Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Ambiente / Approfondimento

Tra differenziata, riutilizzo e incenerimento: la fotografia del Rapporto rifiuti urbani

In Italia sono state prodotte quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani nel 2022. La differenziata supera il 65% ma la quota avviata a riutilizzo e riciclaggio non oltrepassa il 50%. L’indagine Ispra su un campione di oltre mille Comuni conferma la convenienza della tariffazione puntuale. Il punto su discariche e inceneritori

© sigmund - Unsplash

La produzione di rifiuti urbani a livello nazionale si è attestata a quota 29,1 milioni tonnellate, la raccolta differenziata nazionale ha superato il 65% ma quanto è destinato alla preparazione per il riutilizzo e riciclaggio non supera il 50%. Il tutto mentre la tariffazione puntuale si conferma la soluzione più vantaggiosa per la collettività anche sotto il profilo economico. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto rifiuti urbani pubblicato a fine dicembre dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra, isprambiente.gov.it) e relativo ai dati del 2022.

Nel rapporto si dà conto della diminuzione da Nord a Sud della produzione dei rifiuti urbani, con un calo più consistente nelle Regioni settentrionali del 2,2%, seguite da Centro e Sud all’1,5. Le Regioni messe meglio in termini di riduzione della produzione di rifiuti sono Trentino-Alto Adige (-3,7%), Lombardia (-3,3%), Marche (-2,7%), seguite da Calabria e Sardegna (-2,5%). Anche la produzione pro-capite dei rifiuti per abitante si è ridotta attestandosi a 494 chilogrammi all’anno (-1,6%).

“La raccolta differenziata nazionale -indicano i dati dell’Ispra- supera il 65%, con un aumento di 1,2 punti percentuali rispetto al 2021”. Sono 101 su 107 le province che hanno raccolto in maniera differenziata almeno la metà dei rifiuti prodotti, mentre quasi il 70% dei Comuni ha superato il 65%, con Roma in leggera crescita rispetto all’anno precedente arrivando al 45,9% seguita da Genova, Bari e Napoli che toccano o superano di poco il 40%.

“La vera notizia è la Sardegna al 75,9% per la raccolta differenziata e Trapani al 77%”, riflette Rossano Ercolini, ecologista e già vincitore nel 2013 del Goldman environmental prize e presidente di Zero Waste Italy (zerowasteitaly.org), movimento che fa parte di una capillare rete internazionale nato nel 2009 per raggiungere il traguardo di “rifiuti zero”. “Questo ci dimostra che con le buone pratiche è possibile conseguire risultati incoraggianti in tutta la Penisola. La Sicilia è riuscita a superare la soglia del 50% di raccolta differenziata aumentando di quattro punti. Ciò che preoccupa ancora però è Palermo attorno al 30%”. Ercolini evidenzia la centralità della volontà politica per il raggiungimento di questi risultati, in aggiunta all’obiettivo “rifiuti zero” che promuove con il suo movimento. Altro aspetto rilevante che sottolinea è come il cambiamento sia avvenuto dal basso: “Sono cittadini comuni e sindaci illuminati che hanno permesso all’Italia di spiccare come uno dei Paesi più virtuosi per l’economia circolare”.

Se risulta incoraggiante dalla lettura del rapporto il miglioramento dell’Italia in merito alla contrazione della produzione di rifiuti, lo è molto meno sapere che nemmeno il 50% di ciò che viene raccolto può essere avviato a processi di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio. “Il problema è che ciò che viene scartato è troppo ‘sporco’ da un punto di vista merceologico, il che impedisce di usarlo come materia prima seconda in un quadro di implementazione reale dell’economia circolare -spiega Ercolini. Solo la raccolta porta a porta garantisce maggiore controllo da parte degli operatori e quindi elevati livelli di purezza: di solito le impurità non superano il 15%”. Il presidente di Zero Waste Italy si esprime in maniera molto critica nei confronti dei cassonetti “intelligenti” o a calotta, dove i livelli di impurità dei rifiuti sono molto alti, raggiungendo il 40%. “Il porta a porta non solo presenta vantaggi in termini ecologici, ma permette di ottenere materie prime utilizzabili dalle industrie e benefici per le famiglie”.

Il guadagno dei cittadini a cui si riferisce Ercolini è possibile anche grazie alla tariffazione puntuale che permette di pagare solo per ciò che effettivamente non si differenzia, spingendo così a un consumo più attento e consapevole, e premiando i più virtuosi che riducono al minimo gli scarti. L’analisi condotta dall’Ispra su un campione di 1.072 Comuni -il 13,6% dei municipi d’Italia, per oltre 7,6 milioni di residenti- conferma che il costo totale medio pro-capite nel 2022 dei Comuni che applicano la tariffa puntuale è stato inferiore rispetto a quelli che hanno adottato la Tari normalizzata. “Il dato medio rilevato sul campione si attesta a 167,5 euro/abitante per anno”.

