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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il pasticcio del “bando borghi”

Il ministero della Cultura ha messo a disposizione a fine 2021 oltre un miliardo di euro. Più di un terzo delle risorse è destinato però ad appena 21 borghi. Si tratta di un “biglietto della lotteria” che tradisce l’approccio “ideologico e fallimentare” sulle aree interne, denuncia l’Unione nazionale dei Comuni, comunità ed enti montani

© Loris Tagliazucchi

Secondo Marco Bussone, il “bando borghi” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), lanciato a metà dicembre 2021 dal ministero della Cultura (Mic), rappresenta un “biglietto della lotteria da 20 milioni di euro”. Il presidente dell’Unione nazionale dei Comuni, comunità ed enti montani (Uncem) fa riferimento in particolare alla “Linea A” del bando che mette 420 milioni di euro a disposizione di appena 21 “borghi” in tutta Italia, uno per ogni Regione e Provincia autonoma. Venti milioni di euro per ogni progetto “pilota per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi a rischio abbandono e abbandonati”.

I progetti -spiega una comunicazione sul sito del Mic che riassume tutta la retorica di questi due anni di pandemia- potranno riguardare “scuole o accademie di arti e dei mestieri della cultura, alberghi diffusi, residenze d’artista, centri di ricerca e campus universitari, residenze sanitarie assistenziali (Rsa) dove sviluppare anche programmi a matrice culturale, residenze per famiglie con lavoratori in smart working e nomadi digitali”.

In totale il “bando borghi” ha una dotazione di oltre un miliardo di euro (1.020 milioni): esiste anche una “Linea B” e prevede che altri 380 milioni di euro siano finalizzati alla realizzazione di progetti in almeno 229 borghi storici (con un finanziamento massimo di 1,6 milioni di euro a “borgo”, e un limite di 5mila abitanti di popolazione residente nei Comuni che possono partecipare). Altri 200 milioni di euro, una “Linea C” i cui contorni sono ancora in fase di definizione, saranno invece destinati a imprese che svolgono attività culturali, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali nei medesimi Comuni.

“Sulla ‘Linea A’ l’impianto complessivamente è sbagliato perché parte del presupposto che iniettare risorse in un contesto, urbano o rurale, sia la risposta a tutti i problemi di un territorio. Quello che osservo è che ogni Regione sta seguendo un meccanismo diverso di selezione di questo ‘borgo’, in alcuni casi pubblicando un vero e proprio bando, chiedendo ai singoli territori di candidarsi, ma usando criteri diversi da Regione a Regione e anche rispetto a quelli definiti dal bando legato alla ‘Linea B’ dei finanziamenti”, sottolinea Bussone che il 20 gennaio, a nome di Uncem, ha indirizzato una lettera al ministro Dario Franceschini.

La Regione Emilia-Romagna, ad esempio, ha pubblicato solo il 13 gennaio 2022 un avviso di manifestazione di interesse con scadenza il 31 gennaio 2022, a cui va allegata anche una proposta dettagliata dell’intervento. Del resto, è il ministero che deve raccogliere tutti i progetti entro il prossimo 15 marzo. “Per quanto riteniamo fallimentare l’operazione, avrebbe avuto più senso realizzare un’unica selezione nazionale, parallela a quella della ‘Linea B’, perché il coinvolgimento di Regioni e Province autonome è sbagliato senza regole comuni. Tanti sindaci, che fanno parte di reti attive come Borghi autentici d’Italia o Borghi più belli d’Italia, inoltre faticano a capire che senso ha mettere 20 milioni su un ‘borgo distrutto’, da ricostruire da zero. Difficile immaginare interventi per 20 milioni di euro sul patrimonio pubblico, in determinati contesti. Ecco perché questi interventi rischiano di essere fallimentari, sia nell’approccio ideologico sia nell’operatività”.

Non è nemmeno specificato che cosa s’intenda per “borghi”, se il riferimento è a centri storici molto piccoli, che però potrebbero essere anche ritagli a margine delle città o le case intorno a una reggia dato che non c’è alcune indicazione specifica nel numero massimo di abitanti residenti nel territorio individuato per l’intervento.

Uncem aveva sottolineato alcune problematicità del bando ancor prima che questo venisse presentato, all’interno del Comitato di coordinamento borghi attivato a fine ottobre 2021 presso il ministero e coordinato da Ottavia Ricci, consigliere del ministro Franceschini per la valorizzazione del patrimonio culturale diffuso. “Abbiamo sollevato a più riprese l’esigenza di interventi ‘a grappolo’, cioè operazioni per distribuire i 20 milioni di euro su un’intera valle, e più in generale per far sì che le risposte ai bandi e agli avvisi potessero essere date anche dalle Unioni dei Comuni o dalle Comunità montane. Questa sarebbe in Italia una forma per superare i campanilismi e le rivalità, come dimostra anche l’esempio della Strategia nazionale aree interne (Snai, di cui parliamo diffusamente nel nostro libro “L’Italia è bella dentro”, ndr). Concentrare 20 milioni di euro in un unico contesto, al contrario, può creare invidie”, continua Bussone.

La proposta di Uncem non è stata accettata e “il ministro mi ha detto esplicitamente che non dovevamo disperdere le risorse in interventi frammentati”, conclude Bussone. Solo in Puglia i 29 sindaci dell’area interna dei Monti Dauni (che tra il 2014 e il 2020 nell’ambito della Snai hanno sperimentato la progettazione condivisa per definire la propria strategia d’area) hanno scritto al presidente della Regione, Michele Emiliano, per chiedere di non destinare 20 milioni di euro a un unico Comune, per un’iniziativa unitaria che garantisca nuovi servizi di cittadinanza e crei le opportunità di una nuova residenzialità. I borghi, infatti, di solo turismo non vivono. E chi li amministra lo sa.

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