Cultura e scienza / Opinioni

L’egoismo è il primo virus da cui guarire

Dobbiamo ripudiare la logica del potere. Il suo netto rifiuto ci permetterà di praticare nuove e alternative forme di efficacia per la tutela del bene comune, la cura dell’altro e la deliberazione partecipata. Una nuova forma di conflitto non-violento, l’unico autenticamente democratico. Le “idee eretiche” di Roberto Mancini

Tratto da Altreconomia 226 — Maggio 2020
© Julien Lagarde

La politica inizia dove finisce il potere. La lezione dell’emergenza sanitaria attuale rivela che l’errore mortale è basare l’esistenza personale, della famiglia e delle nazioni sull’egoismo. Perciò la società mondiale non solo non sa fronteggiare il pericolo del Covid-19, ma lo ha generato alterando tutti gli equilibri della natura. Non è pensata per proteggere le persone e il mondo naturale, è costruita sulla lotta di tutti contro tutti.
Però l’egoismo è un bersaglio sin troppo facile. Esso in realtà è solo l’effetto finale di una distorsione più profonda. La sua radice è l’angoscia di morte. Chi la segue vive con un atteggiamento chiuso, per cui non vuole mai perdere nulla, anzi vuole prendere il più possibile: vuole accumulare. Infatti il capitalismo è la civiltà dell’accumulazione.

Per questo bisogna competere, sfruttare, speculare lacerando ogni volta il sistema delle relazioni: tra uomini e donne, tra adulti e nuove generazioni, tra popoli, tra chi gestisce il capitale e il lavoro e chi subisce questo potere. Dalla cultura dell’angoscia vengono il senso di isolamento e l’atteggiamento competitivo, da questi viene l’attaccamento al potere. Di qui l’errore tragico della storia: fondare su di esso la vita intera.
Ma il potere non serve, al contrario ci rende tutti servitori, strumenti senza valore. Punta solo a espandersi, non ha riguardo per nessuno. Non serve organizzarsi per costruire un contropotere che ci liberi dal potere cattivo. Bisogna evitare, come dice De André in una canzone, di “diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”. Molti credono di essere realisti pensando che ci saranno sempre rapporti di potere e tanto vale cercare di prenderlo, senza vedere che così perpetuano il sortilegio che è la rovina del mondo e senza capire che semmai è il potere che prende te.

Se nell’intero sistema delle relazioni (tra generi, tra generazioni, tra gruppi sociali, tra popoli, con la natura) impariamo la lezione, ripudiando la logica del potere, scopriamo la libertà di praticare tutte le forme di efficacia adatte ai viventi e al bene comune. A differenza dell’efficacia del potere, sempre mortifera, esistono forme di efficacia benigne: quella delle capacità umane, cioè delle abilità migliori che maturano con l’educazione; quella della responsabilità propria di chi si fa carico delle situazioni; quella del prendersi cura (la sola che oggi si riveli valida); quella del servizio; quella della deliberazione partecipata, per cui si arriva a decidere delle questioni collettive democraticamente, con percorsi dialogici, informati dalla conoscenza e condivisi. Allora si svolgono le autentiche funzioni di governo necessarie alla società, che è un governo non sulle persone, che così sarebbero ridotte a sudditi, ma è il governo dei problemi, dando risposte efficaci e prevenendo le catastrofi. Chi svolge un ruolo simile potrà avere autorità, che è la funzione di chi fa fiorire il bene comune, non quella di chi comanda. Perciò dobbiamo risanare ogni cuore e coscienza, a partire da noi stessi, dall’egoismo. E dobbiamo attivare con fiducia tutte le forme di efficacia alternative al potere: le capacità davvero umane, la responsabilità, la cura, il servizio, la deliberazione partecipata, il governo dei problemi, l’autorità liberante. E il conflitto. Infatti tutte queste forme di efficacia comportano una dura lotta perché chi detiene il potere non lo cede spontaneamente. Stavolta però il conflitto non sarà per eliminare qualcuno. Il conflitto veramente politico è quello democratico e nonviolento che si realizza nel denunciare ogni comportamento iniquo, nel coagulare la forza delle coscienze, nel risvegliare la formidabile energia della partecipazione, nel promuovere un progetto di società e un nuovo metodo d’azione. La risposta all’incubo che stiamo vivendo ci chiede di generare un altro modo di essere società. L’egoismo è il primo virus da cui guarire, è prendere la vita contromano perché la vita è insieme.

Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata; il suo libro più recente è “Filosofia della salvezza. Percorsi di liberazione dal sistema di autodistruzione” (EUM, 2019)

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