Diritti / Attualità

L’impegno delle donne per la transizione ecologica e un commercio più equo

Nuovi report sulle tematiche di genere, cambiamento climatico (Women4Climate) e commercio equo e solidale (WFTO), mostrano l’importanza del protagonismo femminile nella costruzione di un mondo sostenibile. Perché non possiamo ottenere giustizia senza includere “a tutti i livelli, la metà della popolazione mondiale”, come dice la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo

Daniella Repoma Rodriguez, ingegnera agronoma di “Redesign”, che produce banane baby a Tingo Maria, in Perù. Foto di Beatrice De Blasi

Greta non è sola. Le donne sono in movimento per fermare il cambiamento climatico. “Non otterremo la giustizia climatica senza sviluppare azioni che includano, a tutti i livelli, la metà della popolazione mondiale”. Le parole di Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, arrivano dritte al punto: la parità di genere è un fattore essenziale nel percorso di transizione verso un’economia più equa e sostenibile. È questo il focus del nuovo report “Gender Inclusive Climate Action in Cities”, a cura di Women4Climate, che riflette su come la leadership e le competenze femminili possano dare forma a città sostenibili e inclusive.
“Dobbiamo dare prova di coraggio, creatività e solidarietà, per poter dare a un maggior numero di giovani donne le competenze e le opportunità di cui hanno bisogno per guidare la lotta contro il cambiamento climatico -aggiunge Hidalgo nell’introduzione al report-. Dobbiamo rimuovere gli ostacoli per la prossima generazione di donne leader. Dobbiamo dare loro gli strumenti necessari per portare avanti il lavoro che abbiamo iniziato”.

Anche se il “Global Gender Gap Report” 2018 ci dice che serviranno ancora 108 anni (l’anno scorso erano 100) per colmare il divario di genere nel mondo, e altri 202 per raggiungere la parità sul lavoro, Women4Climate ci ricorda che “negli ultimi anni le donne hanno avuto avuto un ruolo di chiave nell’azione globale per il clima”, sebbene siano largamente sottorappresentate negli alti negoziati delle Nazioni Unite su questi temi: erano il 38% nel 2014 (33% nel 2008). “Nel 2015 le donne guidavano appena il 12% dei ministeri dell’Ambiente del mondo. E anche se i numeri della rappresentanza femminile sono in crescita, restano pochissime le donne provenienti dall’Africa e dalla Regione dell’Asia e del Pacifico”, si legge.
Eppure, le donne “tendono a essere sproporzionatamente vulnerabili rispetto agli impatti del clima, mentre le soluzioni climatiche tendono a ignorare le questioni di genere, continuando a proporre infrastrutture e servizi pensati per gli uomini”.

Un esempio emblematico, secondo Women4Climate, è quello del trasporto pubblico in città, dato che “un terzo delle emissioni di gas serra nelle città proviene dai trasporti”. Le reti di autobus e metropolitane, infatti, privilegiano percorsi che portano i pendolari dalle periferie verso il centro, “statisticamente più adatti a essere utilizzati dagli uomini che viaggiano per lavoro”, mentre la maggior parte dei viaggi su mezzi pubblici è femminile. La proposta è quella di costruire un sistema di mobilità inclusivo, in città più verdi e con strade accessibili e sicure per tutti. Il report riporta una ricerca condotta nel Regno Unito secondo cui -nonostante il divario di genere tra chi usa la bicicletta (gli uomini fanno in media 22 viaggi in bici in un anno, le donne 8)- l’uso del bike sharing è un po’ più equilibrato: tra chi lo usa, il 58% sono uomini e il 41% donne. Ma con grandi differenze razziali, a rafforzare l’importanza di avviare politiche ambientali più inclusive: “Mentre secondo il censimento del 2011 solo il 45% della popolazione di Londra è bianco e british, questi sono il 76% degli utenti del bike sharing della città”.
Anche da uno studio condotto sulla città di San Francisco -dove solo il 3,9% degli spostamenti avviene oggi in bicicletta e che si è posta l’obiettivo che entro il 2030 l’80% di tutti i viaggi in città sia su mezzi sostenibili- emerge che gli uomini bianchi sono i protagonisti indiscussi del ciclismo cittadino. “Le donne sono solo il 29% delle persone che utilizzano la bici, nonostante rappresentino il 49% della popolazione. In particolare le donne di colore pedalano meno e per scopi non lavorativi”.

Un altro tema affrontato nel report è quello della sovranità alimentare: le donne, infatti, producono la metà del cibo del mondo, ma -secondo UN Women– hanno l’11% in più di probabilità degli uomini di soffrire di insicurezza alimentare e il 60% delle persone più affamate del mondo sono donne (World Food Programme, 2013). E nonostante la preparazione del cibo (spesso curata dalle donne) sia “un aspetto fondamentale per la sicurezza alimentare” -afferma la Fao-, non viene considerata nelle statistiche, poiché non è riconosciuta da un punto di vista economico. Per questo “il contributo delle donne all’agricoltura, alla silvicoltura e alla pesca è sottovalutato, in quanto molte indagini contano solo il lavoro retribuito”, si legge nel rapporto “Equal Harvest” (2015) della Fairtrade Foundation, ripreso anche nella recente pubblicazione “EmpowHer”, curata da Veneto Equo e dedicata a “una prospettiva di genere sul Commercio Equo e Solidale” (stasera la presentazione a Vicenza, con la cooperativa Unicomondo).

Fairtrade International sottolinea che “le colture da esportazione rappresentano la grande maggioranza dei prodotti del commercio equo: una produzione che tende a essere dominata dagli uomini”, ma è anche vero che il cuore pulsante delle imprese del Commercio Equo e Solidale è femminile. Secondo una nuova ricerca della World Fair Trade Organization su 326 sue imprese in 70 Paesi, il 52% dei direttori sono donne -nelle imprese “tradizionali” sono il 9%-; il 51% delle posizioni dirigenziali sono in capo a donne (12%) e le donne sono per il 54% dei casi in posizioni senior.
Un andamento che si ritrova anche sul piano nazionale, nelle oltre 70 organizzazioni di commercio equo e solidale aderenti a Equo Garantito, dove il 65% dei lavoratori sono donne, così come il 36% dei presidenti. E nelle organizzazioni con presidenti donne, la percentuale di donne sale al 80% dei lavoratori.
I dati sulle imprese italiane del commercio “tradizionale” sono meno confortanti: secondo Istat, il 41%degli occupati è donna (9,5 milioni di lavoratrici su 22,8 milioni), e le donne manager nelle aziende private sono il 22%. La media europea è del 29%.


Inaugura domani, 9 marzo, alle 17.30 nello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas a Trento, la mostra di 90 fotografie di Beatrice De Blasi, che racconta l’esperienza di Fundacion Chankuap in Ecuador per la difesa e valorizzazione della biodiversità con le comunità indigene Shuar e Achuar. Grazie al commercio equo e solidale e ai progetti di Mandacarù onlus e Altromercato con Fundacion Chankuap, oli essenziali e arachidi sono diventati uno strumento di emancipazione: le bambine riescono a proseguire gli studi oltre la scuola primaria e le donne cambiano le loro prospettive attraverso progetti di empowerment femminile.

In occasione dell’8 marzo 2019, WFTO ha pubblicato due nuovi report: “Gender Equity and Women’s Rights in the work place” e “Business models that empower women”, entrambi disponibili su questa pagina.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia