Esteri / Reportage

In Ecuador lo zucchero “Dulcita” vale oro. Equo e solidale

Nel Chocó Andino la cooperativa Copropap formata da piccoli coltivatori di panela sta costruendo uno zuccherificio centralizzato con il supporto di Altromercato. L’obiettivo è migliorare la produzione e risparmiare energia

Tratto da Altreconomia 243 — Dicembre 2021
Tatiana Vaca, socia fondatrice di Copropap di © Beatrice De Blasi

“Pacto, capitale de la panela organica” recita un grande cartello stradale all’ingresso della piccola cittadina ecuadoregna di poco più di cinquemila abitanti. A soli 87 chilometri dalla capitale Quito nel cuore del Chocó Andino -riconosciuto dall’Unesco come zona di conservazione e sviluppo sostenibile, dichiarato riserva della biosfera nel 2018- si trova Copropap, cooperativa di piccoli produttori di “Dulcita”, lo zucchero di canna integrale del commercio equo e solidale. In venti anni di attività Copropap è riuscita a trasformare una produzione autoctona in un esempio da manuale di applicazione dei principi dell’agroecologia e gestione agroforestale di cui beneficia un’intera comunità.

La riserva del Chocó Andino si trova a un’altitudine compresa tra i 360 e i 4.480 metri sul livello del mare, ricopre ben 286mila ettari e rappresenta circa un terzo della Provincia di Pichincha di cui fa parte il Municipio di Pacto. La foresta pluviale che ricopre il territorio ospita circa 350 specie di uccelli, centinaia di orchidee e bromelie e 100 specie di mammiferi tra cui l’orso dagli occhiali. Venti anni fa, isolamento, scarsa produttività e nessuna politica nazionale di sviluppo o assistenza spinsero i contadini produttori di zucchero di canna a unirsi in cooperativa. Oggi l’accesso è migliorato, finalmente una strada asfaltata consente di arrivare fino a Pacto, ma le 27 comunità all’interno della riserva a volte restano isolate. Strade sterrate, spesso non percorribili durante la stagione delle piogge a causa di frane, contraddistinguono la zona assieme alla bassa alfabetizzazione nella popolazione adulta ma in forte miglioramento per le giovani generazioni che finalmente hanno accesso a nuove scuole costruite nei dintorni.

“Il commercio equo ha cambiato la nostra vita -racconta Rubèn Tufiño, direttore di Copropap-. Prima eravamo costretti ad accettare il prezzo che l’intermediario decideva di pagarci. Era una situazione davvero dura, non riuscivamo a ottenere prezzi giusti per il nostro lavoro che si svolgeva in condizioni precarie. Crediamo nella cooperativa: abbiamo necessità comuni, i diritti sono gli stessi per tutti, tutti i soci godono delle stesse condizioni, senza preferenze anche se produciamo quantità differenti di zucchero”.  La Cooperativa productores de panela el paraiso (Copropap) fu creata nel 1991 su iniziativa di alcune famiglie contadine che coltivano la canna da zucchero da generazioni su piccoli terreni in ripida pendenza in un territorio che si trova tra i 900 e i 1.400 metri di altitudine. Oggi la cooperativa riunisce 49 soci, piccoli coltivatori di canna da zucchero e produttori di panela, uno zucchero integrale biologico dal caratteristico aroma di miele prodotto artigianalmente dalla spremitura della canna. 

Le famiglie dei contadini soci vivono distribuite in una decina di comunità rurali (barrios) del Municipio di Pacto e coltivano estensioni tra i quattro e i sei ettari. La raccolta avviene per dieci mesi grazie alle condizioni del suolo e del clima favorevoli che permettono alla canna di maturare praticamente tutto l’anno.  Il processo di lavorazione della panela è totalmente artigianale e sostenibile: ogni fase della lavorazione è gestita a livello familiare. La canna da zucchero viene tagliata dai soci e le loro famiglie con l’aiuto di braccianti regolarmente assunti. Tra i tagliatori sta emergendo anche una giovane generazione di donne, piccole imprenditrici, che hanno scelto di scendere letteralmente in campo a gestire la propria terra come raccontano Ruby, 21 anni, e Nandy Mediavilla, 24 anni. 

Nella raccolta si separa il fusto dalle foglie e dalle estremità con il machete, poi le canne vengono portate ai trapiche, piccoli mulini a motore che estraggono il succo dalle canne meccanicamente e lo avviano alla bollitura per l’evaporazione dell’acqua. I residui della canna essiccati al sole (bagassa) vengono utilizzati come combustibile per i mulini gestiti direttamente dai soci. 

