Economia / Attualità

Un fumetto denuncia l’ingerenza di Big Pharma sulla salute pubblica

“Power of the 99%” è il titolo degli album curati dalla Rete internazionale per i diritti economici, sociali e culturali. L’obiettivo è denunciare le strategie con cui le multinazionali “catturano” il potere degli Stati e dell’Onu e massimizzano i profitti

Tratto da Altreconomia 243 — Dicembre 2021
Le immagini che illustrano queste pagine sono tratte dal fumetto “Power of the 99%” realizzato dalla Rete internazionale per i diritti economici, sociali e culturali © Zago Brothers

La necessità di garantire parità di accesso ai vaccini non è solo dettata da imperativi morali e obblighi giuridici, ma anche dalla relazione di interdipendenza che abbiamo in quanto esseri umani, che ci obbliga a dare priorità alla salute collettiva, a prescindere dai confini nazionali, per far fronte al Covid-19.  Eppure, a quasi un anno dall’inizio della campagna vaccinale, la copertura a livello globale rimane estremamente diseguale: secondo le stime del portale “Our world in data” dell’Università di Oxford, a metà novembre 2021 nei Paesi ad alto reddito era stato completamente vaccinato il 66% della popolazione (un dato che sale al 72% se si contano anche i cittadini parzialmente vaccinati), a fronte del 4,5% degli abitanti dei Paesi a basso reddito. E mentre Italia, Stati Uniti e Israele stanno distribuendo la terza o quarta dose di richiamo, secondo la campagna One, “al tasso di vaccinazione attuale, molti Paesi africani non vedranno una vaccinazione diffusa prima del 2023”.

Le grandi compagnie farmaceutiche giocano un ruolo cruciale in questa situazione. Le multinazionali stanno approfittando delle leggi sulla proprietà intellettuale -plasmate da loro stesse attraverso decenni di lobbying all’Organizzazione mondiale del commercio- per trarre profitto dalla pandemia controllando la produzione e la vendita dei vaccini. Questo è ancora più problematico dal momento che i vaccini contro il Covid-19 sono stati sviluppati grazie a ingenti finanziamenti pubblici. Pfizer-BioNtech, per esempio, ha ricevuto 445 milioni di euro dalla Germania, ma ha venduto quasi tutte le sue scorte di vaccino a quei Paesi che possono permettersi di pagare i prezzi più alti. Allo stesso tempo, ha esercitato forti pressioni contro una proposta di deroga alla proprietà intellettuale presentata da India e Sudafrica, che permetterebbe di condividere il know-how e le risorse essenziali per aumentare la produzione e la distribuzione dei vaccini nel mondo.

Se gli Stati Uniti hanno dichiarato di appoggiare la deroga, l’Unione europea continua a bloccarla, costringendo la maggior parte della popolazione mondiale a dipendere da donazioni. Nel secondo trimestre del 2021, Pfizer ha registrato un profitto di 19 miliardi di dollari, principalmente dalla vendita dei vaccini anti-Covid-19 oltre il 90% rispetto allo stesso periodo del 2020. Come siamo giunti a questa situazione? Perché, nonostante i rapidi progressi della scienza e la possibilità reale di moltiplicare e condividere le risorse disponibili, non siamo in grado di uscire dalla pandemia in modo dignitoso ed equo? Perché i governi non rispondono alle esigenze della popolazione? 

“Secondo noi, il fenomeno della cattura corporativa dello Stato è al centro di questa situazione -spiega Alejandra Scampini, dell’organizzazione messicana Poder (Project on organizing, development, education and research)-. Crediamo cioè che il capitale privato interferisca indebitamente nel funzionamento delle decisioni di interesse pubblico, nelle nostre democrazie e nella vita degli Stati”. Poder fa parte della Rete internazionale per i diritti economici, sociali e culturali (Rete Desc) che riunisce circa 280 Ong, movimenti di base e attivisti in oltre 70 Paesi.

