Interni / Approfondimento

Terremotati senza psicologi. Emergency chiude in Centro Italia

L’associazione fondata da Gino Strada il 31 dicembre 2021 ha chiuso il Progetto Sisma in Abruzzo e nelle Marche. Il testimone passa alle Regioni e al Servizio sanitario locale, ma la continuità di un servizio essenziale è a rischio

Tratto da Altreconomia 244 — Gennaio 2022
Il Progetto Sisma di Emergency è stato realizzato tra le province di Teramo e Macerata colpite dal terremoto del 2016 © Simon Cerio - Progetto Sisma.jpg - Archivio Emergency

Il 31 dicembre 2021 Emergency ha chiuso il Progetto Sisma. Con il nuovo anno non è più attivo lo sportello socio-sanitario itinerante formato da un’infermiera e da una psico-terapeuta, una delle azioni promosse nell’ambito del Programma Italia dell’associazione fondata da Gino Strada che ha offerto oltre 13mila prestazioni tra le province di Teramo (dov’è stato attivo da febbraio 2017) e Macerata (da marzo 2018). 

Per quanto riguarda il territorio marchigiano (in cui ha operato nei Comuni più colpiti dai terremoti del 2016, cioè Ussita, Visso e Castelsantangelo sul Nera ma anche a Camerino, Muccia e Pieve Torina), a novembre Emergency ha comunicato la decisione con una lettera inviata ai comitati e alle associazioni locali: “Ci auguriamo che la popolazione locale, fortemente caparbia e legata al proprio territorio, possa essere accompagnata nella parte restante di questo percorso dai servizi dell’Azienda sanitaria unica regionale (Asur) -a cui abbiamo presentato le istanze e i bisogni socio-sanitari- e dalla vostra presenza e umanità, motivate, prossime e autentiche”, ha scritto Giovanna Bianco, psicologa psicoterapeuta e referente del Progetto Sisma Macerata. 

Quarantacinque anni, Bianco ha preso servizio l’8 marzo 2018: “Abbiamo portato avanti le nostre attività, come è solita fare Emergency, con un protocollo d’intesa annuale con l’Azienda sanitaria unica regionale, che definisce meriti e metodi dell’azione e non ha mai previsto un supporto di altro genere”, spiega. “L’associazione ha portato avanti le attività in maniera auto-finanziata, come prassi del Programma Italia. Il Progetto Sisma è nato come intervento post-emergenziale, a servizio della popolazione che stava rientrando dalla costa. In accordo con l’azienda sanitaria, di fronte all’emergenza Covid-19, abbiamo proseguito nel 2021 le attività anche se avremmo dovuto terminare nel 2020. Il processo di accompagnamento e sostegno di fronte al disturbo post-traumatico da stress e ri-attivazione di stress e traumi legati al ritorno nei luoghi doveva essere considerato in buona parte affrontato”, sottolinea Bianco. 

Nel 2021 il budget per portare avanti l’azione nelle due province di Teramo e Macerata è stato di circa 214mila euro. Lo staff è snello, come in tutti i progetti del Programma Italia di Emergency: una referente, un’infermiera e un logista a supporto. Le risorse servono a coprire un’azione di tipo territoriale che garantisce presenza con continuità nelle diverse postazioni, dal lunedì al venerdì. Se l’associazione ha scelto di chiudere il progetto, non è per una questione di budget: “Le istanze che emergono sono tali per cui non si può pensare di affrontarle all’interno di un progetto che nasce con vocazione post-emergenziale. È necessario un cambio di passo e un’assunzione di responsabilità, un’ulteriore ripresa in mano del tema da parte dell’azienda sanitaria. Questo è il motivo per cui le nostre attività sono terminate con la scadenza del protocollo d’intesa 2021. Fin dalla primavera abbiamo avuto un’interlocuzione con tanti soggetti, dal direttore generale dell’azienda sanitaria ai sindaci e ai comitati. Credo che l’azienda abbia una visione molto chiara dei bisogni del territorio, per noi è il momento di passare il testimone”, conclude Bianco. 

© Simon Cerio – Progetto Sisma.jpg – Archivio Emergency

Tra le questioni aperte, una riguarda l’importanza di garantire l’accesso al servizio in modo diffuso attraverso la presenza degli operatori in tutti i Comuni nell’area del cratere.  “Un ruolo faticoso e di sensibilizzazione, che ha visto la costruzione di un percorso di fiducia che a nostro avviso non può essere interrotto oggi, in un contesto ancora fragile per le sollecitazioni dovute alle recenti scosse e, soprattutto, in questa delicata, lunga ed estenuante fase di ricostruzione”, sottolinea Chiara Caporicci, presidente di Cosa Accade se Abitiamo (C.a.s.a., l’associazione che ha sede a Frontignano di Ussita e promuove sul territorio percorsi di partecipazione, come quello che ha portato alla redazione di una guida sul territorio nella collana Nonturismo -curata da Sineglossa e Riverrun per la casa editrice Ediciclo- o all’adozione del regolamento comunale per l’amministrazione condivisa dei beni comuni.

