Diritti / Approfondimento

L’investimento senza precedenti dell’Ue su difesa e frontiere: a uguaglianza e diritti le briciole

Il budget 2021-2027 dell’Unione europea prevede uno stanziamento di 43,9 miliardi di euro per sicurezza, difesa e gestione dei confini. Oltre 30 volte di più rispetto a quanto destinato ai diritti, ai valori o alla giustizia. La “Fortezza Europa” si rafforza. Il dettagliato report di Tni e Statewatch

© eubudgets.tni.org

Il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 dell’Unione europea prevede uno stanziamento senza precedenti a favore di sicurezza e difesa. In totale 43,9 miliardi di euro con un aumento del 123% rispetto al ciclo 2014-2020. Lo mette in luce il report “At what cost?” curato dal centro di ricerca internazionale Transnational Institute e Statewatch e pubblicato ad aprile. “Un massiccio aumento della spesa per la sicurezza nei prossimi sette anni per un importo di decine di miliardi di euro -scrivono i ricercatori- rafforzerà ulteriormente la ‘Fortezza Europa’ ampliando le tecnologie e i poteri a disposizione delle forze di polizia e fornendo ingenti somme per lo sviluppo di nuovo equipaggiamento militare e il dispiegamento di operazioni militari all’estero”.

Lo studio curato da Chris Jones, Jane Kilpatrick e Yasha Maccanico ricostruisce “voce per voce” le destinazioni di budget deliberate dalla Commissione europea: dall’aumento delle spese per gli armamenti e nuove tecnologie, all’ulteriore rafforzamento delle spese destinate alla “gestione” delle frontiere. La strada intrapresa secondo i ricercatori è un “modello di sicurezza” che ha già causato molti danni in passato e riproposto sulla spinta degli interessi economici di pochi. “Questo finanziamento non è semplicemente un’aggiunta ai bilanci nazionali -spiegano i ricercatori- ma è progettato per contribuire alla costruzione dell’Ue come progetto politico. Per questo motivo è importante esaminare dove è destinato il denaro, che cosa dovrebbe fare e quali sono le procedure e le possibilità per garantire responsabilità, rispetto dei diritti fondamentali e trasparenza”.

L’aumento più consistente riguarda il Fondo europeo per la difesa (Edf) che cresce del 1.256% rispetto ai cicli precedenti. Quasi otto miliardi di euro in totale che, per la prima volta, verranno utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi militari ad alta tecnologia. Il Fondo sostituisce due programmi “precursori”, l’Azione preparatoria sulla ricerca sulla difesa e il Programma europeo di sviluppo industriale della difesa, e nasce con l’obiettivo di “sostenere progetti di ricerca che possano incrementare in modo significativo le prestazioni delle future capacità militari in tutta l’Unione” e “favorire lo sviluppo di prodotti e tecnologie di difesa”. Inizialmente la Commissione aveva proposto uno stanziamento di 13 miliardi di euro poi ridotto, appunto, a otto: di questi 2,7 saranno destinati alla ricerca e 5,3 per attività di sviluppo.

Il Fondo europeo per la pace (Epf) aumenterà il suo budget del 119% per un totale di 5,7 miliardi di euro che saranno destinati “a finanziare operazioni militari condotte dall’Ue o dai suoi alleati e per fornire equipaggiamento, addestramento o altra assistenza”. “L’uso della parola ‘pace’ nel nome -commentano i ricercatori- può essere descritto solo come orwelliana, dato che si tratta di un bilancio concepito per aumentare la capacità delle istituzioni europee nel lanciare o assistere vari tipi di operazioni militari, ampliando in modo significativo i suoi attuali sforzi in questo senso”. Formalmente questo Fondo non fa parte del bilancio Ue: questo significa che più del 31% della spesa complessiva verrà destinata a iniziative militari extra-bilancio “senza quasi alcun controllo democratico, di supervisione e di trasparenza”. Questa voce sostituisce il meccanismo Athena (gestiva il finanziamento dei costi comuni delle operazioni militari dell’Ue) e il Fondo per la pace in Africa con due importanti novità. “I soldi potranno essere spesi non solo per operazioni nel continente africano ma in tutto il mondo -si legge nel report­-. Inoltre sarà possibile utilizzare i fondi direttamente per l’acquisto di armi”. Una possibilità che si è già concretizzata nel conflitto ucraino con un miliardo di euro stanziati per “assistenza militare” all’Ucraina.

