Cultura e scienza / Attualità

Gli artisti in movimento per la Terra e i linguaggi di un’ecologia affettiva

“Artists for plants” riunisce diversi performer internazionali con l’obiettivo di ricordare la centralità delle piante nell’ecosistema e la necessità di prendersene cura

Tratto da Altreconomia 225 — Aprile 2020
Sara Michieletto tra le radici “sapopema” di un albero di “suma uma” presso la comunità indigena di Tumbira a cui ha dedicato un concerto di violino, suonando nell’abbraccio dell’albero, sotto la volta della foresta. Stato di Amazzonia, Manaus, Brasile, 2019. © Elisabetta Zavoli

La Giornata mondiale della Terra, il 22 aprile, Anne-Katrin Spiess ha intenzione di organizzare una performance artistica dentro il giardino di casa, nello Stato di New York negli Usa. Pianterà un albero nella sua tenuta e trasmetterà l’iniziativa in diretta sul suo sito (annekatrin.info). “Il mio obiettivo è riflettere sulle emissioni di anidride carbonica causate dalle abitudini di tutti i giorni. Ho pensato di calcolare quante emissioni di CO2 produco in base ai miei spostamenti, ai viaggi in aereo o in macchina, e ai miei consumi. E ho deciso di compensarle in modo simbolico con una pianta”, spiega. Spiess è una delle artiste che fa parte di “Artists for plants”, un progetto che riunisce diversi performer internazionali con l’obiettivo di ricordare la centralità delle piante nell’ecosistema e la necessità di prendersene cura. In ogni continente, nei giorni della settimana che va dal 19 al 26 aprile, chi ha deciso di condividere l’iniziativa darà una sua interpretazione del tema ricordando l’importanza del regno vegetale attraverso i linguaggi espressivi che vanno dai video ai concerti, dalle installazioni alle immagini. Una questione più che attuale visto che secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’Arizona negli Stati Uniti, e pubblicato sulla rivista Science Advances dopo dieci anni di lavoro e la catalogazione di oltre 435mila esemplari esistenti sulla terraferma, il 40% delle piante presenti è messo a rischio dall’innalzamento delle temperature.

“Vogliamo sollecitare un dibattito collettivo sul riscaldamento globale e sulle sue conseguenze”, spiega Spiess che, nella sua carriera di artista visuale, si è già occupata di ambiente. Nel 2010 ha organizzato la performance “Funeral Procession for a Dead Lake” per commemorare il prosciugamento del lago Winnemucca nel Nevada e pagare un tributo rituale alle specie animali e vegetali scomparse. “L’arte può ispirare lo spettatore ad adottare comportamenti consapevoli e virtuosi”, spiega. Una necessità in un Paese dove, afferma, il presidente Donald Trump ha negato “in modo irresponsabile l’esistenza dei cambiamenti climatici”. Ma in netto contrasto con le politiche del presidente, un “considerevole numero di artisti diffonde una riflessione pubblica sulla tutela dell’ambiente in collaborazione con scienziati e accademici”, conclude.

L’idea di “Artists for plants” nasce al termine di una residenza artistica nella foresta Amazzonica pensata dall’organizzazione brasiliana LabVerde. Ed è venuta in mente a Sara Michieletto, violinista del Teatro la Fenice di Venezia e socia affezionata di Altreconomia, che ha pensato di utilizzare le capacità dell’arte, e della musica, di essere veicolo di un pensiero. “In dieci giorni, un gruppo di artisti appartenenti ad ambiti differenti ha assistito a incontri e conferenze tenute dagli scienziati dell’Istituto nazionale di ricerca sull’Amazzonia (Inpa) del Paese”, spiega Michieletto che vi ha partecipato nell’agosto 2019. “La conoscenza del luogo è stata anche emotiva: non posso dimenticare quando ci hanno fatto assistere al sorgere del sole dall’alto di una torre di 45 metri: davanti a noi si apriva uno sconfinato tetto verde”, ricorda. Proprio ad agosto dello scorso anno, la foresta pluviale è stata compromessa da una serie di incendi che, secondo i dati della NASA elaborati nel Global Fire Atlas, hanno coinvolto in particolare lo stato di Amazonas (6.701) e quello di Rondônia (7.191): le emissioni di anidride carbonica che ne sono derivate sono state le più alte dal 2010. “Di fronte a questa situazione, si è rafforzata in noi la necessità di agire insieme e mettere in campo azioni per sensibilizzare un pubblico più ampio al riscaldamento globale e al ruolo che il singolo può ricoprire nel contrastarlo”, prosegue.