Sull’importanza del servizio di supporto psicologico, Caporicci sottolinea la necessità anche per il futuro: “Il trauma di un terremoto si riattiva facilmente perché tu ti trovi a parlare di quella cosa sempre perché la ricostruzione è la priorità. Un’altra fase delicata sarà anche quando le persone entreranno di nuovo dentro le proprie case, tornando a dormire dentro una ‘casa vera’” spiega la presidente di C.a.s.a. che per questo ha inviato un appello a Regione Marche e Asur, “affinché si creino le condizioni per far rimanere lo staff di Emergency per non smettere di dare dignità, continuità e aiuto ai bisogni sociosanitari delle nostre comunità”.

Sono 303 i morti provocati dagli eventi sismici del Centro Italia del 2016 e 2017. Il 24 agosto 2016 alle 3:36 si registrò la prima scossa con epicentro tra Accumuli (RI) e Arquata del Tronto (AP) con una magnitudo di 6.0

Pur comprendendo le ragioni di Emergency per organizzazioni come C.a.s.a., il timore è che con la fine del Progetto Sisma il presidio resti vuoto. È un atteggiamento realista. “Queste sono zone dove non si riesce ad avere un medico di medicina generale che venga su almeno una volta a settimana. Dobbiamo affidarci alla bontà di medici che sono assegnati al territorio di altri comuni e che avendo tra i propri pazienti anche cittadini di Ussita vengono a visitarle qua. Qui un medico non si riesce a mettere, la Regione fa solo un discorso di numeri” spiega Silvia Bernardini, sindaca di Ussita. Il terremoto e poi il Covid-19 hanno amplificato problemi che riguardano tutte le aree interne. “Emergency ha ‘tamponato’ un problema che il Servizio sanitario nazionale non riesce ad affrontare. Per gli anziani è complicato doversi recare fino a Pieve Torina, venti chilometri di curve per una visita medica. Per non parlare di quelle specialistiche o di uno psicologo”, aggiunge.

Il dottor Valerio Valeriani è il coordinatore dell’Ambito territoriale sociale 18, che comprende tra gli altri anche il Comune di Ussita. “Da anni chiediamo di rafforzare il servizio di assistenza psicologica ma abbiamo assistito solo a una politica di annunci. C’è un deficit strutturale di equipe nell’area della salute mentale ma anche nei consultori. ‘Meno ospedale più territorio’ è uno slogan che ripete ogni nuova amministrazione regionale, ma le richieste che abbiamo presentato con i sindaci per chiedere il ripristino di un livello minimo di servizi sono rimaste inascoltate. Anche il consultorio di Tolentino non ha una psicologa. Il servizio di salute mentale si occupa quasi solo di emergenza”, racconta Valeriani. E aggiunge che in modo informale “ci hanno fatto sapere che la Regione deve tagliare la spesa sanitaria di cento milioni di euro. Poiché c’è una spesa incomprimibile, si interverrà ancora sul territorio”. 

I Comuni che sono stati colpiti dai terremoti del 2016 spesso non sono coperti neanche da un medico di medicina generale. I sindaci e i comitati locali temono che i servizi di salute mentale (e non solo) non trovino continuità © Archivio Emergency

Eppure è proprio il territorio lo spazio dove rispondere alle nuove esigenze emerse anche grazie all’azione di Emergency: “L’azienda sanitaria è consapevole che i minori e le famiglie sono i soggetti più fragili e vulnerabili nella fase post-pandemica. Per un adolescente sarebbe importante uno sportello di supporto vicino casa, dove può fare il primo accesso arrivando a piedi. È importante per le famiglie che lavorano avere dei servizi attivi anche alle 18. Chi lavora in fabbrica, con contratto a tempo determinato, sa che meno permessi chiede e meglio è”, racconta Giovanna Bianco di Emergency. Che sottolinea un aspetto positivo: “Terremoto e pandemia stanno creando una ‘cultura della salute mentale’ di persone che si affacciano allo sportello per chiedere supporto di fronte a un evento traumatico, un aiuto emotivo, consapevoli che prima lo si fa e meglio è. Un aspetto verissimo dal punto di vista clinico. Se penso che accade a Visso, a Ussita o a Tolentino, mi dico che questo è un faro. Se i servizi ci sono, le persone chiedono aiuto. Ma bisogna andare loro incontro. Altrimenti anche il servizio sanitario nazionale diventa appannaggio di coloro che hanno strumenti per potervi accedere. Chi è in situazione di fragilità emotiva spesso non ha la lucidità per farlo”. 

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