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Covid-19: che cosa sta succedendo nel mondo del commercio equo e solidale italiano

L’emergenza epidemiologica tocca anche il mondo del fair trade. Non solo per le ricadute economiche su attività già in parte fragili quanto per gli effetti sulle relazioni tra le persone. Come si stanno orientando cooperative, associazioni, gruppi informali o consorzi che portano avanti botteghe, gruppi di acquisto, centrali di importazione, laboratori, piattaforme di distribuzione e tanto altro in tutto il Paese

© Chico Mendes, Milano

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 in corso tocca e interroga anche il mondo del commercio equo e solidale italiano. Non solo per le ricadute economiche su attività già in parte fragili quanto per gli effetti sulle relazioni tra le persone, che è poi il tratto distintivo di un universo variegato fatto di cooperative, associazioni, gruppi informali o consorzi che portano avanti botteghe, gruppi di acquisto, centrali di importazione, laboratori, piattaforme di distribuzione e tanto altro in tutto il Paese.

La situazione cambia di continuo e non è facile dar conto delle risposte messe in campo da realtà molto diverse. In una settimana peraltro sono mutate le “zone protette” -dopo le “rosse” è toccato a Lombardia e altre 14 province, poi a tutta Italia- così come le prescrizioni sulle chiusure delle attività commerciali e sulla circolazione delle persone. L’11 marzo Equo Garantito, l’associazione di nazionale categoria delle organizzazioni di commercio equo e solidale, ha rilanciato la campagna “#Iorestoacasa” invitando i sostenitori e consumatori a limitare gli spostamenti e a contattare le botteghe per conoscere le decisioni di ciascuna. Il fatturato non è tutto per questo universo. “Ci siamo allineati da subito alle indicazioni governative”, spiega Marco Fazio, presidente di Equo Garantito e parte della cooperativa Mondi Possibili che conta otto botteghe tra Varese, Magenta, Bollate, Arese, Abbiategrasso, Lainate, Busto Garolfo, Bareggio, tutte chiuse senza alcun servizio sostitutivo.

Il momento è difficile: “La nostra prima preoccupazione è rivolta al contesto generale. Per quanto ci riguarda -continua Fazio- posso solo dire che le botteghe e il mondo del commercio equo soffriranno grossi problemi, come del resto avveniva già prima di questa epidemia: nessuno si salverà da solo, finita l’emergenza dovremo trovare il modo di guardarci negli occhi, contare i danni e trovare soluzioni di sistema. Proveremo nel frattempo a far ricorso a tutti gli strumenti utili per sostenerli e sostenerci. L’invito ai nostri 70 soci è quello di resistere, ai consumatori ‘equi’ diciamo già che nei prossimi mesi avremo bisogno del loro supporto”. Il mondo equo e solidale è fisiologicamente esposto: “Siamo perlopiù cooperative sociali, cooperative di consumo o associazioni -continua Fazio-. La maggior parte ha meno di 15 dipendenti e quindi non può aderire ad esempio al Fondo d’integrazione salariale (Fis). Facciamo parte di quel mondo economico fragile che in questo momento non ha risposte”.

LiberoMondo -cooperativa di Roreto di Cherasco (Cuneo) che dal 1997 promuove i principi del commercio equo e solidale attraverso il sostegno a comunità di produttori nel Sud del mondo e la creazione, in Italia, di opportunità di lavoro rivolte in particolare a persone escluse dai normali circuiti di impiego- ha lanciato la campagna web “#SpesaResponsabile” per raccogliere le iniziative delle botteghe del mondo e non cedere a quello scenario spettrale dove la spesa si fa solo al supermercato. “Tante botteghe si stanno organizzando per garantire alla propria clientela la fornitura quotidiana di beni equosolidali, soprattutto alimentari -spiegano dalla cooperativa che conta 170 soci-. Le botteghe sono ormai diventate, nella loro storia ultratrentennale, un punto di riferimento quotidiano importante per il servizio di prossimità svolto e per la fornitura di beni di prima necessità.
Ecco che, alcune, pur nella difficoltà del momento e con le doverose misure di sicurezza, continuano a garantire il servizio di apertura, magari con orari ridotti e a giorni alterni”. C’è MondoMangione di Siena, aperta e con la spesa a domicilio, ExAequo a Bologna, che fa orari ridotti e consegna a casa (“Qualcuno avrà anche il diritto di preferire la bottega alla Coop?”, si chiede Simone Pelloni, socio di ExAequo), La Pecora Nera (Piacenza) che fa orari nella norma e previo accordo anche la spesa a domicilio. E così via. Ponte Solidale, a Perugia, risulta “chiusa” ma in realtà si è presa qualche giorno di pausa per non decidere d’impulso. “Giovedì 12 marzo abbiamo aperto per la consegna di frutta e verdura con l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (AIAB)”, raccontano Stefania Guerrucci e Fabrizio Cuniberti della storica cooperativa del commercio equo di Ponte San Giovanni. Provano a tenere aperto in versione ridotta per due giorni a settimana, promuovendo gli ordini online e i ritiri in bottega in condizioni di sicurezza. “Anche se l’incertezza è tanta noi ci siamo e non vogliamo smettere di suggerire alle nostre comunità di essere presenti anche in modi diversi”.

