Diritti / Opinioni

Incontriamoci per cambiare la società: un appello alle realtà trasformative

I conflitti e i nazionalismi, il consumismo e la tecnocrazia stanno conducendo l’umanità verso l’autodistruzione. Di fronte all’incapacità e alle assenze della politica, che non trova soluzioni, serve un’organizzazione di tutte le forze democratiche che coltivano la cultura dell’accoglienza e dell’economia alternativa. Anche in Italia. Le “idee eretiche” di Roberto Mancini

Tratto da Altreconomia 223 — Febbraio 2020
© mehul dave - Unsplash

La politica dei popoli è la vera assente dalla scena del mondo. L’umanità non ha speranza né futuro finché essi non si risvegliano alla democrazia e alla pace nell’intero sistema delle relazioni vitali. L’economia di rapina, la distruzione della natura, le guerre, l’impoverimento di massa sono gli effetti principali del sonno dei popoli. La tragedia della Siria (circa 600mila vittime, milioni di profughi, una nazione stuprata ogni giorno dalle potenze più rapaci) continua come un incubo senza fine: è il simbolo della natura maligna della politica mondiale, evocata con il nome pomposo e intimidatorio di “geopolitica”. Per la guerra o per la catastrofe climatica molte nazioni sono in fiamme. Che altro deve succedere per ribellarsi?

Questo scenario -fatto dell’intreccio di capitalismo, tecnocrazia, colonialismo, nazionalismo, bellicismo, maschilismo, consumismo e individualismo- è il sistema di autodistruzione dell’umanità. La situazione attuale, Paese per Paese, si è incancrenita perché molti sono rimasti nella mancanza di spirito e di verità. Intendo lo spirito della vita, che è sempre solo la vita comune di tutti i viventi, e la verità della dignità degli esseri umani, degli animali, delle piante e di tutte le loro relazioni. Le strategie di diseducazione capillare, da parte dei potenti, mantengono gran parte delle società civili nella menzogna, nell’ignoranza etica e politica (oltre che culturale), nel clima tossico dei sentimenti aggressivi, nella sfiducia, utilissima per quei potenti, verso qualsiasi possibilità di alternativa e di liberazione. A tutto questo si aggiunge sempre il ricatto sulla sopravvivenza, per cui l’economia globalizzata funziona non solo come macchina di estrazione del profitto a tutti i costi, ma anche come dispositivo di neutralizzazione precoce e sistematica della libertà personale e della libertà collettiva. Durante il suo viaggio in Italia nel 1981 Marianella García Villas -martire per i diritti umani, assassinata il 13 marzo 1983 dai militari salvadoregni- aveva richiamato i popoli europei a svegliarsi. E in particolare aveva chiesto ai movimenti sociali per la democrazia di interpretare la vita dei popoli. Oggi chi lotta contro il sistema di autodistruzione e coltiva la democrazia accogliente deve svolgere precisamente questo impegno. Se agiamo per un’economia alternativa e per una politica fondata sulla giustizia, qualunque passo compiamo, dobbiamo fare in modo che sia adatto a risvegliare la coscienza delle persone e delle comunità civili ovunque. Deve trattarsi di un’azione in grado di sviluppare processi di coralità democratica, dove la cura della vita sociale sui territori trovi legame naturale con la cura per il mondo.

Dobbiamo combattere la sfiducia e la rassegnazione perché solo con la speranza di costruire una società giusta le persone si attivano e scoprono quanto sia forte l’efficacia della responsabilità vissuta insieme. I movimenti di tutte le classi oppresse -classi economiche, di genere, generazionali, etniche- si sollevano nel mondo in nome della dignità, della giustizia e della salvezza del pianeta. Sono parole di verità che valgono per tutte e per tutti. Per quanto ci riguarda direttamente, in Italia è urgente un incontro nazionale dei movimenti per la democrazia. Un incontro per coordinare le forze, per definire il progetto comune e per rigenerare la partecipazione efficace, così da sconfiggere lo squallore e la disumanità dei partiti e dei personaggi che oggi usurpano il nome di politica. Singoli, associazioni, comunità, reti, porzioni di partiti e sindacati, enti locali sono invitati, se desiderano una svolta democratica ed ecologica sistematica. Nessuno dovrà abbandonare la sua identità, ma tutti dovremo metterla a servizio di un progetto di trasformazione della società e di salvaguardia della natura. La mia è una proposta seria, a cui la rivista “Altreconomia” e altre associazioni di orientamento trasformativo e alternativo dovrebbero dare seguito. Aspetto una risposta.

Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Nel 2016 ha pubblicato “La rivolta delle risorse umane. Appunti di viaggio verso un’altra società” (Pazzini editore)

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