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Ambiente / Attualità

Il voto dall’esito incerto sul futuro del glifosato

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Il 12 e 13 ottobre gli Stati europei si esprimeranno sulla proposta della Commissione Ue di ri-autorizzare per dieci anni l’uso dell’erbicida. Alcuni Paesi, però, prevedono l’astensione. Mentre alcune organizzazioni hanno presentato un esposto al tribunale di Vienna contro la Bayer per aver nascosto alle istituzioni Ue studi sui possibili rischi

Le istituzioni europee tornano a occuparsi del glifosato. Il 20 settembre scorso la Commissione europea ha proposto il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del controverso erbicida per altri dieci anni nei Paesi dell’Unione. Una decisione, scrive il settimanale Politico, basata sulla valutazione effettuata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che non ha sì rilevato “aree critiche di preoccupazione” dall’uso del glifosato in agricoltura ma ha identificato diverse lacune nei dati.

La richiesta di proroga dell’autorizzazione all’uso dell’erbicida -in scadenza il 15 dicembre 2023- era stata presentata da un gruppo di aziende europee, tra cui Bayer, Syngenta e Nufarm. Ora la decisione passa ai rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione riuniti all’interno del Consiglio Ue che il 12 e il 13 ottobre dovranno votare (a maggioranza qualificata) per confermare o meno la decisione della Commissione. A differenza di quanto successo in passato, però, l’esito del voto non sembra scontato. Secondo quanto riferisce il sito d’informazione ambientale Ends news, alcuni Paesi tra cui Germania, Francia, Belgio e Austria “al momento prevedono l’astensione o la bocciatura della proposta”. Anche diversi parlamentari europei hanno espresso la loro contrarietà alla proposta della Commissione europea durante una seduta dedicata a questo tema che si è svolta il 4 ottobre. Il deputato socialista Mohammed Chahim ha fatto appello al principio di precauzione: “È da irresponsabili attendere ed essere sicuri al 100% che il glifosato sia pericoloso”.

Ma non è solo nelle stanze della politica che si gioca il destino dell’erbicida più utilizzato al mondo. Il 27 settembre scorso, infatti, l’organizzazione ambientalista austriaca Global 2000 e altri membri della Pesticide action network (Pan Europe) hanno presentato un esposto alla procura di Vienna denunciando il fatto che contestualmente alla domanda di ri-approvazione all’uso del glifosato, il consorzio guidato da Bayer non ha fornito una serie di dati e di studi scientifici in cui se ne evidenziano gli effetti dannosi, come invece sarebbe tenuto a fare.

“La normativa in materia prevede che quando un’azienda presenta una richiesta di ri-autorizzazione di un suo prodotto alla Commissione e alle agenzie dell’Unione europea deve fornire tutti gli studi in suo possesso: compresi quelli commissionati dalle aziende stesse e quelli tratti dalla letteratura scientifica -spiega Francesco Romizi di Isde Italia, Associazione medici per l’ambiente-. Tuttavia, nell’attuale richiesta di autorizzazione mancava la maggior parte delle pubblicazioni che indicassero effetti dannosi sul sistema nervoso (neurotossicità) del glifosato, compreso uno studio epidemiologico molto importante, che ha riscontrato un aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico nei bambini quando le loro madri erano state esposte al glifosato durante la gravidanza o nel primo anno di vita. Di fronte a questa situazione chiediamo che prevalga il principio di precauzione e che l’Ue fermi l’approvazione”.

A preoccupare i ricorrenti, inoltre è la mancanza di un ulteriore studio sulla neurotossicità dello sviluppo (Dnt) commissionato da un membro del consorzio (Syngenta) che ha mostrato un significativo deterioramento comportamentale nei ratti giovani quando le loro madri erano state esposte al glifosato durante la gravidanza. Gli autori della ricerca sottolineano che lo studio sul Dnt è stato ritenuto “accettabile a fini normativi” dall’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (Epa). “Lo studio inoltre mostra effetti dannosi a una dose attualmente considerata sicura dalle autorità europee”, ha aggiunto Helmut Burtscher-Schaden, biochimico di Global 2000.

Alla luce di questi elementi, le organizzazioni che hanno presentato il ricorso presso il tribunale di Vienna chiedono ai governi degli Stati membri di respingere la ri-autorizzazione del glifosato nel prossimo voto del 12-13 ottobre. In tal senso il Governo Meloni è stato sollecitato da un’interpellanza urgente presentata dalla parlamentare Eleonora Evi: durante il question time alla Camera di venerdì 6 ottobre il sottosegretario al ministero della Salute Marcello Gemmato ha dichiarato che l’Italia “potrebbe” votare a favore del rinnovo dell’autorizzazione per altri dieci anni. “Auspichiamo che ci sia un ulteriore approfondimento e che l’Italia decida di astenersi in sede di votazione il 12 ottobre”, conclude Francesco Romizi.

In un comunicato congiunto, diverse associazioni tra cui Isde, Legambiente, Wwf, Greenpeace, Lipu, FederBio e Rete semi rurali, chiedono “di applicare con rigore il principio di precauzione laddove vi sia anche una piccola probabilità di rischio per la salute pubblica e per l’ambiente. Anche la sola incertezza dovrebbe bastare a fermare l’approvazione da parte dell’Ue, ma nel caso del glifosato le prove della sua pericolosità per la salute delle persone e dell’ambiente superano ogni ragionevole dubbio, alimentato dalle aziende che producono e commercializzano il diserbante. Vietare l’uso del glifosato, quindi, sarebbe una decisione virtuosa, in linea con la necessità di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente e favorire la trasformazione delle pratiche agricole, senza essere in contrasto con la sostenibilità dei redditi degli agricoltori”.

Alternative all’uso di questo erbicida sono già disponibili come ha ricordato Pan Europe in uno studio pubblicato lo scorso marzo (tradotto in italiano da Isde) in cui si delinea l’ampia gamma metodologie utilizzate dagli agricoltori biologici: dalla gestione integrata delle erbe infestanti al diserbo meccanico fino all’uso delle moderne sarchiatrici elettrotermiche che applicano elettricità al fogliame delle piante, causando l’ebollizione dell’acqua contenuta nelle stesse e di conseguenza la morte istantanea delle infestanti. “Integrando le pratiche agricole fisiche, meccaniche, biologiche ed ecologiche con le ampie conoscenze acquisite sulle caratteristiche biologiche ed ecologiche delle piante coltivate e delle erbe infestanti -si legge nel rapporto- gli agricoltori possono gestire con successo le erbe infestanti senza erbicidi, mantenendo i raccolti, evitando di costruire resistenza nelle specie infestanti, proteggendo la salute del suolo e la biodiversità e riducendo al minimo l’erosione”.

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