Cultura e scienza / Intervista

Bianca Roagna. Fenoglio, la Resistenza com’era

Il Centro studi dedicato allo scrittore e partigiano organizza lungo tutto l’arco del 2022 iniziative per ricordarlo. “Aiuta i più giovani a capire la guerra”, spiega la direttrice Bianca Roagna

Tratto da Altreconomia 246 — Marzo 2022
Beppe Fenoglio di cui ricorre il centenario della nascita il primo marzo 2022 © Aldo Agnelli - Archivio Centro Studi

“Beppe Fenoglio vive la sua passione di scrittore in maniera totale. Lo fa in un periodo storico difficilissimo e controcorrente: decide, ad esempio, di non laurearsi e di restare a vivere in provincia, cosa tutt’altro che scontata. Poi, chissà, magari si sarebbe trasferito a Torino, ma non lo sappiamo perché quando muore non aveva ancora compiuto 41 anni. Fenoglio è uno scrittore talmente contemporaneo da essere amato moltissimo ancora oggi dai ragazzi: mi è capitato spesso di incontrare studenti delle scuole medie che conoscono a memoria interi passi dei suoi romanzi come ‘Una questione privata’. E questo è abbastanza strepitoso”.

Il primo marzo 2022 ricorrono i cento anni dalla nascita dello scrittore e partigiano “le sole parole con cui chiedeva di essere ricordato”, sottolinea Bianca Roagna, direttrice del Centro studi Beppe Fenoglio che ha sede ad Alba (CN) nell’edificio dove si trovava la casa dei genitori. Per celebrare la ricorrenza, l’istituto ha organizzato “Beppe Fenoglio 22”: dodici mesi di appuntamenti in cui la letteratura si fonderà con il teatro, la musica e la storia. L’anno fenogliano sarà diviso in quattro capitoli, seguendo il susseguirsi delle stagioni, ciascuno dei quali prende il titolo da un romanzo o un racconto dello scrittore: “Primavera di bellezza” va a identificare gli appuntamenti che tra il primo marzo e il primo giugno danno il via all’evento. “In vita Fenoglio non ha avuto la celebrazione che probabilmente meritava, proprio per la contemporaneità del suo sguardo che non sempre è stata colta dai suoi ‘coetanei’. Per questo dobbiamo dargli questo momento di visibilità”, spiega Roagna.

Che luogo è il Centro studi Beppe Fenoglio?
BR Provo a spiegarlo con una citazione, una frase che il partigiano Johnny dice a un fascista mentre lo sta accompagnando fuori città, dopo la presa di Alba. Alla domanda su che cosa ne sarà dell’Italia nelle mani dei partigiani Johnny risponde: “Una cosa alquanto piccola, ma del tutto seria”. Il Centro studi apparentemente è una cosa piccola, ma in realtà è un grande scrigno che contiene tante storie della città di Alba e delle Langhe. Parla del lavoro di Beppe Fenoglio e del pittore Pinot Gallizio. Ospita l’archivio personale e politico di Teodoro Bubbio, primo sindaco di Alba dopo la liberazione e membro dell’Assemblea Costituente. Come Centro studi lavoriamo per restituire alla cittadinanza le memorie che abbiamo raccolto in questi anni.

La Resistenza fu un fenomeno che vide in prima fila proprio i più giovani. Lo stesso Fenoglio era poco più che ventenne quando si unì ai partigiani, la stessa età che hanno molti personaggi dei suoi romanzi. Che messaggio trasmettono oggi ai giovani gli scritti di Fenoglio?
BR Quando parlo con gli studenti li esorto a cancellare dalla propria mente tanti racconti che hanno sentito e concentrarsi sul fatto che la Resistenza è stato un momento in cui a cambiare la storia sono stati dei ragazzi. Se non ci fosse stato quello spirito, anche un po’ folle, quell’irrazionalità giovanile, probabilmente non ci sarebbe stato lo scatto che ha portato alla nascita della Resistenza. Fenoglio nei suoi romanzi racconta questo: c’è la consapevolezza che era necessario essere un po’ incoscienti, e che l’incoscienza è una parte fondamentale del processo di crescita. Questo è uno dei suoi messaggi più forti e che i più giovani percepiscono con grande chiarezza.

