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Terra e cibo / Approfondimento

La multinazionale Bayer tenta di mettere le mani sull’agricoltura rigenerativa

La Bayer Crop Science ha pubblicato il suo “programma” per un’agricoltura rigenerativa appropriandosi dei punti riportati da una Carta elaborata nel 2018 dalle Ong che si battono proprio contro il modello agricolo di cui il colosso è l’emblema. Una campagna dal basso denuncia il greenwashing e rimette al centro i produttori

© Ophélie Authier - Unsplash

La multinazionale farmaceutica Bayer, emblema di un modello agricolo intensivo e dagli enormi impatti legati ai suoi input chimici, si sarebbe appropriata del manifesto dell’agricoltura organica e rigenerativa promosso dalle organizzazioni della società civile, guardandosi bene da citare i promotori o la “Carta” di riferimento. È accaduto a ottobre di quest’anno, quando la Bayer Crop Science, braccio agricolo della capogruppo Bayer AG, ha pubblicato online il proprio “programma” per un’agricoltura rigenerativa, elencando tra le altre cose anche gli stessi punti riportati dalla “Carta dei principi e dei valori dell’Agricoltura organica e rigenerativa” (da qui in avanti “Carta”) elaborata nel 2018 dalla Ong Delegazione europea per l’agricoltura familiare di Asia, Africa e America Latina (Deafal). Per contrastare questo ennesimo tentativo di greenwashing portato avanti dal mondo dell’agroindustria è stata appena lanciata la campagna “Difendi la rigenerativa”.

Deafal, impegnata dal 2000 nella salvaguardia della biodiversità, nella promozione della sovranità alimentare e di un’agricoltura rispettosa di ecosistemi e comunità rurali, era giunta alla pubblicazione della Carta, testo di riferimento per i principi alla base delle pratiche agricole rigenerative, grazie a un lungo processo partecipativo che ha visto la collaborazione di centinaia di agricoltori e aziende agricole votate all’approccio agroecologico. “Così facendo la Bayer non riconosce il giusto valore dei principi che caratterizzano l’agricoltura rigenerativa”, spiega ad Altreconomia Susanna Debenedetti, responsabile del coordinamento dell’area Agricoltura organica e rigenerativa di Deafal.

Fa un certo effetto leggere dalla piattaforma vegetables.bayer.com che “Noi di Bayer siamo solo all’inizio del viaggio verso un futuro sostenibile dell’agricoltura, ma vediamo un enorme potenziale per portare su scala le pratiche rigenerative nelle aziende agricole di tutto il mondo, grandi o piccole che siano”, sapendo al tempo stesso che la multinazionale è impegnata nella promozione di prodotti fungicidi ad ampio spettro.

“Il primo allarme ci era arrivato in ottobre dall’Associazione di agricoltura rigenerativa iberica, che aveva lanciato una campagna in seguito alle dichiarazioni della Bayer di voler diventare leader internazionale dell’agricoltura rigenerativa”, spiega Debenedetti. “Inizialmente abbiamo aderito alla campagna spagnola, ma poi, rendendoci conto che i valori elencati dalla multinazionale nel suo programma di agricoltura rigenerativa erano uguali a quelli della nostra Carta, senza che venisse citata, abbiamo deciso di lanciare la campagna Difendi la rigenerativa (oggi già sottoscritta da moltissimi enti nazionali e internazionali, oltre che da centinaia di cittadini, inclusa Altreconomia ndr)”.

“C’è un concetto molto bello sottolineato dai produttori, ovvero che l’agricoltura rigenerativa va oltre la sostenibilità, ossia l’equilibrio tra ciò che si consuma e ciò che si produce, poiché le pratiche rigenerative aumentano la fertilità e le condizioni che garantiranno la vita futura”, continua Debenedetti, ricordando i quattro cardini dell’agricoltura rigenerativa elencati nella Carta. Primo: la rigenerazione del suolo, attraverso pratiche scientifiche, innovative e sperimentali che aumentino la fertilità e il contenuto di carbonio organico. Secondo: la rigenerazione degli ecosistemi e della biodiversità. Terzo: la rigenerazione delle relazioni tra gli esseri viventi, favorendo rapporti di lavoro e di scambio basati sulla tutela dei diritti e sulla trasparenza. Quarto: la rigenerazione dei saperi attraverso la promozione della conoscenza come bene collettivo in continua trasformazione ed evoluzione, da acquisire e trasmettere in una dimensione di apertura e interazione con gli altri.

