Ambiente / Opinioni

Come prevenire l’Apocalisse ecologica

La cultura dominante è accecata, continua a legittimare e a incoraggiare i soliti comportamenti predatori, come se niente fosse. Invece è indispensabile imparare velocemente, ma anche lucidamente, la lezione che viene da questo pericolo radicale e totale. Le “idee eretiche” di Roberto Mancini

Tratto da Altreconomia 214 — Aprile 2019

Apocalypse Now. Nel giro di pochi decenni l’impatto devastante del capitalismo globale avrà reso la terra inabitabile per gli esseri umani. Una vera “apocalisse”, nel doppio significato del termine: quello popolare intende la parola come sinonimo di catastrofe immane, quello etimologico dice che si tratta di una rivelazione. L’incombere della catastrofe ecologica su tutti noi è già ora la rivelazione di come il sistema di vita e di economia della globalizzazione, del mercato, della crescita e della competizione sia profondamente sbagliato, incompatibile con ogni forma di armonia, di giustizia autentica, di democrazia effettiva. La cultura dominante è accecata, continua a legittimare e a incoraggiare i soliti comportamenti predatori, come se niente fosse. Invece è indispensabile imparare velocemente, ma anche lucidamente, la lezione che viene da questo pericolo radicale e totale.

La realtà stessa si è incaricata di dirci che non si può stare al mondo seguendo la logica dell’egocentrismo, del prima io o del prima noi. Tanto meno si può continuare a costruire la società mondiale sulla base di questa logica. Jean Piaget, il padre della psicologia dell’infanzia nel Novecento, indicava nell’egocentrismo una fase evolutiva iniziale, che poi il bambino o la bambina superano nel loro cammino verso la maturità. Se un adulto, un gruppo, un partito o un governo rimangono bloccati a quella fase, devono rivolgersi a uno specialista e farsi curare.

Sempre la realtà ci sta dicendo che il capitalismo estremo è incompatibile, oltre che con gli equilibri del mondo naturale, con la democrazia. Per lungo tempo in Occidente si è teorizzato che la democrazia era figlia del capitalismo, spesso si è preteso di identificare l’una con l’altro. Oggi si vede a occhio nudo che il capitalismo tende a distruggere la democrazia, lasciandone in piedi solo qualche apparenza formale per giustificare se stesso. Le sinistre europee sono entrate in una crisi mortale da quando non hanno voluto vedere questa verità. Una sinistra vitale e consapevole può esistere solo a partire dalla scelta di promuovere la nascita di una democrazia compiuta e di un’economia conseguente lavorando giorno per giorno al processo di transizione per andare verso un nuovo modello, con tutta la gradualità ma anche la radicalità necessarie.

Di fronte all’imminenza dell’apocalisse si capisce che l’alternativa tra il potere della finanza mondiale e il potere dei sovranisti è fuorviante, completamente interna alla vecchia logica della conquista del potere che porta pochi a dominare e tutti gli altri a essere dominati. Infatti i sovranisti si guardano bene dal contestare il sistema capitalista. A loro basta perseguitare i migranti, anche quelli già integrati, far vedere che si riduce qualche privilegio ai politici, legittimare l’uso delle armi in difesa del domicilio privato e dare un sussidio detto di “cittadinanza” basato su criteri di merito e comunque insufficiente. Le generazioni nuove stanno dicendo ai potenti della terra che è tempo di mutare profondamente la lista delle priorità facendosi carico delle scelte che servono a riaprire il presente e a salvare il futuro per l’umanità. Il loro richiamo va ascoltato e sviluppato sul piano operativo per rispondere alla minaccia finché si è in tempo.

Un primo passo è scrivere e diffondere una sintesi semplice delle azioni specifiche che, rispettivamente, i governi, gli enti finanziari, le imprese, le forze politiche e i singoli sono tenuti a realizzare per dare corso al dovere di fare la loro parte. L’Agenda 2030 dell’ONU è per certi versi una base di riferimento, ma nel suo insieme resta un testo ambiguo, perché è frutto del compromesso stabilito sotto la pressione dei soggetti internazionali che vogliono perpetuare il capitalismo mondiale e tollerano tutt’al più aggiustamenti parziali nel nome dello “sviluppo sostenibile”. Invece quello che conta è svolgere in ogni ambito possibile le azioni congruenti con la trasformazione che la realtà ci chiede.

Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Nel 2016 ha pubblicato “La rivolta delle risorse umane. Appunti di viaggio verso un’altra società” (Pazzini editore)

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