Rubèn Tufiño, direttore della cooperativa, durante una manifestazione pacifica all’udienza pubblica della Corte costituzionale. Copropap e le associazioni contro le miniere si battono per vedere garantito il loro diritto all’accesso all’acqua e a un ambiente incontaminato © Beatrice De Blasi

Una filiera ecologica al cento per cento per produrre uno zucchero unico, dall’aroma caratteristico di miele, biologico, integrale, ricco di ferro e sali minerali.  Efficienza, professionalizzazione, dinamismo e partecipazione democratica sono le parole chiave per raccontare l’esperienza di Copropap che ha lavorato duramente per migliorare la qualità dello zucchero e aumentare i benefici per i soci. Dalla prima esportazione di zucchero “Dulcita” nel 1995 all’ottenimento della certificazione bio e la costruzione di un capannone per la lavorazione e lo stoccaggio dello zucchero, grazie al supporto di Altromercato, sono stati tanti i cambiamenti grazie ai quali la cooperativa oggi gestisce in totale autonomia le attrezzature, dispone di personale tecnico, ed effettua il controllo qualità in loco, mentre prima queste fasi avvenivano tutte nella capitale. 

I tempi in cui i campesinos dovevano sottostare ai ricatti dei coyotes, gli intermediari, sono lontani e ora il prezzo equo è un diritto, giustamente guadagnato in un percorso collettivo di duro lavoro e sacrifici per essere sempre più all’altezza delle sfide del mercato e gestire in autonomia con professionalità l’intera filiera produttiva: agronomica, produttiva, logistica e commerciale. I campesinos non sono più isolati perché lo zucchero “Dulcita”, arriva in Europa ed è apprezzato come uno dei migliori zuccheri di canna artigianali biologici. 

“Siamo orgogliosi di essere contadini che stanno dimostrando che un’economia sostenibile e in armonia con la riserva è possibile” – Eddy Cortès

Ma le sfide per Copropap non finiscono qui. Eddy Cortès, giovane presidente di Copropap, ne ha una ancora molto grave da affrontare. Schierati con Eddy, troviamo il biologo Inty Arcos, coordinatore della Mancomunidad (coordiamento delle comunità della riserva), Milton Arciniegas, ingegnere forestale e Richard Paredes, presidente della giunta municipale di Pacto. Sono i quattro coordinatori del “Frente antiminero” di Pacto. Una leadership che rischiano di pagare con la vita in un Paese dove le aggressioni mortali ai difensori dell’ambiente negli ultimi dieci anni sono state in costante aumento, come denunciato dall’Alianza de Organizaciones por los derechos humanos en Ecuador nel suo ultimo rapporto di giugno 2021. “Siamo circondati dalla foresta pluviale -afferma Inty Arcos- fiumi, cascate e siti archeologici con resti pre-incaici del popolo Yumbo, centri astrologici, incisioni rupestri, culuncos, ossia antichissimi sentieri, stretti come trincee, che collegano le Ande fino alla costa e fungevano da percorsi per camminatori veloci che dalla costa andavano o venivano in montagna”. Sono queste le vere ricchezze di una regione che potrebbe contare su uno sviluppo economico completamente sostenibile, in armonia con la riserva della biosfera, basandosi sul turismo sostenibile e l’agrobioecologia con le coltivazioni organiche di canna da zucchero e gli alberi da frutto. Questa parte dell’ecosistema della catena montuosa delle Ande occidentali conserva specie vegetali endemiche come la palma che produce noci d’avorio e una specie di frutta cherimoya in pericolo di estinzione. L’8% di tutti i mammiferi dell’Ecuador vive nella regione. 

Victor Serrano mentre lavora artigianalmente lo zucchero di canna Dulcita © Beatrice De Blasi

Pacto è governata da un municipio autonomo e fa parte del Distretto metropolitano di Quito (Dmq). A causa del valore del suo ecosistema, il Quito Metropolitan Board nel 2011 aveva dichiarato i microbacini fluviali di Pacto -formati dai fiumi Mashpi, Guaycuyacu e Sahuangal- aree naturali protette. La dichiarazione aveva decretato che il terreno fosse utilizzato come area per la conservazione e lo sviluppo dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’agroforestazione sostenibile. Aveva inoltre esplicitamente proibito l’estrazione di risorse naturali non rinnovabili e le attività di perforazione. “Peccato che questo decreto sembri essere stato dimenticato”, continua Eddy Cortès di Copropap. Nel 2018 in totale contraddizione, e in violazione del diritto di consulta della popolazione locale, sono state assegnate alcune concessioni minerarie nell’area. 

