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Le iniziative solidali del commercio equo italiano verso il popolo ucraino

Il movimento del fair trade è impegnato a sostegno della popolazione civile dall’inizio dell’invasione russa. Si è dato da fare con azioni concrete -come la “spesa sospesa” in bottega lanciata da Altromercato, ma non solo- e in una logica di rete sui territori. Dai centri più piccoli alle grandi città

© Pangea-Niente Troppo

Il movimento del commercio equo e solidale italiano è attivamente impegnato a sostegno della popolazione ucraina. Dall’inizio dell’invasione russa si è dato da fare con azioni concrete -come la “spesa sospesa” in bottega lanciata da Altromercato, ma non solo- e in una logica di rete sui territori. Dai centri più piccoli alle grandi città. Equo Garantito, l’associazione di categoria delle organizzazioni di commercio equo e solidale italiane, ha realizzato una prima mappatura delle iniziative del fair trade, ottenendo una fotografia interessante.

È il caso ad esempio della cooperativa Oltremare, nata nel 1991 a Modena, che in Emilia-Romagna conta tre botteghe tra Modena, appunto, Valsamoggia (BO) e Vignola (MO). “Abbiamo colto al volo il suggerimento di Altromercato di proporre la spesa sospesa alle persone che acquistano in bottega”, racconta Alessia Bartolomei. “Con il tramite della Caritas locale abbiamo subito contattato Portobello, l’emporio sociale di Modena, che ci ha confermato l’importanza di raccogliere prodotti di varia natura, dai generi alimentari alla cura della persona. Per praticità abbiamo escluso il vetro, privilegiando pasta, biscotti, bagnoschiuma grandi. Nel giro di una settimana, con qualche post sui social e una locandina affissa in bottega, abbiamo messo insieme cinque scatoloni, scontando la spesa dei nostri generosi clienti del 10%”. Il bello è che iniziative dal basso di questo tipo poi restano nel tempo. “Stiamo andando avanti -dice Bartolomei- e l’idea è che la spesa sospesa in bottega possa esserci sempre per chi ha bisogno, indipendentemente dal Paese di arrivo”.

Anche a Mirano (Venezia), la bottega Bandera Florida, parte della cooperativa Acli San Gaetano, si è messa a disposizione. “Avevamo attivato la spesa solidale già al tempo del primo lockdown -racconta Arianna De Monte-. Ci è sembrato normale dunque allargarla alle famiglie giunte sul territorio, selezionando un paniere di sei prodotti tra alimentari e igiene personale, dal sale al sapone”. I clienti che vogliono donarle le acquistano, scontate, e poi la bottega si occupa di consegnare la spesa. La risposta non è “enorme”, dice De Monte, ma uno scatolone consegnato alla settimana alla Caritas di Mirano è un segno tangibile. “E poi noi continuiamo a ‘martellare’, facendo vedere che se si vuole qualcosa si raccoglie”.

Lorenzo Spizzichino è vicepresidente della cooperativa Pangea-Niente Troppo, anima equa e solidale di Roma dal 1993. Dopo aver esposto la bandiera della pace sul portone delle tre botteghe di Via Arezzo, Via Cinigiano e Via Di Ripetta -“Che pensavo fosse una pratica talmente semplice da essere un po’ più diffusa in città”, ammette Lorenzo- è stata attivata la spesa sospesa con uno sconto del 10%. “I destinatari finali dei prodotti sono le associazioni più attive nei nostri municipi: Baobab che lavora con i migranti e li accoglie alla stazione Tiburtina, e Salvamamme attiva su Roma e che collabora con il III municipio e la comunità di Sant’Egidio”. Quando la solidarietà è cristallina non si guarda il passaporto. “Appena abbiamo iniziato la raccolta molti clienti ci hanno chiesto se potevano servire beni non alimentari come coperte e abiti -continua Lorenzo-. Li abbiamo raccolti e dati a Baobab perché non c’è solo l”emergenza ucraina’. E a inizio aprile abbiamo consegnato i primi quattro borsoni”.

A Bologna la cooperativa ExAequo ha venduto oltre 300 bandiere della pace girando il ricavato alla carovana solidale che fa riferimento a Mediterranea, racconta Beatrice Calegari. Mentre Angoli di mondo (nella provincia di Padova) ha scelto dall’inizio di affidarsi a un soggetto “collettore” unico per evitare complicazioni logistiche e maree ingestibili di materiale, come racconta il presidente Alberto Graziotto tornando con la mente all’alluvione del Veneto.