© ExAequo, Bologna

È una forma di resistenza di fronte a un “impatto pesante”, per usare le parole di Cristiano Calvi, fondatore della Bottega Solidale di Genova e dal novembre 2016 presidente di Altromercato, la principale realtà di commercio equo e solidale in Italia formata da 105 soci, oltre 200 botteghe, partner di 155 organizzazioni di produttori in oltre 45 Paesi, nel Sud e nel Nord del mondo. La maggioranza dei 90 dipendenti del gruppo Altromercato, tra Verona e Bolzano, è operativa e al lavoro da casa già a seguito del primo decreto dell’8 marzo.
La perdita di fatturato prevista per il Consorzio potrebbe essere molto rilevante, spiega Calvi, aggirandosi intorno a 1,5 milioni di euro. La proiezione non è riferita solo agli ordini e alle vendite scarse nelle botteghe ma anche ad altre attività: dalla ristorazione alle mense scolastiche (chiuse), fino all’approvvigionamento dell’industria. La vendita dei prodotti Altromercato nella Grande distribuzione organizzata fa storia a sé, considerata infatti l’isteria di questi giorni il dato potrebbe essere paradossalmente “positivo”.
I punti-presidio sul territorio invece hanno cominciato a chiudere. “Su 210 botteghe verificate al 12 marzo, 130 hanno deciso per la chiusura, di queste 25 hanno però attivato un servizio di consegna a domicilio, mentre 80 sono ancora aperte, anche se con orari e servizi condizionati”, continua il presidente di Altromercato. Formalmente la classificazione delle attività economiche (ATECO) permetterebbe a tante di restare aperte ma la scelta diffusa è stata quella di chiudere per dare un segnale, come ha fatto ad esempio la rete della cooperativa Chico Mendes a Milano, Cinisello Balsamo e a Brescia.

“Siamo distanti ma siamo tutti uniti”, sottolinea Calvi rimandando a una pagina costruita al volo da Altromercato per “condividere buone prassi, materiali che possano essere replicati, idee per tenersi allenati. Insieme a queste parti, c’è una sezione dove cercheremo di raccogliere tutti i documenti ufficiali riguardanti questa emergenza sanitaria”. L’ispirazione è stato il messaggio di solidarietà arrivato dalle Filippine da Ruth Salditos del “Panay Fair Trade Center” (Pftc).

Anche la Bottega della Solidarietà nata nel 1992 a Sondrio ha chiuso, più per dovere che per scelta in verità: “Dopo aver verificato di non rientrare tra gli esercizi con codice compreso nell’elenco cui fa riferimento il decreto, con responsabilità e tristezza grande dobbiamo interrompere l’attività al pubblico”, racconta Marianna Gugiatti. “Abbiamo tenuto aperto fino a che era possibile con tutte le precauzioni del caso su distanza, affollamenti, disinfettanti”. Appena il tempo di anticipare l’esposizione dei prodotti pasquali -sui quali tantissime botteghe sono a rischio dopo ordini importanti risalenti nel tempo- ed è arrivato l’ultimo decreto governativo.

Giorgio Scandiuzzo di Altromercato ha fatto il “giro” di quelle del Nord-Est. Delle 69 contattate sono chiuse in 59 (al 14 marzo), cinque sono aperte con orari ridotti e quattro hanno mantenuto la normalità, un’altra “sta ancora decidendo”. Tra chi ha chiuso fino al 25 marzo c’è anche la cooperativa Pace e Sviluppo presente nelle province di Treviso, Venezia, Padova e Pordenone. Così anche la cooperativa Canalete nata a Valdagno (VI) nel 1991: botteghe chiuse fino a quando non sarà cessata l’emergenza sanitaria. Situazione fluida anche per quanto riguarda la cooperativa Angoli di Mondo – Cooperazione tra i Popoli (35 anni nel 2020) di Padova. Al Sud -prosegue Scandiuzzo- sarebbero 16 su 34 le serrate dei soci di Altromercato.

