Altre Economie / Opinioni

Nasce la Scuola per l’economia trasformativa, laboratorio permanente di “altra economia”

Uno spazio in cui far convergere il lavoro di chi fa ricerca e il lavoro delle reti, delle comunità, dei movimenti, delle imprese che stanno attuando buone pratiche di altra economia. Al di là di ogni settarismo. Le “idee eretiche” di Roberto Mancini

Tratto da Altreconomia 216 — Giugno 2019
Emily Wang on Unsplash

Una Scuola per l’economia trasformativa. È un’istituzione aperta e un laboratorio permanente che le soggettività impegnate in questo campo possono e devono realizzare. Uno scopo essenziale del progetto è quello di dare la forma più avanzata e rigorosa ai saperi che sono nati dalle esperienze di altra economia. Un altro scopo non meno importante e strettamente correlato al primo è quello di offrire un luogo di formazione per i giovani e per chiunque sia attivo in un impegno del genere. L’ottica della Scuola è quella di far convergere nella sua attività il lavoro di chi fa ricerca e il lavoro delle reti, delle comunità, dei movimenti, delle imprese che stanno attuando buone pratiche di altra economia, al di là di ogni settarismo.

L’impostazione della Scuola è caratterizzata da questi criteri: a. la ricerca è la base viva della formazione; b. lo spirito della Scuola è quello pluralista e corale della condivisione di un orizzonte ampio nel senso della trasformazione dell’economia sin dai suoi principi costitutivi: così le diverse scuole di pensiero e di sperimentazione potranno integrare le loro intuizioni migliori verso un paradigma inedito; c. la prima coordinata di tale paradigma è peraltro già chiarita nel concetto per cui il senso dell’economia sta nella cura verso bisogni, diritti, desideri e aspirazioni dell’umanità e verso gli equilibri del mondo vivente della natura; d. una seconda coordinata è delineata nell’integrazione tra l’esigenza della libertà dall’economia (giacché quest’ultima non deve totalizzare la vita) e l’esigenza della libertà nell’economia, che implica la liberazione delle persone e della natura da ogni oppressione derivante da cause economiche; e. il metodo è a orientamento inclusivo, per cui valgono l’interculturalità, l’interdisciplinarietà, l’intergenerazionalità, gli studi sulla differenza sessuale e l’interdipendenza tra pensiero e prassi, oltre specialismi autoreferenziali e logiche di potere; f. la prospettiva della laicità, intesa criticamente (e non ideologicamente) come assunzione del dialogo quale elemento vitale della ricerca, consentirà di aprirsi al confronto con quanti sono sinceramente critici verso il modello vigente di economia. Il progetto è stato messo a punto da quanti si sono ritrovati al convegno del 4 e 5 maggio scorsi presso il monastero di Fonte Avellana (tra i quali Serge Latouche, Euclides Mance, Severino Ngoenha, Salvatore Esposito, Adriana Maestro e Vincenzo Castelli). L’Università per la Pace delle Marche si è dichiarata disposta a dare l’alveo istituzionale per la nascita della Scuola, che avrà respiro nazionale e internazionale.

La proposta fa parte dei cinque punti della Carta di Fonte Avellana emersa dal convegno, che sono così riassumibili in forma di direzioni di impegno prioritario: 1. esigenza di realizzare la libertà dall’economia; 2. esigenza di dare concretezza a tale istanza perseguendo la libertà nell’economia lungo la via dell’economia della liberazione; 3. esigenza di promuovere la democrazia come forma di convivenza in quanto ordinamento della società nel quale la dignità umana e quella della natura sono il principio fondante, in alternativa sia al globalismo neoliberista che al sovranismo nazionalista e razzista; 4. esigenza di promuovere il radicamento quotidiano, la comprensibilità e il consenso popolare verso l’economia trasformativa; 5. esigenza di dotarsi di una Scuola di ricerca e di formazione che dia impulso alla scientificità, alla consapevolezza culturale, alla riconoscibilità e alla diffusione di un simile tipo di economia. Certo, la proposta della Scuola non basta a dare seguito alle esigenze dei primi quattro punti della Carta di Fonte Avellana, ma dare vita a questa istituzione è indispensabile per conferire maggiore consapevolezza, coesione, progettualità e forza persuasiva ai movimenti italiani di altra economia, che così contribuiranno più incisivamente al Forum internazionale delle economie alternative che avrà luogo a Barcellona nel 2020.

Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Nel 2016 ha pubblicato “La rivolta delle risorse umane. Appunti di viaggio verso un’altra società” (Pazzini editore)

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