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Altre Economie / Approfondimento

La spesa sociale, sana e popolare libera dai buoni del supermercato

L’emporio solidale Bread&Roses di Bari. Durante i mesi dell’emergenza sanitaria ha distribuito cassette di cibo fresco allo sportello sociosanitario autogestito e alle parrocchie © Bread&Roses

Per aiutare chi è in difficoltà non è obbligatorio rifornirsi al circuito della grande distribuzione. Lo dimostrano le iniziative messe in campo durante e dopo il lockdown dai gruppi di acquisto e dai distretti di economia solidale

Tratto da Altreconomia 230 — Ottobre 2020

"Una spesa sociale con generi alimentari provenienti da filiere alternative all’agroindustria può aiutare chi vive una situazione di difficoltà a mangiare cibo sano”. Elisa Melonari è un’attivista del Comitato Perugia Solidale, nato ad aprile per fronteggiare “secondo i principi del mutualismo” l’emergenza sociale aggravata dal Covid-19. Su come tradurre l’idea in pratica, il Comitato ha iniziato a ragionare dopo il lockdown, nel quale era intervenuto per supportare le famiglie che non riuscivano a fare la spesa e non rientravano nei piani di sostegno del Comune. Da marzo a maggio sono stati aiutati 104 nuclei familiari che hanno ricevuto i buoni da spendere nei supermercati. Poi gli interventi sono cambiati. “Abbiamo pensato ad andare oltre i coupon, spesso utilizzabili solo nei circuiti della Grande distribuzione organizzata (Gdo), e a sostenere i produttori locali”, prosegue. Così è nato il Gruppo di acquisto solidale Gasp! che ha avviato il progetto Zappe, che sta per

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