Le iniziative per resistere sono le più diverse. “Da una parte ci si sta interrogando su come si possa garantire la consegna a domicilio o il ritiro della spesa prenotata online in alcuni territori -continua Scandiuzzo- dall’altra ci si prepara per essere pronti quando si ripartirà”. È in questi momenti che la natura equa e solidale di questo mondo emerge, non senza paradossi. “Ci stanno chiamando tanti produttori, da Bolivia, Perù, Colombia, Palestina, Filippine, Nepal, solo per citarne alcuni, chiedendoci come stiamo, solidarizzando e condividendo la paura che ora il virus stia toccando noi e tra non molto arrivi da loro, dove i sistemi sanitari sono messi ben peggio. È particolare come situazione -spiega Scandiuzzo-: siamo sempre stati abituati a muoverci ‘noi’ e a scattare subito nei momenti in cui i nostri produttori erano in situazione di emergenza, calamità o conflitto. Oggi invece riceviamo mail e telefonate da tutto il mondo, sta ‘scattando’ in un’altra direzione la grande famiglia del commercio equo e solidale”.
Dalla cooperativa EquoMercato di Cantù (Como), piccola centrale di importazione di prodotti del commercio equo nata nel 1993 e che conta oggi 17 soci di cui 5 lavoratori, Emilio Novati prevede “recessione e calo delle vendite” e a “soffrirne saranno anche i produttori più piccoli” (EquoMercato lavora con 15 realtà internazionali). Ma la situazione è così fluida che tracciare previsioni rischia di essere un esercizio inutile, fa eco David Cambioli della cooperativa di commercio equo e solidale AltraQualità.

A Torino e Chieri la cooperativa Mondo Nuovo ha deciso di chiudere le botteghe “fino a data da definire a seconda di quanto sarà disposto rispetto all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo”. Terranno aperto il mercoledì in orario ridotto solo per il ritiro delle prenotazioni del fresco e hanno avviato un servizio di consegne a domicilio della spesa. “Non vediamo l’ora di potervi di nuovo accogliere con calorose strette di mano in tutte le nostre botteghe”, hanno scritto ai loro oltre 600 soci.

Già operativa in tema di consegna a domicilio con un “corriere ecologico” è la Bottega Solidale di Genova, come spiega Davide Fraccavento, coordinatore della cooperativa che conta 18 dipendenti, di cui quattro detenuti nell’ambito del laboratorio di produzione di t-shirt, spillette, shopper e magneti nel carcere di Marassi (l’accesso è sospeso in questo momento), 1.300 soci e circa 50 volontari. “Le nostre tre botteghe sono tutte chiuse, compresa quella più importante al Porto antico della città, e il lavoro degli uffici è stato spostato in ambito domiciliare: un conto è garantire un servizio territoriale un altro è far correre solo un rischio a chi va a lavorare e a chi frequenta i nostri locali”. Non c’è un termine per lo stop: “Siamo alla finestra. Non mi stupirei se si prorogasse ulteriormente. Siamo molto preoccupati. Se non dovessero arrivare misure di recupero e sostegno da parte del Governo noi come tante altre cooperative di commercio equo rischiamo una crisi molto seria, quasi fatale”. Un mese potrebbe essere sopportato, due no.

Tra chi promuove l’invito a fermarsi c’è Maria Teresa Pecchini, vice-presidente di Equo Garantito e nel direttivo di Assobotteghe, rete di 70 organizzazioni no profit per un totale di oltre 150 punti vendita (le “Botteghe del Mondo” attive dal 1991). “Quando c’è un richiamo così forte alla collettività per agire in modo equo e solidale dobbiamo essere i primi a richiamare l’attenzione delle persone a condividere questa responsabilità”, spiega. “Lo slogan #ioequoacasa stabilisce la nostra proposta di estendere il concetto di equità e di commercio oltre la soglia dei propri interessi, mettendosi a disposizione per inventare tutte le forme di prossimità che saremo capaci in questi giorni di attuare : spesa a domicilio, equo delivery, sospensione temporanea dell’attività a contatto con clienti, apertura nei week end, partecipazione ai mercati contadini o locali con prodotti alimentari”.

