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La vita agra del lavoro editoriale: una ricerca di Redacta

©Luis Villasmil, Unsplash

Redacta, l’associazione dei freelance editoriali fondata cinque anni fa, ha pubblicato la sua seconda ricerca sul reddito nell’editoria. L’indagine rivela un reddito medio di 17mila euro ma metà dei partecipanti dichiara difficoltà a sostenersi esclusivamente con queste entrate. Emerge un divario retributivo di genere, con le donne che guadagnano meno

Per chi lavora nel mondo editoriale il burnout è dietro l’angolo o come scriveva nel 1962 Luciano Bianciardi è una vita agra: “[…] non tutti se ne rendono conto, ma tradurre è un mestiere micidiale che ti costringe ore e ore attaccato alla macchina da scrivere a cercare parole che poi tu presti ad altri. E spesso sono parole prestate a persone e a libri inutili e questo a poco a poco logora e uccide”. 

Vale davvero la pena di lavorare in editoria? È una domanda ricorrente che viene posta agli “editoriali”, ma è anche il titolo di un sondaggio, condotto da giugno a settembre 2023, a più di 800 figure della filiera, è la seconda ricerca pubblicata da Redacta. Più di cento domande, coordinate da Anna Soru presidente del comitato scientifico di Acta.

La ricerca è stata presentata da Irene Cavarero e Silvia Gola in diretta instagram con Chiara Beretta Mazzotta (BookBlister). E sabato 6 aprile al Festival di letteratura working class di Gkn a Campi Bisenzio, in una tavola rotonda sull’editoria. I risultati sono sintetizzati in una presentazione pubblicata sul sito di Acta.

Acta è un’associazione sindacale che mette in rete i freelance, come una grande coalizione di liberi professionisti. Redacta nasce invece cinque anni fa, nel 2019, come sottogruppo dei freelance che lavorano nel mondo editoriale, come un’indagine sulle condizioni di lavoro nel settore dell’editoria libraria. Pur specializzati in ambiti diversi -redazione, traduzione, illustrazione, grafica, comunicazione- tutti affrontano gli stessi problemi: frammentazione in una varietà di inquadramenti contrattuali che spesso non garantiscono diritti essenziali e incentivano una corsa verso la “formula più vantaggiosa” (per il committente); scarsa consapevolezza delle normative esistenti su contratti e tempi di pagamento, che rimangono ampiamente disattese; isolamento fisico ed emotivo, che si traduce in una competizione sfrenata su compensi e carichi di lavoro, lasciando i professionisti alla fine di ogni giornata con un senso di impotenza. Negli anni è diventato un punto di riferimento per i lavoratori e le lavoratrici del settore, anche in polemiche con case editrici, grandi e medi gruppi quando si è trattato di licenziamenti e interruzione di rapporti con collaborazioni esterne.

Ma che cosa ci dicono alcune risposte estratte dalla ricerca? La maggior parte dei partecipanti al sondaggio è nata tra il 1984 e il 1995. Il 69,6% ha svolto studi specifici per il settore editoriale. Si nota un aumento degli studi specifici in editoria con la diminuzione dell’età. Le donne hanno titoli di studio più elevati, ma una percentuale inferiore di dottorati. Il 36,7% dei partecipanti vive in Lombardia, seguita da Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte. Il 48,4% risiede in città di grandi dimensioni.

Circa il 25% lavora in concessione di diritto d’autore, ma il lavoro non è continuativo, come previsto. Quasi la metà lavora in regime di collaborazione occasionale ma dichiara un flusso di lavoro continuativo, soprattutto dipendenti e stagisti.

Il reddito mediano netto annuo di chi lavora solo in editoria è di 17.660 euro, con solo il 2,4% che supera i 50mila euro. Il reddito cresce con l’età ed esperienza, ma si stabilizza intorno ai 50 anni. Solo la metà dei partecipanti ritiene il proprio reddito sufficiente. Il 34,4% riceve aiuti esterni da amici, da partner e da famigliari per arrivare alla fine dell’anno, mentre il 9% dichiara di non riuscire a mantenersi con il proprio reddito.

Un numero significativo ha un secondo lavoro, senz’altro a causa dei bassi guadagni nel settore. Il 39% dei partecipanti lavora spesso nei fine settimana, e il 45% lavora più di otto ore al giorno, con il 15% che lavora di notte. Infine il reddito netto medio annuo delle donne è inferiore a quello degli uomini, nonostante la parità di ore lavorate, evidenziando così un divario salariale di genere.

Come commentano sul loro sito le attiviste di Redacta (l’associazione è al 90% femminile), non esiste una risposta semplice -un “sì” o un “no”- alla domanda cruciale se valga davvero la pena lavorare nell’editoria. Tuttavia, c’è una risposta preliminare inequivocabile su come si sta comportando il settore: il guadagno è troppo scarso, si lavora eccessivamente, le persone sono stressate e in parte demotivate.

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