“Questi principi, il terzo e il quarto in particolare, sono imprescindibili e le multinazionali non li possono garantire. Erbicidi e fungicidi, solo per citare i principali, non sono in linea con un’agricoltura che punta a favorire la vita e convivenza tra viventi, funghi compresi. Inoltre, l’agricoltura rigenerativa non può prescindere dalla generazione di quei saperi che permettono agli agricoltori di affrancarsi dall’uso di input esterni all’azienda, mentre colossi come la Bayer tali input li producono”, continua Debenedetti. “L’agricoltura rigenerativa non è un pacchetto da vendere in modo omogeneo per tutti, perché si basa sulla diversità, sulla complessità degli ecosistemi e non sulla loro semplificazione, sulle storie delle persone, sulle conoscenze e i molteplici contesti culturali legati a quello specifico agricoltore”.

Con lo scopo di porsi come organismo di tutela, valorizzazione, rappresentanza, divulgazione e implementazione dei principi, dei valori e delle tecniche proprie dell’agricoltura organica e rigenerativa, dopo due anni di processi partecipativi tra Deafal e diverse aziende agricole italiane, in aprile 2023 è stata costituita la prima Associazione nazionale di produttori per l’agricoltura organica e rigenerativa. Matteo Mancini, coordinatore tecnico Deafal, spiega infatti che al momento non c’è un quadro normativo di riferimento sull’agricoltura rigenerativa, da qui l’importanza di associarsi. “L’articolo pubblicato da Bayer, nell’indicare i principi e i valori che caratterizzano l’agricoltura rigenerativa, sta dicendo, anche senza citarla, che è la nostra Carta a fare da punto di riferimento. Ed è proprio qua che sta il cortocircuito”.

Chi e come dovrebbe controllare l’operato della multinazionale nell’applicare le pratiche rigenerative a questo punto? Difficile rispondere a questa domanda, anche perché Bayer si è rifiutata di rispondere alle domande di Altreconomia.

“Il nostro non vuole essere un mero approccio critico contro i colossi dell’agroindustria -continua Mancini-. A noi interessa chiarire che i principi dell’agricoltura rigenerativa non sono compatibili con i loro programmi, soprattutto sapendo che il loro approccio non contempla il coinvolgimento dell’ambito sociale e politico”.
Ed è anche per sopperire al gap normativo sull’agricoltura rigenerativa che Deafal, in sinergia con vari produttori e tecnici del settore, sta lavorando a un nuovo regolamento che verrà testato a partire da gennaio 2024 e che permetterà di garantire la coerenza con i principi della Carta. Il regolamento sarà strutturato in tre fasi: un questionario di autovalutazione dove il produttore testerà il suo livello di autorigenerazione; una fase di garanzia partecipata e mutuo controllo tra produttori, e un test finale in azienda in cui si prevede la verifica continua degli avanzamenti attraverso osservazioni annuali della salute del suolo con prove mutuate dall’approccio Visual soil assessment della Fao, e attraverso monitoraggi della biodiversità del suolo, delle acque e dell’atmosfera.

Dunque “Chi ha titolo a dire che cos’è e che cosa non è l’agricoltura rigenerativa? E soprattutto chi ha titolo a sedersi a un tavolo per rappresentare le istanze dell’agricoltura rigenerativa?”. La risposta dell’Associazione nazionale di produttori per l’agricoltura organica e rigenerativa è che “sono i produttori”. Produttori che dovranno continuare a mantenere alta l’attenzione verso i ripetuti tentativi di greenwashing e verso le attività di lobby dell’agricoltura biotecnologica.

A tal proposito l’imminente votazione prevista per l’11 dicembre 2023 circa l’intenzione della Commissione europea di deregolamentare le piante geneticamente modificate prodotte attraverso le “nuove tecniche genomiche”, o Ngt, rappresenta un ulteriore rischio per la salute dei consumatori e dell’ambiente. Secondo questa proposta, infatti, i possibili danni associati all’applicazione di queste tecniche saranno ignorati e sfuggiranno ai controlli normativi. Come si evince dalle inchieste di GMWatch e del Corporate Europe observatory, la proposta della Commissione europea è stata supportata dall’industria degli Ogm (come Euroseeds, CropLife Europe -che vedono tra i loro membri le compagnie produttrici di semi e di pesticidi Bayer, Basf, Corteva e Syngenta-, e Cibe) e da europarlamentari come Herbert Dorfmann, del Partito popolare europeo, che di recente aveva anche appoggiato Bayer e Basf nella loro attività di lobby contro la legge sulla riduzione dei pesticidi (per il dimezzamento entro il 2030 dell’uso dei prodotti fitosanitari a livello Ue), abolita il 22 novembre 2023.

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