Dopo una iniziale prosecuzione, negli ultimi giorni ha deciso di chiudere il proprio punto vendita anche la cooperativa El Fontego di Mestre. “Stiamo valutando la possibilità di aprire la prenotazione delle merci e fare la consegna a domicilio in un giorno fisso”, spiega Nicoletta Zanon, socia lavoratrice della cooperativa che conta anche 30 volontari. “La situazione rispetto a qualche settimana fa è cambiata totalmente -racconta. All’inizio la vera preoccupazione era per gli atti razzisti nei confronti della comunità cinese. Distribuivamo le spillette di Amnesty International ‘Io non odio, contagio solidarietà’. Pensavamo di esserne fuori. Man mano si è avvicinata. Adesso chiudiamo anche se mi piace sottolineare la civiltà e la maturità delle persone che gravitano intorno al nostro mondo”. Stesso epilogo per l’associazione Il Sandalo di Saronno (VA): “La nostra bottega è chiusa ma le abitudini di consumo responsabile e gli acquisti dei prodotti possono continuare”, spiega Giorgio Pozzi, che rimanda ai profili social per le informazioni su spesa, ritiro e consegna a domicilio.

“Vi esprimiamo la nostra più sincera solidarietà, anche qui da Panay. Vi supportiamo e seguiamo gli sforzi che state portando avanti, anche in questo momento, per il popolo del commercio equo e solidale. Questo è senza dubbio il momento di preoccuparsi non solo dei nostri cari, ma di tutti quelli che si trovano in difficoltà. Vi siamo vicini con tutto il cuore in questo momento” – Ruth Salditos

A Piove di Sacco (Padova) c’è poi il gruppo di acquisto solidale promosso dall’associazione Al ritmo del tam tam (nata nel 2004) intorno al quale gravitano 50 famiglie. Elisa Martin e Yuri Carrer, membri del direttivo di volontari, sono riusciti giovedì 12 a consegnare regolarmente le verdure ordinate. “Anche grazie al nostro produttore abbiamo prestato tutta l’attenzione del caso, evitando capannelli tra le famiglie dei gasisti e mantenendo le distanze”. Altri ordini inevitabilmente scaleranno più avanti ma l’intenzione è quella di non bloccarsi.

L’associazione Tapioca, nata 25 anni fa a Darfo Boario Terme (BS), ha fatto una scelta ancora diversa. “Abbiamo deciso di tenere aperto sabato 14 marzo la bottega di Darfo e di Borno. A Edolo la bottega resta chiusa fino a sabato 21 -racconta Cinzia Arzu-. Sino ad ora abbiamo aperto a Darfo solo su appuntamento e consegna della spesa a domicilio nelle vicinanze (nell’arco di dieci chilometri circa). Continueremo così anche la prossima settimana. I nostri soci e clienti ci stanno dando una mano: avevamo le banane che non eravamo riusciti a bloccare e in un’ora di apertura, ordinatamente, sono state tutte vendute. Stiamo informando via mail e Facebook gli orari di apertura, cambiamenti e altro”.

La solidarietà raccontata da Tapioca si respira anche in un altro punto del bresciano, tra le province più colpite dall’epidemia, in Val Trompia, la casa della cooperativa Karibu che ha due botteghe a Gardone Val Trompia e Bovezzo. A dar manforte in una situazione di grande difficoltà sono intervenuti alcuni gruppi di acquisto solidale che già si riforniscono presso di loro. “Siamo preoccupati perché la bottega ora è piena di prodotti ordinati in passato ma non siamo in pericolo, voglio essere ottimista e abbiamo fiducia nei nostri fornitori a cui abbiamo già detto che è un momento difficile, di aver pazienza che appena possibile riprenderemo i pagamenti. Loro si sono dimostrati molto solidali”, racconta Federica Vivenzi di Karibu.

Che cosa succederà è ancora troppo presto per dirlo e il censimento è parziale (al Sud le misure sono arrivate più tardi). Cristiano Calvi di Altromercato prova a riflettere in prospettiva. “La percezione è che questo momento di grave difficoltà accelererà ulteriormente i processi di integrazione nel mondo del commercio equo. Come Consorzio ci siamo mossi da tempo sia sul piano europeo sia su quello nazionale. Penso all’accordo con l’organizzazione di fair tradeGEPA‘ in Germania per la comune importazione di alcuni prodotti. O all’hub distributivo nazionale che abbiamo iniziato a creare 18 mesi fa puntando a una maggiore efficienza e sinergia, riducendo l’inefficiente sovrapposizione esistente sulle relazioni con gli stessi produttori. Partirà il primo luglio di quest’anno in collaborazione con EquoMercato, progetto Quid, Meridiano 361, AltraQualità e sarà una piattaforma funzionale tra le altre cose alla raccolta degli ordini dalla rete delle botteghe, alla distribuzione logistica. Dobbiamo respirare sempre più come sistema”.

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