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Cresce la spesa militare globale: nel 2021 superati i duemila miliardi di dollari

Nel 2021 sono stati spesi 2.113 miliardi di dollari, pari al 2,2% del Pil globale. Stati Uniti, Cina, India, Regno Unito e Russia pesano per il 62% del totale. Gli effetti economici della pandemia da Covid-19 non hanno interrotto la tendenza all’aumento dei budget per il comparto della Difesa registrato a partire dal 2015. L’analisi del Sipri

© Bob Smith, unsplash

Nel 2021 la spesa militare globale ha superato per la prima volta la soglia dei duemila miliardi di dollari, in crescita dello 0,7% rispetto al 2020. Sono i dati contenuti nell’ultimo reportTrends in world military expenditure” pubblicato dal Sipri (Stockholm international peace research institute), il principale osservatorio mondiale sull’industria della difesa. Complessivamente nel corso del 2021 sono stati spesi 2.113 miliardi di dollari, in crescita rispetto al 2012 del 12%: “Gli effetti economici della pandemia da Covid-19 non hanno messo fine alla continua tendenza all’aumento della spesa militare mondiale registrata a partire dal 2015 -si legge nel report-. Come risultato della forte ripresa economica in tutto il mondo nel 2021, la spesa militare mondiale rappresenta il 2,2% del Prodotto interno lordo globale, in calo rispetto al 2,3% del 2020”.

La spesa militare globale dal 1988 al 2021. Fonte: Sipri Military Expenditure Database, 2022

Stati Uniti, Cina, India, Regno Unito e Russia sono i Paesi che occupano le prime cinque posizioni in classifica e pesano per il 62% del totale delle spese militari registrate nel 2021. A guidare la classifica (per distacco) sono ancora una volta gli Stati Uniti, con una spesa di oltre 800 miliardi di dollari (il 38% del totale): il Sipri sottolinea come le spese legate all’ambito nucleare siano la voce che ha registrato l’incremento più consistente. Un dato che “riflette la prevista revisione e modernizzazione dell’arsenale militare” di Washington.

Il “peso” dei primi 15 Paesi in termini di spesa militare. Fonte: Sipri Military Expenditure Database, 2022

Secondo Paese per risorse spese in armi o armamenti è la Cina con 293 miliardi di dollari, pari al 14% della spesa globale (in crescita del 4,7% rispetto al 2020 e del 72% rispetto al 2012). La spesa militare di Pechino, scrive ancora il Sipri, è in continua crescita da 27 anni. Al terzo posto si piazza l’India, che nel 2021 ha speso 76,6 miliardi di dollari (in crescita del 33% rispetto al 2012) e al quarto il Regno Unito con 68,4 miliardi, in crescita del 3% rispetto al 2020. Sempre Sipri ha sottolineato come si tratti del quarto anno consecutivo di aumento delle spese militari e che per i prossimi anni queste siano destinate a crescere ulteriormente: nel 2021, infatti, è stata pubblicata una nuova policy che, tra gli altri, pone come obiettivo quello di incrementare il budget del ministero della Difesa di 33 miliardi nell’arco di quattro anni. “L’aumento previsto è destinato soprattutto alla ricerca e sviluppo, a un nuovo Space command, alla modernizzazione della Royal air force, della Royal navy e a sostenere la deterrenza nucleare”.

Anche per la Russia il 2021 è stato un anno di aumento della spesa militare, sostenuta dagli alti prezzi di gas e petrolio: 65,9 miliardi, in crescita del 2,9% rispetto al 2020. Il Sipri aggiunge come la linea di bilancio “difesa nazionale” (che rappresenta circa tre quarti della stima del totale delle spese militari di Mosca, e comprende i finanziamenti per i costi operativi e l’acquisto di armi) sia stata rivista al rialzo nel corso dell’anno. “Da un valore iniziale di 42,3 miliardi di dollari nel dicembre 2020, la linea di bilancio è salita a 48,4 miliardi di dollari entro la fine del 2021 -si legge nel report– un aumento del 14% nel corso dell’anno, che probabilmente è stato indirizzato prevalentemente verso ulteriori costi operativi”. Alla fine del 2021, infatti, la Russia ha iniziato ad ammassare le proprie truppe lungo il confine con l’Ucraina, una mossa che ha preceduto l’invasione del Paese il 24 febbraio 2022. Con 32 miliardi di dollari, infine, l’Italia si piazza appena al di fuori della “top ten”, ma il nostro Paese fa registrare un aumento significativo della spesa militare sia in rapporto al 2020 (+4,6%) sia in rapporto al 2012 (9,8%)

I Paesi del Medio Oriente hanno speso 186 miliardi di dollari in armi e armamenti, in calo del 3,3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, evidenzia il Sipri, ben sei dei dieci Paesi con la più alta incidenza di spese militari sul prodotto interno lordo si trovano nella regione: l’Oman spende be il 7,3% del suo Pil in armi, seguito da Kuwait (6,7%), Arabia Saudita (6,6%), Israele (5,2%), Giordania (5%), Qatar (4,8%). Si tratta di valori più elevati rispetto alla media globale (pari al 2,2%) e anche rispetto a quello degli Stati Uniti che a questa voce ha dedicato il 3,5% del Pil.

Per quanto riguarda l’Europa la spesa militare continentale nel suo complesso ammonta nel 2021 a 418 miliardi di dollari, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente e del 19% rispetto al 2012. Nonostante l’aumento complessivo dei budget da parte di molti Paesi, sono ancora pochi quelli che aderiscono alla Nato e hanno raggiunto l’obiettivo di destinare alle spese militari il 2% del Prodotto interno lordo, un target fissato nel 2014 durante un vertice dell’Alleanza atlantica in Galles. La data non è casuale: sebbene su questo argomento fossero state stilate delle linee guida non vincolanti già dai primi anni Duemila, sottolinea il Sipri, queste ultime sono state formalizzate solo dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia. Nel 2021 sui 26 Paesi dell’Unione europea dotati di un esercito, solo otto spendevano più del 2% del proprio Pil per il settore della Difesa (erano due nel 2014). A seguito dell’invasione dell’Ucraina, intorno alla fine di marzo, diversi Stati europei membri della Nato hanno annunciato l’intenzione di incrementare la propria spesa militare per raggiungere o superare la soglia del 2%. Tra questi Belgio, Danimarca, Germania, Lituania, Olanda, Norvegia, Polonia e Romania. “L’acquisto di nuovi sistemi d’arma -scrive il Sipri- sarà probabilmente al centro di questi progetti di spesa”.

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