Ambiente / Opinioni

Scambiare le sementi per costruire nuovi modelli agricoli

Nate come momenti per hobbisti e amatori, oggi le giornate di scambio sono sempre più partecipate. È in gioco un sistema alternativo. La rubrica di Riccardo Bocci di Rete Semi Rurali

Tratto da Altreconomia 223 — Febbraio 2020
foto semi rurali
© Piqsels

Mandillo da groppo (ora Mandillo dei semi), Una Babele dei semi, Semiscambi, Chiamata a raccolta, La Fierucolina dei Semi, Scagnammece’a sementa, Libera semina, SeMiScambi, Casa dei Semi, Giornata della Civiltà Contadina. Sono solo alcuni dei nomi delle giornate di scambio delle sementi sempre più presenti sul territorio nazionale, nate come risposta concreta agli oligopoli asfissianti che caratterizzano il mercato sementiero. Si comincia da novembre a Trento e si finisce a Cremona a settembre, passando da Campania, Liguria, Toscana, Piemonte, Sardegna e Lombardia per citarne solo alcuni. Un calendario che racconta la voglia di costruire socialità intorno ai semi e il crescente valore di questi momenti per un variegato mondo di agricoltori e hobbisti nel cercare varietà non reperibili sul mercato.

Per capire l’importanza delle pratiche di scambio di sementi non si può prescindere dall’analizzare il quadro in cui vivono gli agricoltori. L’ondata di modernizzazione che dal secondo dopo guerra ha plasmato la nostra società agricola ha avuto come primo obiettivo quello di de-qualificare gli agricoltori, rendendoli dipendenti da chi fornisce i mezzi necessari alla produzione e da chi acquista le materie prime per produrre cibo. Tra questi un ruolo principale lo svolgono le sementi, pensate e prodotte per rispondere ottimamente a un modello agricolo industriale: le cosiddette sementi ad alta resa in grado di sfruttare al meglio fertilizzanti, acqua e pesticidi con l’obiettivo di aumentare le rese. Inoltre negli anni 60-70 entrava in vigore la legislazione sementiera che nelle sue interpretazioni più restrittive equiparava lo scambio gratuito alla vendita, rendendolo illegale.

5.000 e oltre le persone che partecipano ogni anno alle giornate delle sementi

In questo quadro gli scambi di sementi hanno assunto anche un significato di resistenza, un atto di disobbedienza a un sistema di regole e mercato il cui obiettivo era di relegare gli agricoltori a meri clienti delle ditte sementiere senza nessun ruolo nella ricerca e innovazione varietale e nella produzione e gestione delle sementi. Se all’inizio il mondo agricolo è rimasto alla finestra lasciando questi momenti ad hobbisti e amatori, oggi sempre di più partecipa per avere accesso a sementi diverse, non industriali, che non trovano sul mercato. Gli eventi stessi sono cresciuti in capacità e consapevolezza dei partecipanti, dandosi regole per non essere considerati illegali e pratiche per produrre e scambiare sementi di qualità.

Insieme al seme ha cominciato a circolare nuovamente quel sistema di conoscenze essenziale per trasformare gli scambi da eventi per collezionisti retrò (come le mostre mercato delle figurine e dei fumetti) a germi di nuovi sistemi sementieri e quindi di sistemi agricoli alternativi. Grazie all’esperienza maturata in questi anni sono stati individuati cinque punti essenziali che rendono gli scambi di seme compatibili con l’attuale quadro legale e ne aumentano la qualità. Autoproduzione: quanto portato deve essere di propria produzione senza uso di chimica di sintesi. Piccole quantità: le quantità scambiate sono ridotte per stimolare percorsi di autoproduzione del seme in chi lo riceve. Reciprocità: l’atto dello scambio deve essere reciproco anche se l’oggetto può essere diverso dal seme (ad esempio marze o pasta madre). Pubblico dominio: il materiale scambiato non deve essere protetto da proprietà intellettuale. Informazioni: con il seme deve circolare la conoscenza ad esso associata per poterne favorire la sua coltivazione e uso.

Riccardo Bocci è agronomo. Dal 2014 è direttore tecnico della Rete Semi Rurali, rete di associazioni attive nella gestione dinamica della biodiversità agricola.

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