Il rapporto Ispra evidenzia il preoccupante divario tra la percentuale di raccolta differenziata e i tassi di riciclaggio: la plastica è tra i rifiuti urbani meno avviati a riciclo attestandosi ad appena il 5,4% del totale. L’organico rappresenta il 41% dei materiali riciclati, carta e cartone 24,9%, il vetro corrisponde al 14,4% mentre il legno al 6,4%. “La problematicità della plastica sta anche nella difficoltà a intercettarla, oltre a essere spesso mista ad altri materiali che la rendono irrecuperabile -sostiene Ercolini- sarebbero da bandire le vaschette di polistirolo e il polietilene che costituiscono gli imballaggi più diffusi”. Il Parlamento europeo promuove l’obiettivo di riduzione dei rifiuti derivati da imballaggi del 10% per il 2035. L’Italia, però, lo scorso novembre ha votato contro la proposta sul regolamento degli imballaggi in Consiglio europeo ed è stata l’unica tra i 27 Paesi dell’Unione.

Per quanto riguarda la bilancia import/export, il nostro Paese registra nel 2022 una maggiore propensione all’esportazione dei propri rifiuti. Quelli del circuito urbano esportati nel 2022 corrispondono a 858mila tonnellate, con un aumento di poco più del 30% rispetto all’anno precedente. Ammontano a 296mila tonnellate invece quelle di rifiuti urbani importati, di cui 2mila etichettate come “pericolose”, registrando un incremento del 35%. Tuttavia il quantitativo che l’Italia esporta per il trattamento non supera il 3% dei rifiuti urbani prodotti nel corso dell’anno.

Nelle 117 discariche operative per lo smaltimento di rifiuti non pericolosi e pericolosi presenti in Italia sono finite invece 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti, pari a circa il 17,8% dei rifiuti urbani prodotti a livello nazionale, “ma non vengono imposte sanzioni alle Regioni che non raggiungono gli obiettivi minimi di raccolta differenziata -continua Ercolini- mentre si promuove la soluzione dell’incenerimento”.

Dal rapporto Ispra emerge che il ricorso all’incenerimento è calato nel 2022 dell’1,8% e un impianto, quello di Sesto San Giovanni, è stato chiuso. I forni inceneritori sono in gran parte dislocati in Lombardia ed Emilia-Romagna, rispettivamente 12 e sette su un totale di 36. L’inceneritore di Acerra in Campania, gestito dalla multiutility quotata in Borsa A2A, è quello che nel 2022 ha trattato il maggior quantitativo di rifiuti raggiungendo le 739.127 tonnellate. A Brescia, altro impianto in mano ad A2A, tra i più grandi d’Europa, entrato in funzione nel 1998, sono state trattate 703.244 tonnellate di rifiuti. Da notare come la provincia di Brescia, pur attestandosi al 76,2% di raccolta differenziata, sia la prima in Lombardia per produzione di rifiuti urbani pro-capite, con oltre 510 chilogrammi (la media regionale è di 464,1). La provincia di Torino, dove si trova il terzo inceneritore d’Italia, con 599.995 tonnellate bruciate, presenta invece il livello più basso di raccolta differenziata della Regione (62% contro ad esempio Novara all’81%), pur fermandosi a 482,1 chilogrammi/abitante all’anno di rifiuti urbani (la media regionale è di 497).

Inceneritori di rifiuti urbani e di CSS, FS e bioessiccato da RU nel 2022. Fonte: Ispra, 2023

Come sottolinea Ercolini, “nei discorsi dei politici da destra a sinistra si propone la soluzione dell’incenerimento per contrastare e ridurre al minimo l’invio in discarica dei rifiuti, venduto come più inquinante, nonostante siano anche questi molto pericolosi per l’ambiente”. E proprio a questo riguardo c’è un tema delicato. Con il rapporto sui rifiuti urbani dell’Ispra, infatti, è stato contestualmente presentato in collaborazione il report di Utilitalia sulla gestione anaerobica dei rifiuti e il loro incenerimento. Non un bel segnale secondo Ercolini. “Con la questione di Roma è stata rilanciata la narrazione tarocca dell’efficacia e utilità degli inceneritori e adesso Utilitalia li vuole spacciare per economia circolare, ma al contrario sono dannosi per l’ambiente ed è per questo che sono esclusi dall’Unione europea come progetti finanziabili per contrastare il declino climatico in virtù del principio del ‘Do no significant harm’”. Questo principio è stato espresso nel 2021 in merito ai progetti che possono essere sovvenzionati dal Pnrr, introdotto dal Regolamento Ue 2020/852. “L’Italia è la seconda industria manifatturiera in Europa, ma manca di materie prime naturali: grazie a ciò si è compreso che i rifiuti sono una ‘miniera urbana’ ed è per questo che viene veicolata questa falsificazione comunicativa degli inceneritori/termovalorizzatori, che però sono obsoleti e costosi”.

Per il presidente di Zero Waste Italy l’approccio vincente può essere solo quello dell’economia circolare: “Ridurre, riparare, riciclare e compostare è la soluzione. Bisognerebbe introdurre su vasta scala il vuoto a rendere retribuito, che risolverebbe anche il problema della dispersione di rifiuti nell’ambiente. Ma questo non basta -prosegue- serve una legge sul modello di altri Paesi europei che favorisca bonus per l’acquisto di beni usati”. Passaggio fondamentale come lo è garantire il diritto dei cittadini alla riparazione, anche come pratica lavorativa da riscoprire, per allungare la vita degli oggetti. “L’auspicio per il 2024 è che ci porti a un dialogo serrato con le forze politiche -conclude Ercolini-. Ci fa paura la mancanza di un confronto e vogliamo che cadano le barriere. Siamo disposti ad ascoltare perché vogliamo che il messaggio sia chiaro: o vinciamo tutti o perdiamo tutti”.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.