Terra e cibo / Opinioni

La biodiversità agricola e la salute del Pianeta

Ridurre le agricolture diversificate in monocolture industriali equivale a tagliare le radici dell’albero su cui viviamo. L’inversione di rotta non è più rinviabile. La rubrica a cura della Rete Semi Rurali

Tratto da Altreconomia 219 — Ottobre 2019

La seconda nuova rubrica di Altreconomia s’intitola “Semi in viaggio” ed è curata dalla Rete Semi Rurali (semirurali.net). La Rete è stata fondata nel novembre 2007 per “ricordare a tutti che la biodiversità agricola va conservata, valorizzata e sviluppata nelle campagne di tutto il mondo e dagli agricoltori, prima di tutto”


Nel corso del 2019 sono stati pubblicati due rapporti, rispettivamente dalla FAO e dalla Commissione EAT della rivista medica Lancet, che da angolazioni diverse affrontano lo stesso problema: l’insostenibilità dell’attuale modello agricolo e della dieta, che, purtroppo, si stanno diffondendo in tutto il mondo come unico orizzonte possibile.

Il volume della FAO presenta i dati disponibili sullo stato di tutta la biodiversità per l’agricoltura e l’alimentazione (piante, animali, insetti, pesci, foreste), analizzando l’impatto su di essa delle attività dell’uomo. “Cibo nell’antropocene”, della Commissione EAT, affronta invece il problema dal lato del consumo e della insostenibilità per la salute delle diete attuali, dando alcune indicazioni su come riformare i sistemi di produzione di cibo e le diete, così da incidere positivamente sulla salute delle persone. Queste letture fanno capire come l’attuale crisi agricola non abbia più solo una dimensione settoriale, ambientale e sociale, ma coinvolga sempre di più la salute pubblica. Come scrive Lancet c’è “una sostanziale evidenza scientifica che lega le diete con la nostra salute e la sostenibilità ambientale”. Per questo motivo è necessaria una radicale trasformazione del sistema agricolo e alimentare a livello mondiale: l’uniformità di agricolture e diete sta compromettendo non solo la salute del Pianeta ma anche quella delle persone. Infatti, la ricchezza che vediamo nei supermercati non è altro che una grande illusione che la pubblicità contribuisce a mantenere.

Le statistiche FAO dicono che delle oltre 50.000 piante potenzialmente commestibili, ne usiamo solo poche centinaia e che il 90% della nostra alimentazione a livello globale si basa solo su 15. Tra queste riso, mais e frumento coprono circa il 66% del nostro supporto energetico. Ma i dati raccontano anche altro: “La diversità presente nei campi degli agricoltori è diminuita e le minacce alla diversità si stanno rafforzando”. Ovvero non solo la nostra alimentazione si basa su poche specie ma all’interno di queste diminuisce la diversità: sono sempre meno le varietà coltivate e queste sono sempre più simili tra loro. In un’epoca storica in cui le incertezze e i rischi sono in aumento, come dimostrano i cambiamenti climatici e le fluttuazioni dei prezzi e dei mercati, stiamo rendendo tutte le agricolture più uniformi e uguali tra loro. Una strategia senza logica. Infatti, questi sistemi agricoli uniformi e monocolturali sono molto più fragili, incapaci di reagire a eventi imprevisti (un particolare insetto o malattia) e non più in grado di produrre diversità nel tempo. Quella diversità frutto dell’adattamento tra pianta, ambiente, patogeni e sistemi sociali e culturali che sarà essenziale per l’agricoltura di domani. Sempre la FAO afferma che “i paesaggi agricoli diversificati, in cui i terreni coltivati si alternano a zone incolte come i boschi, i pascoli e le zone umide sono stati, o sono in fase di sostituzione, con grandi superfici a monocoltura, coltivate utilizzando grandi quantità di input esterni come pesticidi, fertilizzanti minerali e combustibili fossili”. Ridurre le agricolture diversificate nel Pianeta in monocolture industriali equivale a tagliare le radici dell’albero su cui viviamo. I due report confermano che gli 800 milioni di persone che ancora soffrono la fame e i 2 miliardi che, mangiando male, soffrono di obesità o sono in sovrappeso, sono due facce della stessa medaglia del nostro sistema agricolo e alimentare. Come scriveva Eduardo Galeano: viviamo sempre più in un mondo in cui “chi non ha paura della fame, ha paura del cibo”.

Riccardo Bocci è agronomo. Dal 2014 è direttore tecnico della Rete Semi Rurali, rete di associazioni attive nella gestione dinamica della biodiversità agricola.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia