Diritti / Opinioni

Perché dobbiamo resistere alla disumanizzazione organizzata

La posta in gioco è salvare la casa comune. Il termine “casa” indica il Pianeta e, insieme, la società; il termine “comune” riguarda l’umanità intera. La lotta per difendere la casa comune è la lotta per una società pacifica in armonia con la natura. Le “idee eretiche” di Roberto Mancini

Tratto da Altreconomia 220 — Novembre 2019
Etty Hillesum - wikipedia

Sorgente di speranza. Il governo Erdogan chiama così la guerra contro i Curdi, cercando nel genocidio la “soluzione finale” al problema della semplice esistenza di questo popolo perseguitato tra Siria, Turchia, Iraq e Iran. L’ennesimo crimine contro il popolo curdo e contro l’umanità si consuma tra l’ipocrisia dei governi europei, la complicità degli Stati Uniti di Trump, il cinismo della Russia di Putin e l’inconsistenza delle Nazioni Unite. Segno evidente di come il diritto internazionale sia da molto tempo espulso dagli scenari tribali della geopolitica, quasi sempre egemonizzati da personaggi e interessi criminali. È necessario opporsi a questo massacro, pretendendo dal governo italiano di fare il possibile per fermare il genocidio e per eliminare davvero la vendita di armi alla Turchia, anche se fatta con la mediazione di soggetti terzi. Il sistema della geopolitica (insieme all’economia capitalista e alla tecnocrazia) si conferma come un sistema di disumanizzazione organizzata.

Le vere sorgenti della speranza vanno cercate altrove. La prima di esse è la generazione nuova. La svolta infatti sorge anzitutto da chi per posizione esistenziale ha una passione naturale per la vita e non per il potere. Parlo dei giovani più attivi che in tutto il mondo stanno mettendo sotto giudizio il modello attuale di società. Nelle lotte contro la devastazione degli equilibri della terra, contro il capitalismo, la guerra, il fondamentalismo, il totalitarismo e il maschilismo, i giovani più consapevoli si battono non per avere qualche riforma, ma per una trasformazione profonda del nostro modo di vivere. Le reazioni all’azione del movimento Fridays For Future, da parte di chi ritiene che Greta Thunberg sia solo una ragazzina manovrata da poteri occulti, denotano l’assuefazione all’ottusità collettiva coltivata dai sistemi di potere globali. Invece bisogna capire il senso di queste lotte. La posta in gioco è salvare la casa comune. Il termine “casa” indica il Pianeta e, insieme, la società; il termine “comune” riguarda l’umanità intera. La lotta per difendere la casa comune è la lotta per una società pacifica in armonia con la natura. Tradotto appropriatamente, questo messaggio prefigura il passaggio dalla società del potere alla società della giustizia. Ma la sua traduzione culturale e politica va realizzata nei fatti mediante un’alleanza tra le generazioni. Gli adulti non possono né respingere i giovani, né restare passivi dicendo loro “ora il mondo che noi abbiamo rovinato cambiatelo voi”. Piuttosto devono favorire i movimenti di trasformazione liberatrice facendo la propria parte in sintonia con l’azione della generazione nuova.

In tale prospettiva sono feconde le esperienze che attuano fino in fondo l’accoglienza verso chiunque sia escluso, facendola diventare riqualificazione della cittadinanza per tutti e forma di esistenza transitiva, risanata dalla patologia dell’individualismo. Sono poi fruttuosi gli esperimenti che danno corso sui territori e nelle città ai processi sociali nei quali cittadini, associazioni, imprese di altreconomia e amministrazioni locali operano risvegliando le coscienze, alimentando la vita comunitaria aperta e generando lavoro vero sulla base della specificità dei luoghi e della loro tradizione. Ma le azioni delle comunità di democratizzazione sui territori non bastano. I processi di guarigione del mondo devono trovare respiro e forza attrattiva grazie al maturare di un pensiero nuovo, che rimetta in cammino i popoli e riorienti le istituzioni per realizzare un progetto di società inedita. Tale pensiero avrà nel suo nucleo la cultura della giustizia, intesa come la cura per armonizzare ovunque il sistema delle relazioni tra i viventi. In ciò occorre la stessa passione di Etty Hillesum, che nel 1943 ad Auschwitz scriveva: “È come se tutte le cose che succedono e che succederanno qui siano già, in qualche modo, date per scontate dentro di me, le ho già vissute e assorbite e già partecipo alla costruzione di una società futura”.

Roberto Mancini insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Nel 2016 ha pubblicato “La rivolta delle risorse umane. Appunti di viaggio verso un’altra società” (Pazzini editore)

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia