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Economia / Opinioni

Una tempesta finanziaria è in arrivo in Europa grazie alla “prudenza” di Berlino e della Bce

La Banca centrale europea, spinta dal governo tedesco, sta portando avanti una miope strategia di rialzo dei tassi e di svalutazione dei titoli del debito pubblico degli Stati più esposti, Italia in primis. Si tratta di una nuova stretta nel segno dell’austerità che rischia di impoverire intere popolazioni, scrive Alessandro Volpi. Ecco perché

© Christian Lue - Unsplash

Una nuova tempesta finanziaria sembra destinata a colpire i Paesi con maggior debito pubblico, a cominciare dall’Italia. I segnali in questo senso paiono davvero inequivocabili e sono, in primo luogo, riconducibili alla Banca centrale europea che ha in mano le sorti di gran parte del continente. L’istituto di Francoforte e la Banca d’Italia detengono 685 miliardi di euro di debito pubblico italiano, a cui vanno aggiunti i 383 miliardi nelle mani della banche nazionali. La “nuova” linea della Bce sembra però orientata a “smobilitare”, con una certa rapidità, questo impegno. Christine Lagarde ha già annunciato infatti di non voler comprare più debito nazionale e ha fatto balenare la pericolosa ipotesi di vendere quello in suo possesso, sul mercato secondario, per alleggerirsi di titoli il cui prezzo sta scendendo. La presidente della Bce ha inoltre inasprito le condizioni di finanziamento delle banche che usano come garanzia gli stessi titoli del debito pubblico, rendendoli un collaterale poco allettante e quindi moltiplicando la spinta alle vendite. In altre parole, ottenere finanziamenti usando il debito pubblico come garanzia diventa molto più costoso. Peraltro a dicembre scadrà lo strumento introdotto nel 2020 che consente alle banche di attenuare l’effetto sul loro patrimonio delle cadute di prezzo dei titoli pubblici che proprio gli alti tassi stanno provocando.

Provo a essere ancora più chiaro. La Bce alza i tassi e dunque fa deprezzare i titoli del debito pubblico degli Stati più indebitati. Per far fronte alla svalutazione dei titoli che ha provocato, la stessa Bce comincia a vendere i titoli che ha, rendendoli ancor più privi di valore. Al tempo stesso, la medesima Bce impone alle banche di svalutare i titoli del debito pubblico che usano come garanzia per fare i prestiti all’economia mentre la normativa europea torna a obbligare le stesse banche di coprire gli ammanchi dovuti alla perdita di valore dei titoli del debito pubblico e un’analoga normativa viene fatta valere per i titoli in possesso delle assicurazioni.

Tutto ciò potrebbe produrre due effetti devastanti. Il primo è rappresentato dalla già ricordata vendita massiccia di titoli pubblici a prezzi stracciati, operata non solo dalla Banca centrale europea ma da tutti coloro che possiedono titoli considerati “svalutati”. Il secondo effetto consisterebbe nella conseguente impossibilità di collocare nuovo debito; un disastro per un Paese come l’Italia che negli ultimi anni ha trovato nel debito la copertura di molte delle misure di emergenza di carattere sociale, a partire dal reddito di cittadinanza e dai bonus. Se dunque, la Bce e la Commissione europea scegliessero una simile strada significherebbe mettere gli Stati in ginocchio in nome della “prudenza”. In maniera davvero paradossale, per “prudenza” rischiamo di impoverire popolazioni intere.

Dietro tali scelte pesa molto la “strategia” della socialdemocratica Germania che sta condizionando la “politica” europea a tal punto da renderla pericolosa. Ha, di fatto, imposto alla presidente Von der Leyen un grottesco tetto al prezzo del gas, fissato a un assurdo livello di 275 euro per venti giorni, facendo un enorme favore alla speculazione. Sta spingendo Lagarde a un’altrettanto folle e confusa strategia monetarista di rialzo dei tassi di interesse, destinata a mettere in ginocchio l’economia reale europea e ad affossare i Paesi più indebitati, in un momento in cui servirebbe invece una maggiore spesa sociale. Sta alimentando la propria dipendenza in termini di scambi commerciali con la Cina, abbandonando i tradizionali partner europei. Sta impedendo l’attuazione di una seria riforma del sistema bancario europeo per il timore di indebolire i propri istituti di credito. Sta difendendo l’indice di Amsterdam come mercato di riferimento del prezzo del gas, favorendo così il principale hub speculativo in giro per il mondo. Sta bloccando una seria riforma finanziaria, in grado di impedire la proliferazione dei derivati e sta ostacolando una riforma fiscale sui paradisi entro i confini europei. Sta, soprattutto, riproponendo una riforma del Patto di stabilità che conferma i surreali parametri di Maastricht, “correggendoli” con dei limiti imposti alla spesa primaria da negoziare caso per caso. In estrema sintesi, l’Europa corre su un crinale molto insidioso, reso ancora più insicuro dal governo tedesco.

È altrettanto paradossale rilevare che, mentre la Bce sceglie la strada del ritorno all’austerità e blocca la politica monetaria espansiva, la Cina decide, attraverso la sua Banca centrale, di intraprendere il percorso opposto, iniettando 210 miliardi nella propria economia per rilanciare il mercato immobiliare interno e per restituire fiato ai consumi. L’obiettivo è quello di favorire la mobilitazione del risparmio interno, evitando di convogliarlo in misura troppo marcata verso il debito americano. Il Congresso del partito ha definito la linea, verrebbe da dire, molto keynesiana per compensare i durissimi lockdown. Siamo di fronte a un mondo davvero in grande tensione.

Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento

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