodotte con materiale 100% biodegradabile con caratteristiche pari o migliori di quelle in materiali plastici tradizionali”.

“Da tempo le industrie produttrici di armi e munizioni stanno lavorando su materiali alternativi a quelli tradizionali -spiega Carlo Tombola, ricercatore di Opal (l’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia)- ma non si tratta di una scelta dettata dall’attenzione per l’ambiente. Molte aziende stanno lavorando sul fronte del marketing e della comunicazione per darsi un’immagine più attenta alla natura e presentare l’attività dei cacciatori come ‘custodi’ dei luoghi che attraversano. Di ‘green’ queste filiere non hanno nulla”.

Le borre sono uno dei componenti delle cartucce per la caccia o il tiro: si tratta del “contenitore”, oggi realizzato prevalentemente in materiali plastici, che separa la polvere dai pallini. La borra ha anche una funzione “ammortizzante” che permette di distribuire la spinta del proiettile o della rosata di pallini in maniera uniforme. Dopo lo sparo, il contenitore e il bossolo vengono espulsi dal fucile e se non vengono raccolti dai cacciatori per essere poi smaltiti, restano nei boschi per anni.

Lo spot che presenta Green core fa di tutto per mettere in evidenza la sostenibilità di questa nuova componente delle munizioni Fiocchi: un fiume che scorre, la luce del sole appena sorto che illumina una radura incontaminata, un sentiero nel bosco. In sottofondo le pulsazioni di un cuore che batte. Nell’ambito di questa “mano di verde”, il gruppo ha annunciato anche di essere al lavoro anche per la realizzazione di “inneschi senza piombo e senza metalli pesanti e di un’ampia gamma di palle in materiali diversi dal piombo (leghe di rame, ferro, stagno, zama e bismuto). La produzione di borre con materiale 100% biodegradabile è pertanto un ulteriore tassello nel completamento dello sviluppo di prodotti in materiali moderni e più ecosostenibili”.

Un’attenzione all’ambiente che sembra essere dettata dal nuovo regolamento europeo in materia piuttosto che da una reale attenzione per la protezione degli ecosistemi. A gennaio 2021, infatti, è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il Regolamento 2021/57 che limita l’uso di munizioni al piombo nell’ambito della caccia. Il regolamento rappresenta il punto d’arrivo di un iter avviato nel 2015 quando la Commissione europea ha chiesto all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) di predisporre un fascicolo per estendere le restrizioni relative all’uso del “piombo e dei suoi composti […] al fine di contenere i rischi per l’ambiente e la salute umana derivanti dall’uso del piombo e dei suoi composti nelle munizioni utilizzate per attività di tiro in zone umide”. Sulla base delle valutazioni dell’Echa, la Commissione ha ritenuto opportuno “introdurre una restrizione all’attività di sparo di munizioni al piombo all’interno o in prossimità di zone umide”.

Il regolamento entrerà in vigore a partire dal 15 febbraio 2023 (dopo un periodo di transizione di 24 mesi) e vieterà l’uso di munizioni contenenti piombo all’interno o intorno alle zone umide, garantendo una “zona cuscinetto” di cento metri. Inoltre quegli Stati in cui il 20% o più del territorio nazionale è costituito da zone umide possono proporre un divieto totale di uso e immissione sul mercato di pallini di piombo. In questo caso la restrizione entrerà in vigore il 15 febbraio 2024.

“Il piombo è un metallo pesante che ha una filiera di produzione complessa, con rischi per i lavoratori -spiega Tombola-. Quando si spara, la ‘rosata’ di pallini va a colpire solo in parte il bersaglio: che sia un animale o un piattello per il tiro a segno. Il resto si disperde nell’ambiente. E ci resta per molto tempo”. Secondo le stime di Echa, ogni anno nei Paesi dell’Unione europea vengono disperse nell’ambiente circa 100mila tonnellate di piombo, di cui il 79% proveniente dagli sport di tiro, il 14% dalla caccia e il 7% dalle attività di pesca. “È noto che il piombo contenuto nei proiettili o nelle attrezzature da pesca possa comportare l’avvelenamento di specie selvatiche, ad esempio gli uccelli –si legge sul sito dell’Agenzia europea-. Il piombo può anche compromettere la salute delle persone, se presente come residuo nella selvaggina cacciata con proiettili di piombo”.

“Le industrie produttrici di munizioni, attraverso la propria associazione di categoria, hanno portato avanti un’intensa attività di lobby per contrastare l’approvazione di questo regolamento o per modificarlo in maniera sostanziale”, ricorda Tombola. A settembre 2020, in occasione della discussione e della votazione da parte del Comitato Reach del Parlamento europeo, l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili (Anpam), presieduta all’epoca proprio da Stefano Fiocchi, aveva espresso rammarico per il fatto che “nonostante le numerose revisioni” la proposta di regolamento presentasse ancora “importanti criticità, che rischiano di danneggiare immotivatamente il settore venatorio europeo”. Un anno dopo c’è chi si è scoperto “green”.

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