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Si moltiplicano le “food coop”: a Parma un nuovo supermercato sostenibile e partecipativo

Nello storico quartiere dell’Oltretorrente nasce OLTREfood per iniziativa di alcuni gasisti e insegnanti. “La costruzione di una cooperativa di consumo con prodotti da filiere sostenibili e del territorio ha un’alta valenza educativa”, dicono i promotori. Intanto l’emporio di comunità “Camilla” di Bologna compie un anno

Camilla in costituzione. Foto di Rocco Casaluci

Compie un anno questo sabato, 26 maggio, il progetto “Camilla” del Gas Alchemilla di Bologna, la prima esperienza di emporio di comunità avviata in Italia, a partire dalla suggestione venuta da alcuni progetti simili in corso tra Stati Uniti (Park Slope a New York), Francia (La Louve a Parigi) e Belgio (Bees a Schaerbeek) -come avevamo scritto su Altreconomia 199.
La festa per Camilla (qui si trova il programma completo) inizierà alle 15.00 nel giardino della scuola popolare di musica Ivan Illich (in via Giuriolo 7, a Bologna) e proseguirà fino a sera, incontrando i produttori -dal caffè solidale Tatawelo al birrificio contadino “Fermenti sociali”, dalla cooperativa Asdikae bila houdoud (Amici senza frontiere) al commercio equo di Ex-Aequo-, ballando, leggendo le fiabe di Italo Calvino e camminando tra gli alberi.

E un primo obiettivo -quello di diffondere il modello “food coop”, affinché queste esperienze cooperative si moltiplichino sui territori- è già stato raggiunto. A Parma, nello storico quartiere Oltretorrente, anche grazie alla condivisione con Camilla, da alcuni mesi è in costruzione un’esperienza simile: “OLTREFood”.
“Siamo amici di Camilla: le nostre esperienze sono nate in modo indipendente e poi ci siamo conosciuti. Ora stiamo condividendo un percorso e spesso ci confrontiamo per affrontare insieme dubbi e problemi”, racconta Carlotta Taddei, dell’associazione OLTREfood. Carlotta è insegnante, come molti dei soci di questa nuova avventura: “Pensiamo, infatti, che la costruzione di una cooperativa di consumo con prodotti da filiere sostenibili e del territorio abbia un’alta valenza educativa”, dice Carlotta.

Proporre un’idea di consumo responsabile, che metta “al centro le persone”, è uno degli obiettivi che si è data l’associazione, nata da alcuni amici che partecipano a un Gruppo d’acquisto solidale della città e dalla conoscenza diretta che una di loro ha avuto de La louve parigina. “Abbiamo scritto un progetto sul modello food coop e abbiamo partecipato a un bando di Legacoop a sostegno startup innovative. Inaspettatamente, lo scorso marzo abbiamo saputo di aver vinto 15mila euro che ci saranno erogati quando fonderemo la cooperativa di consumo”. Un piccolo fondo che aiuterà il progetto a partire, che pure “è stato costruito per avere una sua sostenibilità economica indipendente”, sottolinea Carlotta.

Così, il prossimo 4 giugno, alle ore 21.00 al Laboratorio famiglia dell’Oltretorrente (vicolo Grossardi 4, a Parma) si terranno gli “stati generali di OLTREfood”, come li chiama Carlotta: “Sarà la prima assemblea generale, aperta a tutti gli interessati, nella quale ci divideremo in tavoli di lavoro per avviare il percorso partecipativo di costruzione della cooperativa”.
Serviranno almeno 100 soci per far partire il progetto: ciascuno metterà una quota iniziale di 100 euro e tre ore al mese per tenere aperto il “supermercato cooperativo”. L’obiettivo è riuscire a fondare la cooperativa in autunno, per aprire prima di Natale il punto vendita -che dovrebbe generare un paio di posti di lavoro part-time– nel quartiere Oltretorrente. “La nostra destinazione è chiara: questo quartiere ha una storia importante e oggi sta vivendo un momento di trasformazione e integrazione impegnativa tra culture diverse -dice Carlotta-. Si stanno mettendo in campo diverse iniziative di rigenerazione urbana e costruzione di comunità, perché questo processo abbia un buon esito e anche noi pensiamo di poterne far parte, diffondendo precise scelte per un’altra economia e di consumo critico”.

In modo simile a Camilla Bologna, nel negozio di OLTREfood si troveranno “prodotti green, non solo certificati biologici, ma comunque da filiere naturali e locali -spiega Carlotta-. L’equità è un altro criterio fondamentale che ci siamo dati: ogni prodotto deve essere pagato il giusto al fornitore. Speriamo di rendere trasparenti le filiere del lavoro che stanno dietro a ogni acquisto. Ma non abbiamo ancora fissato dei criteri precisi, perché la loro definizione verrà dai gruppi di lavoro di costruzione della cooperativa”. Da OLTREfood ci saranno i prodotti “votati dai soci”, ma sempre nel rispetto dei valori di un’economia equa e attenta alla terra.

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