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Altre Economie / Opinioni

Le imprenditrici del fair trade escono dall’invisibilità

Il commercio equo riconosce il ruolo rivoluzionario delle donne per un’economia più giusta. Anche ai vertici delle organizzazioni. La rubrica a cura di “Equo Garantito”

Tratto da Altreconomia 246 — Marzo 2022
© Wfto

Ci sono donne che ci mettono la faccia, anche per tante altre che operano al loro fianco, lavoratrici o volontarie delle organizzazioni del commercio equo e solidale. Come Gabriella Papone, presidente di La Bottega Solidale di Genova, cooperativa che da più di trent’anni inventa nuove strade per il commercio equo e solidale: è lei che ora si assume la responsabilità, insieme al consiglio di amministrazione, di affrontare una coraggiosa ristrutturazione dell’organizzazione per superare anni finanziariamente difficili.

Come Adele Barbetti, presidente della cooperativa Monimbò di Perugia, tra le promotrici del progetto Umbria Slow Fashion che ha rilanciato con un’impronta eco-fashion i punti vendita, inventando un’efficace commistione della moda equosolidale con i laboratori artigianali locali. Come Barbara Salvagno, presidente della cooperativa AquaAltra di Venezia che spiega ogni anno agli altri consiglieri e ai soci il valore di essere parte del sistema di monitoraggio Equo Garantito. Un sistema che verifica l’attendibilità di tutta la filiera del commercio equo e solidale, dai produttori svantaggiati agli importatori che attuano pratiche commerciali eque, ai rivenditori che sensibilizzano le loro comunità.

Queste imprenditrici sono uscite dall’invisibilità, condizione descritta da Caroline Criado Perez nel suo volume “Invisibili” (Giulio Einaudi editore, 2020) che si fonda sulla mancanza di dati di genere, attestata da ampie ricerche in tanti campi della nostra cultura (cinema, giornalismo, letteratura, scienza, urbanistica, economia): gli aspetti dello specifico femminile che non sono tenuti in considerazione si riferiscono a svariate dimensioni, ma i tre temi più ricorrenti sono il corpo delle donne, il carico di lavoro non retribuito che grava sulle loro spalle, la violenza maschile.

Seppure il commercio equo e solidale sia un settore attento all’equità di genere, le donne sono il 64% dei lavoratori di questo settore in Italia ma rappresentano il 39% dei presidenti delle organizzazioni (“Rapporto Annuale Equo Garantito”, 2021). Forse anche perché i consiglieri si riuniscono spesso la sera o fuori orario di lavoro destinando, di solito a titolo gratuito, il loro tempo libero alle attività di direzione delle organizzazioni: ma si sa che quello delle donne è sempre meno rispetto a quello degli uomini o sono meno propense a sottrarlo alle attività di cura in famiglia per dedicarlo ai propri interessi personali. Tuttavia questo dato è strabiliante se paragonato a quanto emerge dal “Gender diversity index 2021”, lo studio europeo che ogni anno analizza la rappresentanza di genere nei consigli di amministrazione e nei vertici aziendali in Europa: in Italia le donne a capo dei consigli di amministrazione sono solo il 15%.

È evidente quindi l’impatto trasformativo che ha avuto il criterio numero sei dello standard del Fair Trade, riferito all’equità di genere e all’empowerment della donna. Lo racconta, anche questo 8 marzo, la World fair trade organisation con la campagna #SheLeadsTheWay: le aziende equosolidali riconoscono il ruolo chiave delle donne nel rivoluzionare l’economia attuale verso una più giusta. Anche rispetto a questo requisito Equo Garantito monitora le attività delle organizzazioni italiane di commercio equo e solidale, usando un sistema di garanzia certificato da un ente terzo (CSQA). Il marchio Equo Garantito, quindi, identifica per i cittadini e le istituzioni le organizzazioni di commercio equo e solidale verificate, e i loro prodotti. Puoi fidarti, se è Equo Garantito.

Equo Garantito. Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale è l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane.

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