Infine non cambia la “rotta” nella “gestione” dei fenomeni migratori. Come raccontiamo nel nostro libro Respinti, in libreria dal 12 maggio, la strategia dell’Unione europea è chiara: respingere e confinare le persone lontano dal territorio europeo. A qualunque costo. Il Fondo per la gestione integrata delle frontiere – Frontiere e visti aumenterà del 131% a 6,2 miliardi di euro con l’obiettivo di “garantire una forte ed efficace gestione integrata delle frontiere esterne europee”.

Ma l’aumento più significativo sul tema riguarda, nuovamente, il budget destinato a Frontex, l’Agenzia dell’Ue della guardia di frontiera e costiera fondata nel 2004 che riceverà un finanziamento senza precedenti di 5,6 miliardi di euro dal 2021 al 2027, un aumento del 194% rispetto al ciclo di bilancio precedente e una crescita del 13.200% del budget in meno di 20 anni. Meno marcato, invece, l’incremento dei finanziamenti destinati al Fondo Asilo e Migrazione che registra un +43% con un importo totale di 9,9 miliardi di euro.

Un dato su tutti sintetizza la direzione intrapresa dall’Ue. Il programma “Cittadini, uguaglianza, diritti”, nato con l’obiettivo di proteggere e promuovere i diritti e i valori dell’Unione sanciti dai trattati fondamentali, aumenterà il suo budget del 124%, per raggiungere 1,4 miliardi di euro. Ma questa cifra “impallidisce” rispetto ai 43,9 miliardi di euro investiti in iniziative militarizzate di sicurezza e difesa. “I finanziamenti per le forze dell’ordine, il controllo delle frontiere, la ricerca e lo sviluppo e le operazioni militari -si legge nello studio- sono 31 volte superiori ai finanziamenti per i diritti, i valori e la giustizia. Inoltre, la maggior parte di questi ultimi fondi saranno comunque assegnati a stati piuttosto che a organizzazioni indipendenti”.

In questo quadro “la trasparenza, la supervisione e i meccanismi di responsabilità sono tutti gravemente carenti”. Esistono infatti “scorciatoie” con cui i governi possono eludere il controllo da parte di movimenti e Ong. “Le autorità nazionali sono obbligate a pubblicare informazioni su Amf, Ibmf e Isf ‘salvo laddove il diritto dell’Unione o il diritto nazionale escludano tale pubblicazione per motivi di sicurezza, ordine pubblico, indagini penali o protezione dei dati personali’”. Un limite incontrato da Altreconomia più volte con riferimento, ad esempio, alla scarsa trasparenza nella gestione delle frontiere (e anche in tema di attività di ricerca e soccorso). “Nelle mani di funzionari zelanti, ‘sicurezza’ e ‘ordine pubblico’ potrebbero essere interpretati in modo molto ampio come un mezzo per limitare l’accesso alle informazioni”.

“Questo rapporto -aggiungono i curatori- vuole essere una guida per attivisti, giornalisti, ricercatori e altri che desiderano capire come funzionano questi bilanci, con l’obiettivo di stimolare l’impegno critico nei confronti dei progetti e delle attività che l’Ue finanzia attualmente, nonché di informare i successivi negoziati sul prossimo ciclo di spesa dell’Ue per la sicurezza, che inizierà nel 2025”. Pretendendo un cambio di rotta.

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