Ambiente / Attualità

Vecchie autostrade con i soldi del Recovery fund: il ritorno della “Orte-Mestre”

La Regione Veneto chiede due miliardi di euro per realizzare un corridoio autostradale tra Mestre e Cesena. Idea raccolta dall’assessore ai Trasporti dell’Emilia-Romagna, per una superstrada che taglierebbe la tutelata “Valle del Mezzano”. L’Europa però non ha mai considerato prioritaria l’opera

© Nagy Szabi - Unsplash

La Regione Veneto vorrebbe due miliardi di euro per finanziare la realizzazione di un corridoio autostradale tra Mestre e Cesena. Lo ha scritto nel poderoso documento pubblicato in Gazzetta Ufficiale, un allegato di 460 pagine con la lista dei progetti del Piano regionale per la ripresa e la resilienza (Prrr) del Veneto elaborato “ai fini della predisposizione del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr)”. Il progetto è indicato a “priorità 1”: indispensabile.

Due miliardi rappresentano l’otto per cento dei 25 che il Veneto vorrebbe ottenere da Bruxelles, via Roma, nell’ambito del cosiddetto “Recovery fund”, e andrebbero a realizzare una grande opera vecchia ormai di almeno vent’anni, che l’Europa non ha mai considerato prioritaria e che avrebbe un forte impatto ambientale. 

La Mestre-Cesena, infatti, non è altro che l’autostrada Orte-Mestre, una di quelle “depurata” della E45, il tratto appenninico tra la città romagnola e la valle del Tevere, dove l’Anas ha avviato lavori di manutenzione straordinaria dei manufatti.
Una decina d’anni fa, per la prima volta, si era tornati a parlare di un’autostrada tutta nuova da costruire, un intervento da oltre 10 miliardi di euro, una delle grandi opere della famigerata “Legge Obiettivo” (441/2001) che avrebbe dovuto rendere spediti i cantieri delle grandi opere e che a dicembre compie vent’anni. Complessivamente, un’infrastruttura di oltre 400 chilometri: il tratto in pianura, tra Mestre e Cesena, quello su cui ha deliberato la Giunta veneta, andrebbe realizzato ex novo, affiancando o viaggiando in parallelo a quella che oggi è la Ss309 Romea.

Nell’autunno del 2012 realizzammo un reportage tra Mestre e Orte per mostrare tutto quello che l’autostrada avrebbe cancellato. Tra i più importanti c’è senz’altro, in Emilia-Romagna, la riserva del Mezzano. Un’area -come ha ricordato Legambiente Emilia-Romagna- “costituita da 18mila ettari senza insediamenti, nati per mano dell’uomo che ha bonificato il territorio delle acque salse nel 1957, creando un habitat unico. L’area è riconosciuta dall’Italia e dalla Unione europea quale Zona di protezione speciale (Zps) secondo la Direttiva comunitaria ‘Uccelli’, ed è stata scelta per l’attuazione del progetto europeo LIFE Perdix per la reintroduzione di una specie estinta in natura, la Starna italica. È un’area che la Provincia di Ferrara ha espressamente dedicato a conduzione agricola e per consentire la tutela e l’incremento di flora e fauna selvatiche. Il ‘nuovo’ progetto spaccherebbe a metà la Zps, con penalizzazione dell’agricoltura, difficoltà per fauna e flora selvatiche e facendo in sostanza carta straccia degli impegni internazionali assunti. Relativamente al progetto, il Parco del Delta del Po ha dato parere negativo, in quanto la nuova realizzazione produrrebbe una barriera tale da impedire e limitare fortemente l’efficacia dei corridoi ecologici nell’intero territorio”.

In Emilia-Romagna l’assessore regionale con delega a mobilità e trasporti, infrastrutture, turismo, commercio è Andrea Corsini. Prima di entrare in Giunta regionale, nel dicembre 2014, è stato per otto anni assessore a Ravenna, la città più importante incrociata dalla Romea tra Mestre e Cesena (l’altra è Comacchio). Anche lui quest’opera la vuole a ogni costo. Intervistato da Ravenna Today ha avuto modo di affermare: “Ho sempre pensato che abbandonare il progetto della E55 Orte-Mestre sia stato un errore, però è andata così”. E parlando del tipo di progetto: “Non un’autostrada, perché sarebbe un’opera troppo complessa e con un impatto troppo grande sul territorio, c’è il rischio di incartarsi subito. Io penso piuttosto a una superstrada a quattro corsie, due per senso di marcia, come l’attuale E45, certamente più moderna e funzionale rispetto alla E45 realizzata già diversi anni fa. Noi stiamo pensando al tratto emiliano fino al Po, che corra parallelo alla Romea, all’interno, lasciando le valli sulla destra. Poi dobbiamo trovare l’accordo con il Veneto per il tratto dal Po a Mestre. E qui il discorso con Zaia e la Regione Veneto è già aperto. Se arrivano i soldi del Recovery fund tutta questa partita potrebbe essere avviata anche prima del previsto”.

Secondo il cronoprogramma di Regione Veneto se arrivano i soldi europei l’opera può partire in sei mesi. Eppure, a differenza di quanto pensa Corsini, per l’Europa il collegamento diretto tra Mestre, Ravenna, Cesena ed Orte non è una priorità.
Non lo è nel 2021 come non lo era nel 2013, quando dopo l’approvazione del progetto preliminare della Orte-Mestre da parte del Cipe interrogammo la Commissione per verificare il comunicato stampa diffuso dal governo italiano, che definiva la nuova autostrada di 396 chilometri “un asse viario fondamentale per l’Italia (attualmente noto come E45), che rientra nei corridoi europei dei progetti TEN-T”, ovvero del Trans-European Transport Networks in Europe, che individua nove corridoi infrastrutturali e intermodali considerati strategici (“core”) dalla Commissione europea.

Non trovando riscontro all’affermazione contenuta nel comunicato stampa del ministero, infatti, Altreconomia aveva chiesto maggiori informazioni alla Commissione europea che -al rispetto- era stata chiara:“Il collegamento diretto tra Orte e Mestre non fa parte di alcun Corridoio ma alla rete di interventi complementari alla rete TEN-T”. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti era Maurizio Lupi, presidente del consiglio Enrico Letta.
Anche oggi il portale della Commissione conferma che da allora non è cambiato niente. 

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