Il ministero delle Risorse naturali non rinnovabili ha approvato due concessioni minerarie all’interno della riserva della biosfera all’Ente nazionale minerario (Enami): Urcutambo e Ingapi. Entrambe hanno iniziato a operare illegalmente essendo prive della licenza ambientale. Un meccanismo che ha scatenato un vero e proprio conflitto legale e sociale tra governo nazionale e governo locale, che si oppone ai progetti di sfruttamento minerario dello Stato. Sommate tra loro queste concessioni occupano più di 4.600 ettari di terreno e avranno un effetto diretto sulle comunità di Pacto e sulla parrocchia autonoma di Gualea.

Eddy Cortès, presidente Copropap, aderisce al “Frente antiminero” di Pacto © Beatrice De Blasi

Se l’attività mineraria dovesse prevalere, oltre all’impatto sociale con la conseguente migrazione, il sistema idrico del fiume Chirapi sarebbe irrimediabilmente danneggiato. Uno degli aspetti più preoccupanti dell’attività mineraria riguarda l’utilizzo sproporzionato di acqua che colpirebbe ineluttabilmente il sistema idrico del fiume e, di conseguenza, danneggerebbe le comunità della regione e le 21mila persone che ci vivono utilizzando l’acqua per i propri bisogni primari. L’Ente nazionale minerario, per la concessione di Ingapi, nei primi due anni di attività ha previsto di prelevare oltre 770mila litri di acqua al giorno, quasi 22 milioni di litri al mese, ovvero 522 milioni in due anni. Si tratta di circa 14 volte più acqua di quanta se ne utilizzi per l’intera regione in un anno. Altri 350 milioni di litri sono previsti per la concessione di Urcutambo.

Le due concessioni minerarie, in fase di esplorazione simultanea, costeranno al sistema idrico del fiume Chirapi oltre 870 milioni di litri d’acqua, quasi 25 volte di più di quella utilizzata dall’intero distretto metropolitano della regione di Quito. Un impatto dalle conseguenze devastanti nella riserva. “L’acqua è la nostra vita -dice Cortès-. Siamo difensori della foresta discendenti del popolo Yumbo e continueremo a difendere in modo pacifico il nostro territorio, facendo ricorso alla legge in tribunale. Siamo orgogliosi di essere contadini che stanno dimostrando che un’economia sostenibile e in armonia con la riserva è possibile. Raccontatelo in Italia, ci darete forza”. 


Il sogno dei contadini di Copropap 

Copropap ora è completamente autonoma, gestisce l’intera filiera produttiva dello zucchero di canna integrale, ma la voglia di migliorare e la dinamicità dei soci li ha spinti a voler realizzare un grande sogno e a intraprendere un nuovo progetto. 

I 16 piccoli mulini dei soci, i trapiche dove viene lavorata la canna, verranno sostituiti da uno zuccherificio centralizzato, per migliorare la qualità e la produttività dello zucchero di canna (mantenendone invariate le caratteristiche organolettiche) e aumentare la sicurezza per i lavoratori garantendo al contempo un grande risparmio energetico. Per garantire gli alti standard di qualità richiesti dal mercato e per evitare la contaminazione della panela durante le varie fasi produttive, occorre infatti un impianto centralizzato per la lavorazione dello zucchero con un centro di confezionamento che deve sottostare a standard igienici sempre più rigidi. Per supportare la nuova sfida di Copropap, Altromercato e Fondazione Altromercato hanno lanciato una campagna che ha l’obiettivo di raccogliere 50mila euro di donazioni necessarie ai contadini di Pacto per concludere la costruzione dello zuccherificio e realizzare pienamente il loro sogno di essere imprenditori di un’economia sostenibile, in perfetta sintonia con la riserva ecologica in cui vivono. In un territorio dove l’agricoltura biologica è l’unica alternativa possibile allo sfruttamento minerario che rischia di distruggere un’intera riserva naturale, il nuovo zuccherificio rappresenta per l’intera comunità di Pacto la grande possibilità di riscatto per molte più persone che potranno godere dei benefici di un’economia sostenibile. Copropap potrà accettare nuovi soci e tutto il valore aggiunto della lavorazione e della vendita andrà a beneficio dell’intera comunità.

Per informazioni fondazionealtromercato.it 

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