“Fenoglio nei suoi romanzi racconta questo: c’è la consapevolezza che era necessario essere un po’ incoscienti, e che l’incoscienza è una parte fondamentale del processo di crescita”

“I ventitré giorni della città di Alba” (1952) è stato criticato per la narrazione asciutta e non agiografica dei partigiani. Che valore hanno oggi gli scritti di Fenoglio nel racconto della Resistenza?
BR Fenoglio è un romanziere, non uno storico. Ma nei suoi libri riporta una verità storica, raccontando il periodo che ha vissuto nella sua complessità. Ne “Il partigiano Johnny” (1968), ad esempio, racconta di come le ragazze discutono se gli piacessero i partigiani rossi (i comunisti, ndr) o azzurri (i badogliani, ndr). Ne “I ventitré giorni della città di Alba” descrive “la selvaggia parata” riferendosi alle truppe partigiane che entrano in città: le brigate non hanno un’uniforme, ciascun combattente indossava quello che aveva raccattato. C’è chi ha provato ad appiattire il racconto della Resistenza, perché i partigiani dovevano essere eroi perfetti: ma così facendo ha creato un falso mito che oggi è facilmente attaccabile e diventa controproducente. La storica Chiara Colombini ha recentemente scritto un libro che sfata i falsi miti sulla Resistenza, nati anche in conseguenza di quella rappresentazione “eroica”. Fenoglio, tra l’altro, ha patito molto queste critiche, perché i suoi romanzi gli sono valsi la freddezza da parte di alcuni scrittori. Certo non da parte di Italo Calvino che nella prefazione della ristampa del suo “Il sentiero dei nidi di ragno” (1964) scrive che “Una questione privata” (1963) è il libro grazie al quale noi sappiamo che la Resistenza è esistita. Lo definisce il romanzo che racconta la Resistenza proprio com’era, vera come non era mai stata scritta.

Bianca Roagna è la direttrice del Centro studi Beppe Fenoglio che ha sede ad Alba (CN), cittadina nelle Langhe dove lo scrittore nacque il primo marzo 1922. L’abitazione dei genitori oggi si è trasformata nella “casa” del Centro studi © Centro Studi Beppe Fenoglio

Quale era il punto di vista di Fenoglio sulla memoria?
BR Fin dal 1946 aveva ben chiaro il fatto che la memoria doveva essere salvaguardata. In quell’anno scrisse una lettera al consiglio comunale di Alba, in occasione della posa di una targa dedicata a Dario Scaglione, nome di battaglia Tarzan, un partigiano caduto e suo amico che racconta ne “Il Partigiano Johnny”. Quel testo è una preghiera laica in cui chiede al consiglio comunale di intitolare tutte le strade di Alba ai partigiani caduti, perché è consapevole che arriverà un giorno in cui sarà difficile parlare di quelle vicende.

“Italo Calvino definisce ‘Una questione privata’ come il romanzo che racconta la Resistenza proprio com’era, vera come non era mai stata scritta”

Il romanzo “La malora” (1954) racconta la vita contadina: che luogo sono le Langhe di Fenoglio?
BR Andava molto fiero di questo romanzo. Alla moglie Luciana diceva: “Se non avessi scritto ‘La malora’, tra cinquant’anni se la ricorderebbero ancora?”. È la storia della povertà, ma anche della conquista di qualcosa, in quel caso di una vigna. Oggi che le Langhe sono diventate uno dei territori più ricchi al mondo siamo portati a pensare che la malora non esista più. Però poi capita di accogliere qui al Centro studi ragazzi che vengono da altri Paesi, che magari sono arrivati in Italia in maniera fortunosa. Loro la malora la capiscono bene perché racconta una storia universale. Si stupiscono del fatto che anche qui da noi era così e in qualche modo sono anche sollevati dal sapere che è possibile cambiare. Le colline delle Langhe sono protagoniste dei romanzi di Fenoglio. C’è un piccolo dettaglio che ci aiuta a capire meglio: lui scriveva in inglese, perché gli veniva più facile e poi si traduceva in italiano, e per lui la collina è she, non it.

Tra le tante iniziative che organizza il Centro studi ci sono anche gli incontri con gruppi di richiedenti asilo. Quale tipo di attività proponete?
BR Raccontiamo chi era Fenoglio, li accompagniamo in Comune, nella sala della Resistenza: diamo loro delle “pillole” su che cos’era questo territorio 60-70 anni fa. È un modo per far comprendere loro dove si trovano e mostrare che la nostra è una storia comune per certi aspetti. Ricordo la prima volta che ho letto un racconto di Fenoglio che si intitola “La sposa bambina” (tratta dalla raccolta “Un giorno di fuoco” del 1963, ndr) a un gruppo di ragazze afghane e pakistane. E poi c’è Marsiglia, un altro personaggio di Fenoglio che viene chiamato così perché ha provato non si sa quante volte a emigrare clandestinamente in Francia: ogni volta le guardie lo riprendono e lo riportano a Ventimiglia. Leggere la storia di Marsiglia a dei giovani che magari hanno fatto lo stesso percorso è qualcosa di molto forte ed emozionante. Ed è un altro esempio della grande attualità di Fenoglio.

Quale libro consiglierebbe a chi non ha mai letto nulla di Fenoglio?
BR Io inizierei con “Una questione privata”. Un romanzo che, attraverso l’escamotage letterario del triangolo amoroso tra i due protagonisti e la giovane di cui entrambi sono innamorati, racconta ai ragazzi di oggi una guerra combattuta settant’anni fa. E permette loro di capirla.

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