Elisabetta Zavoli, fotografa, da sempre dedica la sua ricerca artistica e giornalistica alle questioni ambientali del nostro tempo © Elisabetta Zavoli

Michieletto non è estranea al tema. Nel 2015, dopo la Conferenza sul clima di Parigi delle Nazioni Unite, ha organizzato “Emotion for change” (emotionforchange.org), un progetto in cui una ventina di artisti, dai musicisti ai fotografi a esperti di arti visive, interagiscono con lo spettatore, cercando di suscitare una risposta emozionale in chi osserva e ascolta, per accrescere la consapevolezza sulla natura e le sue ricchezze. In stretta relazione con i colleghi internazionali, Michieletto ha tenuto le fila dell’evento italiano. “Abbiamo chiesto a musicisti classici di suonare un brano a loro scelta e registrare l’esibizione. Il podcast lo metteremo on-line il 20 aprile”. Tutto secondo un modo di procedere “orizzontale e non gerarchico. Non concentrato ma diffuso. Un insieme di pratiche non definite dall’alto ma condivise sui territori”, prosegue Michieletto. Inizialmente, uno degli incontri in Italia sarebbe dovuto essere un concerto di coro e orchestra organizzato presso la Chiesa dei Tolentini di Venezia insieme al Comitato nazionale delle fondazioni lirico sinfoniche (CNFLS) che avrebbe richiamato almeno 60 musicisti dalle diverse fondazioni italiane. Rimandato a causa dei provvedimenti presi dal Governo per fermare l’espansione del virus Covid-19, la macchina si è subito messa in moto per pensare ad altro. Da qui, l’idea di un’esibizione musicale via podcast cui si aggiungerà una lettura di brani, legati alla vita delle piante, scelti da Bianca Nardon -direttrice del concorso di scrittura e immagine “Cambiamenti climatici-the great challenge”, organizzato da Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia- e letti dall’attrice Sabrina Tutone. “È importante parlare di ambiente proprio nella Laguna che da anni osserva con i suoi occhi gli effetti del riscaldamento globale”, afferma Nardon. “E per sensibilizzare i cittadini, l’arte è una potente alleata della scienza. In Europa le nuove generazioni di artisti l’hanno capito”.

Il 21 aprile Elisabetta Zavoli (elisabettazavoli.com), fotografa che fa parte di “Emotion for change”, eseguirà una video-performance riprendendo il momento in cui pianterà nel giardino di casa le ghiande delle sue querce. Poi, lo pubblicherà in Rete. “A contare non è la portata dell’evento in sé ma il significato che trasmette”, spiega. “La mia idea è quella di un gesto di cura: ricoprire un seme con la terra rimanda all’idea della continuità del nostro mondo con quanto ci circonda, oltre a essere un segno di nascita”. Anche Zavoli ha partecipato al laboratorio artistico nella foresta Amazzonica e ricorda come il punto di forza dell’esperienza sia stato mettere in contatto artisti internazionali con una stessa idea di mondo. Quanto ripropone anche “Artists for plants” la cui centralità, afferma, è “il network internazionale che ha attivato”. Sono d’accordo anche Man e Wah (manandwah.com), i due visual artist che organizzano l’evento a Brisbane in Australia, colpita nell’estate 2019 da incendi che hanno mandato in fumo 12,6 milioni di ettari, distrutto 3mila abitazioni e fatto scomparire milioni di animali. “Crediamo sia necessario agire individualmente e globalmente per arginare le conseguenze dei cambiamenti climatici. L’arte spinge a farlo”, affermano.

I due visual artist Man e Wah. Organizzano l’evento di “Artists for plants” a Brisbane in Australia, colpita nell’estate 2019 da incendi che hanno mandato in fumo 12,6 milioni di ettari, distrutto 3mila abitazioni e fatto scomparire milioni di animali © Man&Wah

“Creare una forma di azione collettiva è uno dei primi strumenti per contrastare l’emergenza climatica: trasmette l’idea di lavorare per una stessa causa iniziando a immaginare il cambiamento di cui si vuole fare parte”, spiega Stijn Jansen che si occupa della comunicazione di “Artists for plants”. Sta organizzando un evento a Medellin, in Colombia che, nel suo ultimo rapporto sui diritti umani, l’organizzazione Front Line Defenders ha definito come uno dei Paesi più pericolosi al mondo per gli ambientalisti. A Medellin Stijn ha aperto Modo, un laboratorio che “progetta e riflette sulle città del domani”, nella vecchia casa di famiglia e spazio di lavoro di Tomas Nieto, architetto colombiano che per più di vent’anni ha progettato parchi e infrastrutture urbane. Jansen ha pensato di organizzare una serie di cene in un open space invitando le comunità locali e un oratore che approfondirà un tema legato ai cambiamenti climatici, in particolare all’inquinamento atmosferico della città. “L’arte rende consapevoli. Dopo avere raggiunto un nuovo livello di conoscenza, dobbiamo pensare alle prassi da mettere in campo. Quando più persone iniziano a farlo insieme, diventano più efficaci: è quello che vogliamo ottenere”.

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