Diritti / Inchiesta

Sbarchi, i numeri non tornano. E per il Viminale i naufraghi diventano “persone scortate”

La Guardia costiera e il ministero dell’Interno danno dati diversi e contraddittori rispetto a salvataggio e classificazione di oltre 67mila persone nel 2021. La mancanza di trasparenza è legata allo smantellamento del sistema di soccorso istituzionale e alla penalizzazione delle Ong

© Felix Weiss via Sea Watch

La criminalizzazione dei soccorsi nel Mediterraneo e la delega alle milizie libiche nell’intercettare e respingere i naufraghi si accompagna alla mancanza di trasparenza delle autorità italiane rispetto al numero e alla classificazione delle operazioni di sbarco. Lo dimostrano i contraddittori riscontri forniti ad Altreconomia dalla Guardia costiera e dal ministero dell’Interno relativi al 2021.

Partiamo dai dati ufficiali. Lo scorso anno, cruscotto statistico giornaliero del Viminale alla mano, sarebbero sbarcati in Italia complessivamente 67.040 di quelli che vengono etichettati dal governo come “migranti” (non persone).

Oltre 31.500 sono arrivati dalla Libia, più di 20mila dalla Tunisia, addirittura 13mila dalla Turchia. Il tutto a fronte di 32.425 respinti in Libia nel 2021 (già oltre 3mila al 19 marzo di quest’anno).

Secondo il Comando generale delle capitanerie di porto, però, appena un quinto degli sbarcati, cioè 14.346 persone, sarebbe stato salvato nell’ambito di attività di ricerca e soccorso coordinate dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) della nostra Guardia costiera.

Nessuno di questi fa riferimento a interventi delle Ong, rispetto ai quali la Guardia costiera, a seguito di accesso civico generalizzato, ha fatto sapere che “per l’anno 2021 l’Mrcc di Roma non ha coordinato interventi Sar operati da assetti Ong in favore (Sic) di migranti”.

Fonte: Comando generale delle capitanerie di porto, 2022

Se non lo ha fatto la Guardia costiera, chi ha tenuto il conto delle operazioni di soccorso delle Ong e come le ha classificate? E, soprattutto, che fine hanno fatto le altre 52.694 persone sbarcate (ovvero le 67.040 al netto delle 14.346 “in capo” all’Mrcc di Roma)? Il Comando generale delle capitanerie di porto ha rimandato sul punto al ministero dell’Interno, riferendo che la materia sarebbe di sua “diretta attribuzione”.

Alla richiesta di chiarezza su numeri e classificazione, il Viminale ha risposto che nel corso del 2021 le persone “intercettate nel corso di operazioni di polizia di sicurezza (Law Enforcement)” sarebbero state 38.887. Quasi tre volte i soccorsi dalla Guardia costiera. Non solo. Le persone rintracciate direttamente a terra, cioè giunte autonomamente alla riva -tra Lampedusa, Sicilia orientale e occidentale, ma anche Puglia, Calabria, Sardegna- sarebbero state ben 7.288.

Numeri impressionanti che descrivono lo smantellamento del sistema di soccorso istituzionale (tanto che quasi 7.300 persone sono giunte in autonomia) e gli effetti del cambio di “etichetta”, da naufrago da soccorrere a soggetto “scortato o preso a bordo da assetti navali nazionali al di fuori di interventi Sar”, sempre per usare le parole del ministero.

Numeri che non tornano. Se sommiamo infatti gli “intercettati” dalla polizia con i rintracciati a terra nell’immediatezza dello sbarco, parliamo di 46.175 persone e non delle 52.694 che mancano all’appello. Dove sono finiti 6.519 esseri umani giunti in Italia? Sono i naufraghi soccorsi dalle Organizzazioni non governative nel 2021? Se sì, come sono stati classificati eventi che palesemente sono legati ad attività ricerca e soccorso?

A questa domanda il ministero dell’Interno ha risposto in modo confuso: “Nel 2021 il numero degli sbarcati è di 67.477 (leggermente diverso dal suo stesso cruscotto, ndr); di questi 21.302 soccorsi in mare in area Sar (di cui 9.929 soccorsi in mare dalle Ong)”. Com’è possibile? Le attività Sar coordinate dalla Guardia costiera hanno riguardato 14.346 persone soccorse, non 21.302. E nessuna di queste è riconducibile alle Ong. La differenza fa 6.956 e non certo i 9.929 “soccorsi in mare” dalle Organizzazioni secondo il ministero. Ci sono tremila casi di differenza.

È normale che la Guardia costiera e il ministero dell’Interno non siano in grado (o non vogliano esserlo) di fornire dati chiari e trasparenti in merito al soccorso di quasi 70mila persone?

La “ritrosia” istituzionale riguarda anche un ultimo punto delicato, segnalato da diverse Ong che operano nel Mediterraneo. Da qualche tempo infatti le autorità italiane, dopo svariati giorni di attesa, indicherebbero alle organizzazioni un “Place of destination” (Pod) per concludere le operazioni di soccorso invece di un “Place of Safety” (Pos), così come stabilito dalle Convenzioni internazionali in materia. Come se a bordo delle navi ci fossero turisti e non invece sopravvissuti all’annegamento. Anche su questo la Guardia costiera ha preferito passare la palla al ministero dell’Interno (sempre per “diretta attribuzione”), al quale abbiamo chiesto quante volte si sarebbe verificata questa indicazione nel 2021 e soprattutto per quali ragioni e con quali implicazioni. Su questo almeno non c’è stata alcuna confusione. Solo silenzio.

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