Interni / Reportage

L’autostrada Asti-Cuneo svolta verso le colline dell’Unesco

L’incompiuto progetto di collegamento dei due capoluoghi piemontesi è ripartito ma l’area delle opere è inclusa nella “buffer zone” del Sito dei “Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato”. La nuova procedura di Valutazione di impatto ambientale è in corso

Il moncone della Asti-Cuneo © Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero

Mario e Sergio Burzio sono titolari dell’azienda agricola Battesiorio che si trova nella frazione Rivalta di La Morra, in provincia di Cuneo. Su una superficie di circa 30 ettari i due fratelli coltivano da 40 anni -con metodo biologico certificato già nel 1992- ortaggi, cereali e frutta. Anche l’allevamento estensivo di bovini ha la certificazione biologica. Un paesaggio verde e incontaminato che nonostante sia inserito in una “buffer zone” Unesco -come vengono denominate le zone di collegamento tra le più pregiate “core zone”- non è al riparo dal cemento: entro il 2024 nella tenuta agricola Battesiorio passerà infatti un pezzo dell’autostrada Asti-Cuneo. Una fascia di larghezza sino a 100 metri dividerà in diagonale i campi, rendendo di fatto impossibile il pascolo libero degli animali e la coltivazione biologica dei cereali. 

Il progetto autostradale per collegare i due capoluoghi di provincia piemontesi nasce negli anni Novanta ma è solo nel 2005 che viene data la concessione alla società Autostrada Asti-Cuneo Spa, la cui proprietà è divisa tra le società Autostrada Ligure Toscana, Itinera (entrambe gravitano nell’orbita industriale del gruppo Gavio) e Anas. I lavori partono nel 2007 ma già nel 2012 si bloccano. E fino al 2021 rimane così, interrotta: mancano poco più di nove chilometri di asfalto per collegare Alba con Cherasco, passando per i paesi di Roddi, Verduno e La Morra. I motivi di questo blocco li riconosce la stessa società autostradale nel 2016: in una “memoria” presentata alle istituzioni, il gruppo Gavio evidenzia due problemi, uno relativo ai volumi di traffico e l’altro ai costi. “I dati di traffico rilevati nel 2014 -si legge nella memoria- sulla tratta in esercizio dell’autostrada Asti-Cuneo compresa tra l’A6 Torino-Savona e Cuneo con quelli previsti, evidenziano che il traffico medio giornaliero è di circa 4.500 veicoli a fronte dei 24.600 veicoli previsti nel Piano economico finanziario di gara”. Insomma, i flussi previsti in fase di approvazione del progetto risultano sovradimensionati e quelli effettivi si rivelano insufficienti per ripagare il costo delle opere. Inoltre il lotto mancante dovrebbe costare 411 milioni in più di quanto previsto.

Un’immagine aerea del tratto interrotto della autostrada Asti-Cuneo © Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero

Per portare Gavio a proseguire con il completamento dell’autostrada, il ministero delle Infrastrutture, in accordo con la Regione Piemonte, propone così un atto aggiuntivo alla convenzione del 2007 basato sul finanziamento dei lavori della Asti-Cuneo con gli introiti della Torino-Milano (cross-financing). Si arriva al 2021 e il completamento diventa realtà. Iniziano i lavori per il lotto mancante ma qualcosa è cambiato: nel progetto originale, all’altezza del Comune di La Morra, gli automobilisti provenienti da Cherasco sarebbero dovuti entrare in una galleria, proprio per salvaguardare il paesaggio collinare inserito nel patrimonio Unesco. E “invece si buttano via 16 anni di progetti, studi e valutazioni, per optare per una soluzione all’aperto in parte su rilevato, in parte in trincea e, in Borgata Molino, su un viadotto della lunghezza di circa 402 metri” come spiegano per l’Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero Silvio Veglio, Guido Chiesa e Cesare Cuniberto.

Quella della galleria, però, non è solamente una questione estetica. Nel 2002 l’Anas aveva infatti presentato il progetto definitivo del tratto con la soluzione della galleria, giustificando così la scelta: “La presenza sul versante della Collina di Verduno di terreni con caratteristiche geomeccaniche estremamente scadenti ed è in condizioni di stabilità quiescente”. La collina non è stabile ma nel frattempo è stato costruito sopra un ospedale di 110.000 metri quadrati su un lotto di 20 ettari. Il nuovo progetto presentato a settembre 2021 ha individuato sei aree di potenziale frana, per arginare le quali si propongono bonifica e sistemi di drenaggio nelle stesse zone e con gli stessi metodi individuati a suo tempo dall’Anas, ma nettamente ridimensionati.

“In campo internazionale, come pure oggi in Italia -proseguono dall’Osservatorio- gli studi di impatto ambientale devono analizzare ogni ragionevole alternativa del progetto esaminato. Ma alle alternative lo studio presentato dalla società Asti-Cuneo dedica poche righe. In sostanza dicono che poiché non ci sono le necessarie coperture finanziarie, si predispone una tracciato all’aperto là dove era prevista la galleria. “Punto. Con quelle due frasi l’analisi è finita e la discussione è chiusa”.

L’area oggetto delle opere è inclusa nella “buffer zone” del Sito Unesco dei “Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato” ed è in diretta connessione con un altro Sito Unesco, denominato “Residenze Sabaude – Complesso Carloalbertino di Pollenzo”. Nonostante questa vicinanza, il direttore del Sito Unesco dei “Paesaggi Vitivinicoli” ha dichiarato che da uno studio in corso “emergono rassicuranti risultati che confermano la salvaguardia dei Siti”. A nulla è servita la richiesta di chiarimenti che il vicesindaco di Verduno, Andrea Demagistris, ha inviato alla direzione Unesco di Parigi. Una mossa che non è piaciuta alla sindaca di Verduno, Marta Giovannini, che ha revocato l’incarico a Demagistris e le deleghe di assessore. D’altronde la sindaca aveva appena inviato, di intesa con la Regione, un documento al ministero delle Infrastrutture in cui si avvallava la soluzione del viadotto, senza discuterne preventivamente con il Consiglio comunale ed in contrasto con la delibera a favore della galleria approvata all’unanimità solo l’anno prima.

Attualmente è in corso la nuova procedura di Valutazione di impatto ambientale del lotto, nella quale il progetto è cambiato. Nel frattempo, da quanto emerge dal verbale interno dell’Osservatorio, il capo della segreteria tecnica del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Mauro Antonelli, ha dichiarato che si sarebbe impegnato a far svolgere da una società terza lo studio dì comparazione tra le due ipotesi, quella esterna ed il tunnel, a patto che, ottenuto lo studio, le parti accettino il risultato che ne emergerà. “Un bel passo in avanti rispetto alle posizioni di partenza”, commentano dall’Osservatorio.

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