Cultura e scienza

Stragi nazifasciste in Italia, un censimento

5.500 episodi e 23mila vittime accertate: l’"Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia" –a disposizione di tutti sul web, con la propria banca dati- è la raccolta più completa della "guerra ai civili" combattuta in Italia tra il 1943 e il 1945, nel periodo dell’occupazione tedesca. Un progetto promosso dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia  

Sono passati quasi vent’anni dalla pubblicazione di "Guerra ai civili". Il libro degli storici Michele Battini e Paolo Pezzino (Marsilio, 1997) rappresenta un contribuito fondamentale al filone di studi sulle stragi di cittadini inermi commesse in Italia nel periodo dell’occupazione tedesca, durante l’ultimo biennio del secondo conflitto mondiale. Finalmente, grazie a un lavoro che ha coinvolto dal 2013 circa 120 ricercatori, guidati dal professor Pezzino, coordinatore scientifico del progetto, è disponibile un censimento completo di quanto è accaduto in Italia tra il 1943 e il 1945: l’"Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia", liberamente distribuito sul web –www.straginazifasciste.it–  mette a disposizione di chiunque voglia fruirne una impressionante molte di dati. 

 
Professor Pezzino, quanti sono gli episodi censiti? 
"Sono circa 5.500, e il numero di vittime che abbiamo individuato supera abbondantemente ogni dato precedentemente conosciuto: almeno 23mila. Deve considerare, poi, che l’Atlante resta un work in progress: anche se abbiamo pubblicato la ricerca, c’è una redazione che riceve indicazioni relativi a eventuali episodi mancanti o errori ed omissioni. Con la collaborazione del pubblico riusciremo a dar maggiore completezza".
 
Quali i critieri utilizzati nel vostro lavoro?
"Abbiamo deciso di censire tutti gli episodi che hanno portato alla morte di almeno una persona. Se sommiamo le singole uccisioni, che spesso rappresentano la scia di una campagna militare, o sono avvenute durante una ritirata, l’impatto su un territorio diventa altrettanto rappresentativo delle ‘grandi stragi’ più conosciute, come Sant’Anna di Stazzema (Lucca, 12 agosto 1944, 394 vittime, ndr) o Monte Sole (Marzabotto, Bologna, 29 settembre-5 ottobre 1944, 770 vittime, ndr)". Abbiamo preso in considerazione ogni episodio che ha causato la morte di persone inermi che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, uccisi per una rappresaglia o durante un rastrellamento, o in operazioni di carattere terroristico, come l’attacco di un intero villaggio; abbiamo incluso anche i partigiani disarmati, catturati e poi passati per le armi in modo illegittimo, anche dopo giorni e settimane di distanza; gli antifascisti, i disertori, i renitenti alla leva, i sacerdoti, i militari. Abbiamo escluso episodi di violenza anche gravi che però non si sono conclusi con la morte, come l’incendio di interi Paesi, e la morte in combattimento di partigiani o civili che dovessero avere preso le armi momentaneamente".
 
Che tipo di rete territoriale avete coinvolto? 
È stato fondamentale l’apporto dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, che è tra i promotori della ricerca con l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, e ha garantito il sostegno degli istituti storici della resistenza in tutto il Paese. Sono questi i due soggetti che hanno presentato il progetto, finanziato a partire dal 2012 dal "Fondo italo-tedesco per il futuro", istituito presso il governo della Repubblica federale tedesca.
 
Quali sono, a suo avviso, i risultati più importanti?
Siamo riusciti a dimostrare che la "guerra ai civili" è stato un fenomeno diffuso a livello nazionale. Se è vero che il numero maggiore delle stragi si registra in Emilia-Romagna (909, con 4.391 vittime) e in Toscana (806, con 4.410 vittime), e che si registra un alto numero di vittime in Piemonte, Veneto e Friuli, naturalmente collegato alla presenza di una resistenza molto diffusa, la nostra ricerca conferma che anche al Sud gli episodi sono numerosi: la Campania, ad esempio, ha subito un’occupazione corta ma grave, che ha visto il sorgere di forme di resistenza spontanee della popolazione a una politica di spoliazione di risorse e violenza diffusa, senza considerare l’insurrezione di Napoli (431 stragi, 1340 vittime, ndr). E anche in una regione come l’Abruzzo, quasi assente dalla storiografia sulla Resistenza, si contano oltre novecento vittime. 
 
Che tipo di utilizzo immagina per l’Atlante?  
Il portale e la banca dati si prestano a molteplici usi: sono intanto a disposizione delle comunità locali, che possono ritrovare episodi accaduti, grazie alla geo-referenziazione a livello comunale, e in questo modo li rivedono come collegati a un processo di carattere nazionale. Possono essere usati dalle scuole: quelle del Sud, ad esempio, potrebbero voler capire che cosa è successo in Piemonte, e perché c’è una così alto numero di vittime (2834, in 556 stragi, ndr). 
C’è infine la possibilità di un uso carattere scientifico, sfruttando l’opportunità di interrogare la banca dati, con gli opportuni filtri di ricerca. In questo modo si possono approfondire non solo le modalità delle stragi (scoprendo così che oltre a rappresaglie e rastrellamenti ci sono stati anche massacri di stampo razziale, che hanno come vittime cittadini ebrei, o episodi qualificabili come "violenza di genere", ndr), ma anche le cause e i nomi dei reparti che si sono resi responsabili degli episodi, oltre che la natura delle vittime.  
 
Uno dei "capitoli" dell’Atlante è dedicato alla memoria. Perché?
Ai nostri ricercatori abbiamo chiesto di indicare cippi e lapidi. Non tutti lo hanno fatto, però c’è già un primo censimento importante di quella che definiamo "memoria di pietra", oltre che dei luoghi della memoria, come parchi o monumenti, e delle associazione impegnate a livello locale. 
Laddove presenti, segnaliamo però anche casi di "memorie divise" o conflittuali, in relazioni alla responsabilità delle stragi, perché si tratta di elementi che in alcuni episodi -come a Civitella Val di Chiana, a Guardistallo o a Sant’Anna di Stazzema- sono state molto importanti.

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