© Zago Brothers

Da diversi anni i membri della Rete Desc utilizzano il termine “cattura corporativa” per definire l’influenza indebita del settore privato sui processi decisionali pubblici al fine di trarne profitto e contemporaneamente esonerarsi da ogni responsabilità. Oltre all’interferenza sui processi legislativi, come nel caso delle norme sulla proprietà intellettuale, i membri della rete hanno identificato altre sei manifestazioni di questo fenomeno. Tra loro c’è la manipolazione del consenso delle comunità locali -tramite informazioni parziali e falsate, promesse di favori personali o di creazione di servizi per la collettività- per la realizzazione di progetti che danneggiano l’ambiente e la comunità stessa. Questi meccanismi possono sembrare astratti o difficili da identificare, anche perché spesso si svolgono nella legalità: basti pensare ai meccanismi delle “porte girevoli” che permettono a funzionari aziendali di ricoprire incarichi statali e viceversa. Gli effetti sono visibili in processi di privatizzazione selvaggia e in politiche pubbliche che danno la priorità al profitto piuttosto che alle persone. 

La scelta del fumetto consente di avere uno strumento accessibile e facilmente adattabile in diversi contesti per sensibilizzare su questa problematica

Proprio per questo motivo, la Rete ha lanciato una serie a fumetti dal titolo “Power of the 99% to stop corporate capture”. Nel nostro primo episodio, abbiamo esplorato l’ingerenza del settore privato nelle attività delle Nazioni Unite, che ha indebolito gli standard di protezione per i diritti umani. Nel secondo episodio, parliamo della cattura dei nostri sistemi di salute che sono stati indeboliti anche perché le istituzioni multilaterali come l’Organizzazione mondiale del commercio vengono influenzate pesantemente dalle multinazionali che suggeriscono politiche a loro vantaggio. 

I fumetti sono frutto di processi di analisi collettiva dei membri della Rete che operano in tutto il mondo: “Questa serie di fumetti ci aiuta a puntare il dito non solo contro la cattura corporativa, ma anche contro alcune delle corporations che sono impegnate a ‘truccare’ i nostri sistemi”, dice Shayda Nacify, parte di Corporate Accountability. La scelta del fumetto consente di avere uno strumento accessibile e facilmente adattabile in diversi contesti per sensibilizzare su questa problematica anche fra i non addetti ai lavori: per esempio, il Comité ambiental para la defensa de la vida, un movimento sociale attivo nella zona Ibagué, in Colombia, ha esposto il fumetto nelle vie della città per stimolare una riflessione sul controllo dei poteri forti legati all’industria estrattiva sulla società colombiana.

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Al lavoro di sensibilizzazione e diffusione “dal basso” si accompagnano i continui sforzi di advocacy istituzionale per una maggiore regolamentazione delle attività del settore privato. Questi sono mirati soprattutto al processo di elaborazione di un trattato internazionale che vincoli le imprese al rispetto dei diritti umani in corso alle Nazioni Unite. Tuttavia, come denunciano i membri della nostra rete, il trattato stesso è a rischio per la presenza di associazioni d’imprese che partecipano come “consulenti ufficiali” del processo, minandone le finalità e i termini. Ma, se fino a qualche anno fa il termine “cattura corporativa” non veniva riconosciuto, il Gruppo di lavoro su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite, che lo scorso ottobre ha svolto la prima visita ufficiale in Italia, ha da poco annunciato che dedicherà una delle sue prossime relazioni a questo tema. 

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Nel frattempo la serie a fumetti sulla cattura corporativa, e gli sforzi di sensibilizzazione e mobilitazione della Rete, proseguiranno con nuovi episodi sui temi dell’ambiente, delle aree colpite da conflitti armati, e sull’impatto del debito estero sui piani di ripresa post-Covid-19. La Rete continuerà a battersi per un equo accesso ai vaccini su scala globale. 

Francesca Feruglio e Mona Sabella lavorano per Escr-Net, la Rete internazionale per i diritti economici, sociali e culturali (escr-net.org). Feruglio si occupa di ricerca e monitoraggio partecipativi, in particolare legati all’impatto delle aziende sui diritti alla terra e all’abitare. Sabella coordina le attività della Rete per contrastare la cattura corporativa

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