Cultura e scienza / Intervista

Ana Penyas. Vite cambiate dal turismo di massa

In “Todo Bajo el Sol” la fumettista Ana Penyas disegna gli impatti dell’industria del turismo su un paese immaginario. Dal franchismo agli anni 90, il racconto corale di tre generazioni

Tratto da Altreconomia 237 — Maggio 2021
Un’illustrazione tratta dal romanzo a fumetti “Todo Bajo el Sol” della disegnatrice spagnola Ana Penyas © Ana Penyas

Todo Bajo el Sol” (Salamandra Graphic, 2021), il romanzo a fumetti della disegnatrice valenciana Ana Penyas, è dedicato “a quelli che hanno dovuto abbandonare la propria terra e a quelli che si sono ritrovati come estranei a casa loro”. Prima donna spagnola a vincere il premio nazionale del fumetto nel 2018 con il libro “Estamos todas bien”, Ana Penyas ha deciso di incentrare il suo nuovo lavoro sul sobreturismo, il turismo di massa. Attraverso le vicende di tre generazioni della stessa famiglia, dalla nonna ai figli e poi ai nipoti, l’illustratrice ripercorre la storia di un paese immaginario della costa levantina dalla fine del franchismo ai giorni nostri. Una storia, simile a quella di molti villaggi spagnoli, di proliferazione di proprietà turistiche e hotel sulla costa, di pesanti impatti dell’edilizia sulla natura, di espansione urbana nelle campagne e di gentrificazione, che ha portato il settore del turismo a generare oggi il 12% del Prodotto interno lordo nazionale. Ma “Todo Bajo el Sol” racconta soprattutto come la rincorsa allo sviluppo e alla monetizzazione del territorio non abbia solo stravolto l’ambiente ma abbia anche trasformato una cultura e un modo di relazionarsi al lavoro.

Ana Penyas, come nasce “Todo Bajo El Sol”?
AP
La mia ricerca sul sobreturismo è iniziata nel 2018, quando il tema era molto caldo. Il dibattito pubblico era incentrato sul problema delle navi da crociera nei porti e sulle conseguenze della crescita di Airbnb. Facendo parte di movimenti sociali di difesa dei territori e dei quartieri, ho deciso di narrare la loro trasformazione, e ho passato un anno a leggere, spulciare archivi e studiare l’evoluzione del turismo dalla fine degli anni 60 ad oggi. La famiglia di cui narro la storia non è la mia, l’ho inventata, ma potrebbero essere miei zii o genitori di amici e miei amici. Più che ai singoli personaggi, l’aspetto autobiografico della vicenda è legato al territorio e alla sua trasformazione: l’invasione della città nella campagna e molti degli avvenimenti che racconto sono elementi comuni della vita degli abitanti di Valencia e dintorni.

Ana Penyas, disegnatrice valenciana, è stata la prima donna spagnola a ricevere il premio nazionale del fumetto nel 2018 con “Estamos todas bien” (Salamandra Graphic) © Álvaro Minguito

Chi sono i protagonisti della vicenda?
AP La storia inizia nel 1969, durante il franchismo, e in questo periodo i protagonisti sono i nonni, la prima generazione. La loro vita di campagna legata ai tempi della terra è travolta dalla nascita del turismo che trasforma rapidamente il territorio circostante. Cambiando i luoghi, vengono a mancare molti dei loro riferimenti culturali, che scompariranno con la generazione successiva. Protagonisti della fase successiva -gli anni 80- sono i genitori, che vivono la migrazione nelle città per la ricerca di lavoro nell’ormai consolidato settore terziario, che domina in tutta la costa levantina. Infine nel nuovo millennio c’è la terza generazione, quella dei figli, che sono nati negli anni 90 e trovano lavoro nel settore edile. In questo periodo infatti la legislazione spagnola sul consumo di suolo ha aperto le porte alla totale edificabilità dei terreni. I cambiamenti all’interno della stessa famiglia nell’arco di 50 anni rispecchiano la profonda trasformazione socio-economica del Paese.

“Il filo conduttore di ‘Todo Bajo el Sol’ è il rapporto della famiglia con il territorio e le sue trasformazioni, intimamente legate alla crescita del settore turistico”

Com’è mutato il turismo dal franchismo ai giorni nostri?
AP In Spagna c’è un mito: che la nascita del turismo negli anni 60 e la diffusione di una cultura emancipata e disinibita abbiano portato maggiore libertà, ma non è affatto vero. Il turismo non era incompatibile con la dittatura, al contrario è stato un progetto voluto e stimolato dal regime per motivi economici. Seppure in apparente contrasto con il turismo moderno e libero che stava crescendo, il franchismo si è rafforzato grazie allo sviluppo di questo settore che ha contribuito alla sua stabilità economica.

Il primo cambiamento che è avvenuto da allora è la nascita del turismo interno: alla fine degli anni 60, raramente gli spagnoli potevano permettersi di viaggiare. Dagli hotel di lusso degli esordi del turismo franchista, si giunge alle famiglie e ai pensionati in villeggiatura degli anni 80. Con il nuovo millennio, assistiamo invece alla nascita del turismo urbano. La popolazione la cui vita è influenzata dal turismo di massa si allarga dalle coste alle città, che prima erano poco toccate dal fenomeno.

Il filo conduttore di “Todo Bajo el Sol”, che inizia nel 1969 per arrivare al 2019, è il rapporto della famiglia con il territorio e le sue trasformazioni, intimamente legate alla crescita del settore turistico. Il cambiamento dei paesaggi avviene in parallelo con quello della cultura: si trasformano al tempo stesso la mentalità e il modo in cui le persone intendono il lavoro e la loro terra.

“Todo Bajo el Sol” (160 pagine, 22 euro) è scritto da Ana Penyas e pubblicato nel 2021 da Salamandra Graphic © Ana Penyas

Perché hai usato anche delle fotografie?
AP Nei miei lavori ho sempre usato la tecnica del trasferimento fotografico con solvente: trasporto le foto sulla carta e poi ci lavoro sopra con il disegno e il colore. Per “Todo Bajo el Sol”, però, l’ho fatto in maniera più intensa e approfondita: per lavorare a questa storia ho condotto una lunga ricerca di archivio, anche fotografico, raccogliendo materiale sui diversi anni narrati (la storia delle tre generazioni è ambientata in questi sette anni: 1969, 1987, 1996, 2000, 2006, 2017 e 2019, ndr).

Ho utilizzato foto di persone vissute in quei periodi o fotogrammi di film di quegli anni, perché ciò mi permetteva di rimanere ancorata al contesto storico. Il collage fotografico mi ha aiutata ad afferrare la realtà dell’epoca e a restituirla al lettore, potendo al tempo stesso mantenere il mio stile di disegno infantile e espressionista. Ci tengo molto al fatto che, anche se si tratta di un fumetto, “Todo Bajo el Sol” si basa su una lunga documentazione che ha l’obiettivo di narrare una vicenda il più possibile aderente alla realtà storica.

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