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A Torino gli ex amministratori a processo per la qualità dell’aria

© Archivio Torino Respira

A inizio 2024 si apre il processo nato da un esposto promosso da un comitato di cittadini che ha denunciato l’inazione dell’amministrazione comunale e della Regione per ridurre l’inquinamento atmosferico. Una causa esemplare

Tratto da Altreconomia 264 — Novembre 2023

Nel 2024 il Tribunale di Torino ospiterà un processo esemplare: davanti ai giudici compariranno gli amministratori regionali e locali accusati di non aver attuato, negli ultimi anni, politiche adeguate di contenimento dell’inquinamento atmosferico in città. Le indagini hanno preso il via a seguito di un esposto presentato nel 2017 dal comitato “Torino Respira”. E nel luglio 2023 la Procura ha notificato un avviso di conclusione di indagini preliminari agli ex sindaci della città, Chiara Appendino e Piero Fassino, e all’ex presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Il reato ipotizzato è inquinamento ambientale colposo.

L’esposto porta la firma di Roberto Mezzalama, presidente del comitato, e aveva come obiettivo proprio l’accertamento delle condotte di chi, governando la città, aveva il dovere di attuare politiche oculate sul tema. “È una causa pilota, che vuole accertare intanto se vi sono delle responsabilità penali, ma non solo”, spiega Mezzalama. “Non un atto, non una delibera: per anni -aggiunge- è sembrato che per la giunta comunale quello dell’aria inquinata non fosse un problema. E allora andare a dibattimento significa portare questo tema al di fuori di quel dibattito politico sterile e poco consapevole su questi problemi”.

Nell’esposto presentato da “Torino Respira” -un comitato di cittadini nato a margine di questa iniziativa con l’obiettivo di fare informazione ed educazione, oltre a promuovere azioni legali sulla qualità dell’aria nel capoluogo piemontese- si ricostruisce come il superamento del limite giornaliero di polveri sottili (PM10) nocive per la salute nella città di Torino, che per legge è consentito al massimo 35 volte all’anno, tra il 2006 e il 2016 si è verificato mediamente per 119 giorni. Una significativa emissione di particolato in atmosfera “prevalentemente da attribuirsi al traffico veicolare, con un contributo prevalente dei motori diesel, in una città con il tasso di motorizzazione più elevato d’Italia” scrive nell’esposto il Comitato.

A fronte di questa situazione, le autorità non avrebbero preso provvedimenti adeguati nonostante la consapevolezza sulla gravità di ciò che avveniva: “Le condizioni meteorologiche che favoriscono l’accumulo degli inquinanti in atmosfera, anche se non controllabili, sono ampiamente prevedibili, sia sulla base dell’analisi di serie storiche di date, sia sui modelli che sono alla base delle normali previsioni meteo”. Questo è solo uno dei punti critici sollevati nelle oltre 33 pagine, depositate il 29 marzo 2017 in Procura dal comitato, supportate anche dalla perizia di un epidemiologo.

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“Regione e Comune sono titolari di una posizione di garanzia in materia di tutela della qualità dell’aria -spiega l’avvocato Marino Careglio, che con il collega Giuseppe Civale rappresentata il comitato in questo procedimento penale- e non hanno adottato misure adeguate per raggiungere il rispetto dei valori limite di concentrazione degli inquinanti nell’aria previsti dalla normativa italiana vigente, peraltro molto meno rigorosi rispetto a quelli previsti dal 2005 dall’Organizzazione mondiale per la sanità: questa omissione, a nostro avviso, integra il reato di inquinamento ambientale colposo”.

“Regione e Comune sono titolari di una posizione di garanzia in materia di tutela della qualità dell’aria e non hanno adottato misure adeguate” – Marino Careglio

Negligenza, imprudenza e imperizia sono le parole chiave che caratterizzano le condotte delle amministrazioni, che devono attivarsi per adottare piani regionali di contenimento delle emissioni di inquinanti e di ordinanze puntuali del sindaco qualora vi siano livelli troppo elevati di concentrazione di polveri sottili. Questo perché, secondo i dati divulgati dal Servizio epidemiologia dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Regione Piemonte, riportati nell’esposto, gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico nella città di Torino “provocano 900 morti l’anno e riducono la speranza di vita dei cittadini di 22,4 mesi”.

Il solo esposto non è stato però sufficiente a convincere la Procura ad approfondire ulteriormente la vicenda: tra il 2017 e il 2019 il Comitato ha continuato a presentare, tramite i suoi legali, memorie di approfondimento che analizzavano le politiche ambientali -secondo i cittadini lacunose- di Comune e Regione. I magistrati, dal canto loro, hanno disposto tre consulenze tecniche per arrivare, a sei anni di distanza, a condividere nei fatti la tesi sostenuta da “Torino Respira”: la Procura a fine luglio ha infatti chiuso le indagini, atto che prelude alla citazione in giudizio degli amministratori proprio per reato di inquinamento ambientale colposo (articoli 452 bis/quinquies) introdotto nel codice penale dalla riforma del 2015.

