Altre Economie / Opinioni

Per vestire i panni della giustizia

Il mese di aprile è dedicato alla moda etica e sostenibile. Un’occasione per scoprire le molte alternative ai capi prodotti sfruttando le lavoratrici e l’ambiente. La rubrica di Equo Garantito

Tratto da Altreconomia 247 — Aprile 2022
© social cut, unsplash

Secondo il dizionario Treccani, la parola “moda” (dal francese mode, derivato del latino modus, “maniera, foggia, misura”) designa l’usanza o il gusto del momento che cambia a causa di una continua ricerca del nuovo. Ma chi ne paga il prezzo? Il mondo della produzione tessile è segnato da profonde ingiustizie sociali e ambientali. Sono 35 milioni le persone che nel mondo producono i capi che indossiamo, ricevendo stipendi fra i più bassi a livello globale. L’inquinamento ambientale causato del settore -dalla coltivazione del cotone fino ai problemi legati allo smaltimento di tonnellate di abiti scartati- completa un quadro davvero tragico. 

Nonostante si registri una maggiore sensibilità sul tema, l’effettiva reazione-azione dei consumatori e delle consumatrici verso scelte di acquisto alternative è però ancora davvero molto deludente. Le proposte di moda etica del commercio equo e solidale sono certamente un’opzione da sostenere e rafforzare. L’impegno delle organizzazioni equosolidali per sensibilizzare sul tema a tutti i livelli (nelle scuole, con la cittadinanza, con le istituzioni) non deve venir meno.

Aprile, per il movimento internazionale del fair trade è il mese della moda etica, stimolato dalla campagna Fashion revolution che ogni anno, in occasione del drammatico anniversario del crollo del Rana Plaza (avvenuto a Dhaka in Bangladesh il 24 aprile 2013), propone agli attivisti di ogni dove di chiedere al mondo della moda maggiore trasparenza e responsabilità. Lo slogan “Who made my clothes?” diventa una meravigliosa occasione per raccontare le storie di giustizia, partecipazione e inclusione che sono la trama delle proposte di moda equosolidale. Equo Garantito ha aderito inoltre alla campagna #PayYourWorkers, promossa dalla campagna Abiti Puliti. L’iniziativa nasce dall’esigenza di fare giustizia per i milioni di operai e operaie del settore tessile che a causa della pandemia e della mancanza di tutele, hanno perso il lavoro senza alcuna indennità o senza ricevere lo stipendio (già ridottissimo). La maggior parte di queste persone sono donne che la fame e il bisogno costringono a lavorare in condizioni sempre più precarie, pur di poter sopravvivere. #PayYourWorkers chiede ai marchi della moda di pagare a chi lavora nelle filiere tessili il salario integrale e garantire che i lavoratori e le lavoratrici non siano mai più lasciati in mezzo a una strada in caso di fallimento della fabbrica, aderendo a un fondo di garanzia. La campagna chiede alle aziende di assicurare la libertà di associazione sindacale e il diritto di contrattazione collettiva. Tutto ciò costerebbe appena dieci centesimi in più (ribadiamo: dieci centesimi) per ogni capo d’abbigliamento e permetterebbe non solo di garantire un reddito sufficiente per sopravvivere, ma anche di rafforzare gli ammortizzatori sociali nei Paesi in cui si producono i capi d’abbigliamento che indossiamo ogni giorno.

Sul sito di Abiti Puliti è possibile trovare tutte le informazioni sui comportamenti e le politiche dei principali marchi della moda globale e sulle modalità di attivazione per chiedere loro di assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei lavoratori. Attiviamoci, dunque, per “vestire i panni della giustizia”. Le proposte nei nostri territori sono tante, belle, colorate e alla portata di ciascuno e ciascuna di noi. Dall’usato all’upcycling, passando per le sartorie sociali fino alla moda etica e sostenibile del commercio equo e solidale. Continuiamo a chiederci e a chiedere: “Chi ha fatto i miei vestiti?”. Per saperne di più segnaliamo il quaderno di approfondimento “Il vestito dell’avvenire”, liberamente scaricabile del sito di Equo Garantito.

Equo Garantito. Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale è l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane

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