Terra e cibo / Attualità

Il manuale per conoscere le politiche locali del cibo

Dalle food policy al contrasto dello spreco alimentare: aumentano in Italia i progetti territoriali che garantiscono l’accesso a un cibo sano, giusto e di qualità, organizzate con il supporto di Comuni, Università e consumatori. Un volume fa il punto su pratiche e visioni future

© Julian Hanslmaier - Unsplash

È un viaggio inedito quello che ci propone la “Rete italiana politiche locali del cibo” in un libro appena pubblicato: attraversare l’Italia seguendo la filiera dei territori dove si stanno sviluppando (o consolidando o fondando) politiche che garantiscano l’accesso al cibo “sano, nutriente, di qualità, socialmente giusto, ecologicamente compatibile e culturalmente appropriato” per usare le parole della professoressa Roberta Sonnino dell’Università di Cardiff. Il manuale per i viaggiatori che vorranno intraprenderlo si intitola “Lo spazio delle politiche locali del cibo: temi, esperienze, prospettive”, a cura di Egidio Dansero, Davide Marino, Giampiero Mazzocchi e Yota Nicolarea e scaricabile gratuitamente dal sito dell’editore Celid. Un volume che è il primo esempio, in Italia, di messa a sistema delle iniziative legate alle politiche del cibo con 25 contributi che mostrano una ricchezza consolidata di pratiche che, pur partendo dal locale, hanno sempre una tensione verso una visione sistemica, su scala nazionale e globale.

Il libro sottolinea un aspetto chiave delle politiche del cibo: la coesistenza di approcci istituzionalizzati e di processi spontanei. “Nel primo caso un ente pubblico, generalmente un Comune, insieme ad attori privati, sia di natura economica sia di natura sociale, danno vita a un percorso pianificato” con una serie di azioni che andrebbero poi “monitorate e valutate in funzione degli obiettivi che la stessa politica si proponeva”, come scrivono i curatori nell’introduzione. In altri casi, invece, le politiche non sono formalizzate e “si articolano intorno a un dibattito che vede le amministrazioni e le istituzioni dare vita ad azioni spesso non sistematizzate e derivanti dal dialogo con una serie di movimenti di produttori, consumatori o altri attori della società civile”.

Per capire meglio questo aspetto cruciale, attraverso la lettura ci si addentra nelle esperienze di diversi territori: dalle grandi città -come Roma, Milano e Torino- ai centri medi (Bergamo, Pisa, Livorno, Matera e Trento), fino ai piccoli centri e territori diffusi (Camaiore, le Madonie, la Piana di Lucca, la Valle del Tronto). Guardando alle città metropolitane, la Food Policy di Milano -eredità di Expo 2015, promossa dal Comune di Milano con Fondazione Cariplo- riveste oggi un ruolo di traino a livello nazionale e di coordinamento a livello internazionale con il Milan Urban Food Policy Pact, lanciato nel 2015, che oggi conta 210 città aderenti nel mondo. A Roma è più recente invece la nascita del “Consiglio del cibo” promosso da oltre 50 associazioni, aziende, docenti, ricercatori e attivisti che sono riusciti a dialogare con l’amministrazione per avviare un percorso verso una delibera per una politica del cibo comunale. A Torino l’Università ha avviato in sinergia con altri attori l’Atlante del cibo di Torino metropolitana, iniziativa di analisi, rappresentazione e comunicazione del sistema alimentare urbano metropolitano. Uno strumento condiviso anche da Matera, dove su spinta dell’Università della Basilicata si stanno raccogliendo in un’unica piattaforma multimediale informazioni, conoscenze, attori e ricerche che operano nel sistema locale del cibo.

In Toscana “l’Università e la ricerca hanno giocato un ruolo fondamentale nella promozione e nella disseminazione culturale delle tematiche legate alla pianificazione alimentare attraverso il ‘Piano del cibo‘ di Pisa” -scrivono i curatori- adottato dalla Provincia nel 2010. Nel 2018 è nato invece il Patto per le Politiche Urbane per il Cibo, firmato dai Comuni di Lucca, Capannori, Altopascio, Porcari e Villa Basilica.

Scendendo verso Sud (un territorio meno rappresentato nei contributi del libro), in Molise, c’è il “Piano del cibo” di Castel del Giudice (IS) che, in collaborazione con l’Università del Molise, “ha messo in piedi una strategia per evitare lo spopolamento dell’area e fornire occasioni di sviluppo socio-economico facendo leva sulle caratteristiche paesaggistiche, agricole e ambientali del luogo”, come scrivono i curatori. In Abruzzo, il Comune di Tollo (CH) ha approvato una politica del cibo “con l’intenzione di rendere la forte prevalenza vitivinicola un catalizzatore per innescare dei processi integrati fra economia locale, accrescimento della biodiversità tramite diversificazione colturale, qualità delle diete e sviluppo territoriale”.

Oltre alle esperienze territoriali, il libro raccoglie alcuni approfondimenti dedicati in particolare ai temi della democrazia alimentare, dell’economia circolare e del contrasto allo spreco di cibo, un fenomeno -quest’ultimo- molto rilevante in Italia, in diverse fasi delle filiere e che “si presta all’identificazione di soluzioni di immediata applicazione”, anche in applicazione alla legge Gadda, la legge “antispreco” del 2016.

Tutti i contributi sono stati scritti prima della pandemia, che ha avuto un grande impatto sui sistemi del cibo. “L’approvvigionamento alimentare, durante il primo lockdown, è stato uno dei pochi momenti di contatto fisico, non mediato, con il mondo, con gli altri e con qualcuno che continuava a produrre cibo per noi”, scrivono i curatori. Nel cambiamento repentino e forzato delle nostre abitudini di acquisto e di consumo, si è visto che “le risposte più pronte sono arrivate nei territori che già avevano intrapreso la strada delle food policy locali e in quei contesti dove esistono delle reti di città e territori in grado di istruire ed agevolare lo scambio di buone pratiche”.

Alla fine del viaggio, resta da riflettere sulla vulnerabilità dei nostri attuali sistemi alimentari e sulla necessità di trasformarli per rispondere alle nuove sfide del presente. Come scrivono i curatori, “la situazione emergenziale ha reso più evidente quanto le caratteristiche, i punti di forza e le criticità del sistema alimentare locale -compresa l’assunzione (o meno) di responsabilità politica sul tema da parte degli amministratori- siano indicativi della capacità di risposta delle città alle vulnerabilità che le crisi dell’Antropocene spalancano”.


Mercoledì 25 novembre, alle 16.00 a questo link, viene presentato il libro “Lo spazio delle politiche locali del cibo: temi, esperienze, prospettive”. Moderano l’incontro Francesca Forno (Università di Trento) e Giaime Berti (Scuola Superiore Sant’Anna), della Rete Italiana Politiche Locali del Cibo e intervengono Cecilia Marocchino (FAO), Chiara Certomà (Università di Torino), Chiara Tornaghi (Università di Coventry), Coline Perrin (INRAE, UMR Innovation Montpellier) e Antonella Samoggia (Università di Bologna). L’evento sarà trasmesso anche in diretta Facebook sulla pagina della “Rete italiana politiche locali del cibo”.

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