A novembre 2022 la mamma torinese di un bambino di sei anni ha citato in giudizio, in sede civile, la Regione Piemonte per le omissioni legate alla limitazione dell’inquinamento atmosferico © Archivio Torino Respira

“Un reato pensato per casi diversi come l’Ilva di Taranto e rispetto a cui quella torinese è una causa pilota”, precisa Mezzalama, una laurea in scienze naturali e un master in ingegneria ambientale, esperto di valutazione di impatto ambientale e sociale e di sostenibilità per grandi progetti infrastrutturali con un’esperienza in oltre venti Paesi in Nord America, Europa, Asia Centrale e Africa, autore del saggio “Il clima che cambia l’Italia” (Einaudi, 2021).

Dopo l’avviso di conclusione delle indagini, nessuno degli imputati ha presentato memorie difensive. Toccherà al Tribunale, ora, individuare una data per l’inizio del dibattimento in cui Torino Respira chiederà di costituirsi parte civile. “Per poter contribuire, così come in fase di indagine, con gli studi che abbiamo svolto in questi anni e far sentire le nostre ragioni: comprendere perché gli obiettivi di qualità dell’aria non sono stati raggiunti è utile anche per il futuro”, continua l’avvocato Careglio.

“Se andiamo a vedere la memoria difensiva della Regione, i due terzi delle delibere adottate sono esclusivamente atti dovuti” – Roberto Mezzalama

Uno degli obiettivi è la valutazione ex post delle politiche adottate da Comune e Regione, il vero “vulnus” secondo il presidente Mezzalama delle politiche sull’ambiente della città di Torino. “Non è una questione locale. Si adottano dei provvedimenti senza poi valutarne gli effetti: in dibattimento però non conteranno i ‘dichiarata’ dei politici e men che meno le promesse, saranno gli atti a raccontare che cosa è stato fatto e che cosa no. A nostro avviso molto poco, ma ovviamente saranno i giudici a valutarlo” aggiunge Mezzalama.

A metà novembre 2022 era stata la mamma torinese di un bambino di sei anni, malato di bronchite cronica a citare giudizio in sede civile la Regione Piemonte, sempre per le omissioni legate alla limitazione dell’inquinamento atmosferico e agli effetti che queste hanno provocato. “Gli amministratori si difendono sostenendo che hanno fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità -continua Mezzalama che con il comitato ha appoggiato questa causa- ma se andiamo a vedere la memoria difensiva della Regione, i due terzi delle delibere adottate sono esclusivamente atti dovuti, connessi a finanziamenti statali che vanno portati a termine. Ma nuovamente il problema è sempre di valutazione dell’impatto di queste misure. Che manca”.

Il superamento del limite giornaliero di polveri sottili (PM10) nelle città è consentito per un massimo di 35 giorni. A Torino, tra il 2006 e il 2016 si è verificato, mediamente, per 119 giorni all’anno

Dal Meisino, parco fluviale in cui la Giunta comunale vorrebbe creare una cittadella dello sport alla protesta per l’abbattimento degli alberi in corso Belgio, fino alla vicenda del nuovo supermercato di Esselunga (vedi Ae 257): a Torino sono sempre di più le persone che si mobilitano contro decisioni che impattano negativamente sull’ambiente nella città più indebitata d’Italia, con circa tre miliardi di euro di passivo nel 2022. “Spesso i cittadini sono lasciati solo dalla politica e infatti si ‘rifugiano’ nella giustizia, perché vedono nei tribunali uno strumento più efficace per intervenire. È anche il riflesso di una città bloccata, indebitata, in cui la popolazione -conclude Mezzalama- diminuisce e invecchia e nella quale nessuno ha il coraggio di cambiare, abbracciando la transizione ecologica a tutti i livelli. Non ci rendiamo conto che siamo come i costruttori di carrozze che difendevano il loro prodotto il giorno in cui è stata fabbricata la prima macchina. Chi l’ha capito ha messo il motore sotto il carro, gli altri sono ‘spariti’”.


IL “CASO TORINO” E L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO IN EUROPA

Torino è tra le città europee con la peggior qualità dell’aria, 347esima su 375 nell’ultima “European city air quality viewer”, pubblicata nell’aprile del 2023 dall’Agenzia europea dell’ambiente. La concentrazione media di particolato fine PM2.5 nel capoluogo piemontese (19,6 grammi per metro cubo) è quasi quattro volte superiore rispetto al livello massimo (cinque grammi per metro cubo) raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) al fine di proteggere la salute per l’esposizione a lungo termine. “L’inquinamento atmosferico -spiega l’Agenzia europea dell’ambiente- è il principale rischio ambientale per la salute in Europa e una delle principali cause di morte prematura e di malattia”. I torinesi non sono soli, però: nel 2021, il 97% della popolazione urbana è stato esposto a concentrazioni di particolato fine superiori al livello guida stabilito dall’Oms.

Secondo le stime del rapporto “Air quality in Europe 2022”, redatto ogni anno dall’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2020 circa 238mila decessi prematuri avvenuti nei 27 Paesi membri dell’Ue sono attribuibili al PM2.5. Pur diminuiti del 45% rispetto al 2005, sono ancora moltissimi. La principale fonte di particolato è il consumo energetico, residenziale, commerciale e istituzionale. Altre 49mila morti premature, invece, sono riconducibili all’esposizione a biossido di azoto, legato alla combustione di carburanti di origine fossile, come quelli che alimentano le auto che intasano i viali e le strade di città come Torino.

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