La cooperativa sociale Villaggio globale di Ravenna -che oltre alle botteghe di Ravenna e di Russi ha un’area di innovazione sociale, cittadinanza attiva e rigenerazione urbana- collaborava già da cinque anni con la comunità ucraina. Appena è scoppiata la guerra i suoi soci si sono messi in moto per raccogliere materiale di prima necessità. Hanno spedito già nove furgoni con vestiti e medicinali, prima dentro l’Ucraina e poi in Polonia e Romania. “Ora quel materiale arriva alla Caritas di Leopoli -spiega Andrea Caccìa- e da lì viene smistato”. Al Villaggio globale arrivano almeno dieci famiglie di profughi ucraini che possono acquistare al “free shop” vestiti, scarpe, passeggini, seggiolini, cibo, shampoo, detersivi e “cose della vita di tutti i gironi”. Hanno anche organizzato corsi di italiano, senza dover aspettare le lungaggini burocratiche della tardiva risposta governativa. “In poco tempo ci siamo attivati e abbiamo accompagnato 60 persone ucraine, con insegnanti volontari che hanno risposto alla chiamata, garantendo corsi di 20 ore con due incontri alla settimana”. Andrea osserva i corsi e ricorsi della storia: “Le insegnanti che a 30 anni aiutavano i cittadini senegalesi arrivati in Italia ora sono le stesse che, in pensione da poco, aiutano i bambini ucraini”. È un tessuto forte quello di Ravenna. “Da un paio d’anni abbiamo attivo il progetto del ‘piatto sospeso’: 10 euro che si trasformano in una sportina del commercio equo che è distribuita a famiglie bisognose, italiane o meno”. L’attenzione è naturalmente al consumo critico. Si tenta infatti di non appoggiarsi alla Grande distribuzione organizzata. “Proviamo a fare la spesa al mercato contadino e a consegnare i prodotti del commercio equo e solidale. Cibo di qualità con filiere etiche”. Per tentare di chiudere il cerchio.

Che è poi lo stesso spirito che a Venezia ha portato Christine Huriet, vicepresidente della cooperativa AquaAltra nata nel marzo 2006, a inventarsi anche una “call for artisans”: una raccolta di manufatti ucraini (da uova decorate a tessuti ricamati cuciti e fatti a mano) e successiva vendita degli stessi nella piccola bottega in Campo Santa Margherita a un prezzo libero. “Gli incassi sono totalmente devoluti alla comunità ucraina di Venezia o a sostegno di iniziative a favore dell’Ucraina”, spiega Valentina Ferrara. La locandina della call s’intitola “La bellezza è più forte della guerra”. Chiude una citazione di Mario Rigoni Stern: “Pace. Se lo dici e lo ripeti, magari poi si avvera”.

L’elenco delle iniziative solidali è lungo: da Chico Mendes a Milano alla cooperativa Canalete di Valdagno (VI), da La Siembra Onlus di Crema (CR) a Le Rondini di Verona o a Mondo Nuovo di Torino, dal Sandalo di Saronno (VA) a Sotto lo stesso cielo di Usmate Velate (MB). E poi Unicomondo (VI), Zucchero Amaro di Chiavari (GE), Garabombo (CO), La Bottega Solidale di Genova e Pace e sviluppo a Treviso. E tante altre ancora.

È un movimento che trae ispirazione anche dai suoi partner europei. La Polish Fair Trade Association è praticamente in prima linea in questi due mesi di guerra scarsi. Grazie alle relazioni maturate tra le altre cose nell’ambito del progetto “EU-WISE Young Citizens-Consumers”, Equo Garantito ha potuto intercettare diverse misure attivate per i rifugiati dall’Ucraina. Dobrota Egner, educatrice polacca che si spende per sensibilizzare le persone a proposito dei valori del commercio equo e solidale nell’ambito della campagna delle “Fair Trade Schools”, ha raccontato come “a Katowice l’abbigliamento che proviene dalle raccolte di beni di prima necessità venga organizzato per taglie e tipologie, come nei negozi di seconda mano. Si raccolgono segnalazioni delle necessità ed esigenze dei profughi, per cercare ciò di cui hanno realmente bisogno. Nel nostro centro giovani di Piekary abbiamo pensato di organizzare laboratori per i bambini ucraini ospitati nella nostra città, e già il primo giorno, pur avendo solo distribuito qualche volantino, ne sono arrivati 30. Ora gestiamo otto gruppi e un incontro settimanale per i genitori. A loro volta, molte mamme ucraine si offrono di aiutare volontariamente per le attività dedicate ai giovani. Offriamo incontri di supporto psicologico anche per gli adulti, un’occasione per ritrovarsi per i profughi ospitati in diversi appartamenti e famiglie e mantenere le relazioni. Stiamo anche aiutando direttamente alcune persone con alloggi ed ospitalità. In particolare, una operatrice dell’organizzazione di Mariupol con cui eravamo soliti svolgere scambi di giovani volontari e studenti, sta finalmente raggiungendo la Polonia insieme al marito con disabilità, dopo un lunghissimo viaggio ed una settimana di sosta nella palestra di un’altra città ucraina. All’inizio del conflitto non è voluta partire ma poi si è decisa a lasciare la sua città distrutta”.

C’è un’Europa solidale che dal basso è pronta ad accoglierla. Che va sostenuta: la Polish Fair Trade Association ha infatti suggerito a Equo Garantito che l’assistenza ai profughi ucraini sarà lunga e che è “meglio tenere le energie per campagne di raccolta fondi più avanti, quando finiranno le risorse attuali”.

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