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Strumenti e pratiche per una cittadinanza ecologica e globale. Il master che prepara alla transizione

Per cambiare modello occorre partire dalla conoscenza. Per questo le Università di Parma, Verona e Trento propongono un percorso formativo ambizioso per rispondere a un’esigenza ecologica “diffusa” e al bisogno di maturare una nuova visione del vivere, del sapere e del produrre. Lezioni, laboratori e seminari su sostenibilità, consumo critico e cittadinanza attiva. Candidature aperte fino a metà dicembre

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Servono competenze adeguate per avviare la transizione ecologica. Acquisirle è l’obiettivo di “Saperi in transizione. Strumenti e pratiche per una cittadinanza ecologica e globale”, il master di primo livello organizzato dalle Università di Verona, Parma e Trento in collaborazione con il laboratorio di ricerca inter-universitario Territori in libera transizione (Tilt). Il percorso formativo della durata di un anno, in partenza a gennaio 2021 e per il quale è possibile candidarsi fino al prossimo 13 dicembre, “risponde a un’esigenza ecologica diffusa e al bisogno di maturare una visione del vivere, dell’educare, dell’abitare, del consumare e del produrre che sia in sintonia con il vivente”, spiega ad Altreconomia la direttrice del master Antonia De Vita, docente di pedagogia presso l’Università di Verona. “Il nostro piano didattico affronta i bisogni specifici di chi lavora nelle realtà territoriali, nelle associazioni o nelle pubbliche amministrazioni e nelle imprese sociali e intende formarsi su temi legati alla sostenibilità ambientale per progettare in maniera differente. Inoltre si rivolge alle persone giovani che vogliono professionalizzarsi come progettisti sociali della sostenibilità”. Il master si propone di preparare i partecipanti all’acquisizione di competenze scientifiche e professionali proprie della cultura della sostenibilità, del consumo critico e della cittadinanza attiva, “strumenti necessari per accompagnare realtà locali e istituzioni nel cambiamento dell’attuale modello produttivo e culturale”, aggiunge De Vita.

Le lezioni si terranno negli spazi del Monastero del bene comune a Sezano, in provincia di Verona, il venerdì e il sabato. Le 1.500 ore di lavoro sono suddivise in 240 di didattica (160 in sede e 80 online) e 12 di didattica outdoor con visite aziendali. Si aggiungono seminari, convegni, testimonianze di esperti e workshop tra cui un laboratorio con gli ideatori della Campagna Abiti puliti, membro del network Clean Clothes Campaign impegnato in progetti internazionali di denuncia delle condizioni dei lavoratori dell’industria tessile. Le rimanenti ore del piano didattico sono dedicate allo studio individuale e all’elaborazione del project work che sarà valutato nell’esame finale. Il costo del master è di 2.600 euro, suddivisi in due rate, e sono previste tre borse di studio a copertura totale.

Il percorso è articolato in cinque sezioni: educazione e formazione alla sostenibilità; territori, istituzioni e comunità sostenibili; lavoro, produzione e consumo verso nuovi modelli ecosociali; progettare e rendere praticabile la transizione. “Le singole parti che compongono il master riflettono la sua natura interdisciplinare”, spiega il vice direttore Marco Deriu, docente di sociologia presso l’Università di Parma. “È stata una nostra precisa scelta affrontare la transizione attraverso un approccio intersezionale. Oggi si tende a definire il cambiamento degli attuali modelli solo in senso economicista ma è un approccio limitante perché la transizione è culturale prima di essere tecnica o politica. Proporre lezioni di sociologia, scienze naturali e pedagogia risponde a questa necessità ed è il presupposto epistemologico di una trasformazione dei saperi e delle pratiche sociali”, aggiunge Deriu. “Per ottenerla serve acquisire una capacità di lettura più ampia attraverso un continuo confronto con le realtà territoriali”. Il piano formativo prevede incontri con associazioni e soggetti locali che hanno messo in atto pratiche di consumo critico e cittadinanza attiva come Cirea, il laboratorio di ricerca interdisciplinare per l’educazione ambientale alla sostenibilità dell’Università di Parma, e il Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale (Ciac) di Parma.

“La didattica è partecipativa ed è pensata come una circolarità tra teoria e pratica”, spiega la vice direttrice del master Francesca Forno, docente di sociologia presso l’Università di Trento. “Ogni sezione termina con un laboratorio e con la presentazione di un’esperienza concreta, come il caso dei due incontri dedicati ai Bilanci di Giustizia e alle ‘Transition towns’”. Il piano didattico si concentra sulla progettazione proprio per apprendere come applicare le competenze acquisite. “Vogliamo mettere i nostri studenti anche nella condizione di partecipare a bandi locali, nazionali ed europei che oggi sempre di più evidenziano interesse verso i temi della sostenibilità e la partecipazione aprendo nuove significative possibilità per avviare progettualità concrete capaci di garantire un futuro sostenibile per tutti”. Saranno dedicate 60 ore di lezione ai finanziamenti per la ricerca, alla proprietà intellettuale e alla creazione di start-up.

“Muoversi nella direzione della transizione vuole dire avere una visione di mondo da calare nelle pratiche. Significa parlare di food policy nelle città, intervenire sulle mense scolastiche, dare spazio ai mercati dei contadini per sviluppare forme di consumo critico. Significa pensare a come migliorare le piste ciclabili nelle città. Pratiche che richiedono cultura, sensibilità e conoscenze. Ottenerle -conclude Forno- è l’obiettivo del nostro master”.

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