Transizione ecologica / Attualità

La Commissione europea agevola 30 mega-progetti fossili. L’azione legale delle Ong

Tra i “Progetti di interesse comune” individuati dall’esecutivo von der Leyen ci sono anche gasdotti e rigassificatori che richiederanno (almeno) 13 miliardi di euro di investimenti. Le organizzazioni denunciano la mancata valutazione degli impatti e ne chiedono lo stralcio. Anche l’Italia è coinvolta

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Quattro organizzazioni ambientaliste -ClientEarth, Friends of the Earth Europe, Food & Water Action Europe e CEE Bankwatch network- hanno annunciato il 7 giugno l’avvio di un’azione legale nei confronti della Commissione europea che punta a escludere dall’elenco dei “Progetti di interesse comune” (Pci) 30 interventi legati al gas fossile. Si tratta di una lista che viene redatta ogni due anni dalla Commissione e comprende infrastrutture energetiche ritenute strategiche per i 27 Paesi dell’Unione. I progetti che ottengono questo riconoscimento possono beneficiare di una valutazione d’impatto ambientale semplificata e di una procedura di autorizzazione accelerata. Inoltre sono ammissibili ai finanziamenti con risorse pubbliche dell’Unione europea.

Tutti i progetti inseriti nell’elenco -approvato ad aprile 2022- hanno lo scopo di facilitare il trasporto, lo stoccaggio o l’importazione di gas (ad esempio gasdotti come EastMed) e rigassificatori per il gas naturale liquefatto (Gnl). Il rischio, avvertono le organizzazioni, è che miliardi di euro vengano spesi così per infrastrutture molto costose -l’investimento ipotizzato è di circa 13 miliardi di euro- che avranno gravi impatti ambientali e dai tempi di realizzazione estremamente lunghi. Inutili, quindi, anche per ridurre o limitare la dipendenza dal gas russo nel breve termine. Questi progetti sono inoltre in aperto contrasto con le indicazioni fornite dall’Agenzia internazionale per l’energia e nel Sesto rapporto di valutazione dell’Ipcc, per i quali per mantenere l’aumento globale delle temperature entro 1,5 gradi centigradi a entro fine secolo non devono essere avviati nuovi progetti per l’estrazione di gas o petrolio.

“Questa lista equivale a un lasciapassare per il gas in Europa, quando invece dovremmo parlare della sua graduale eliminazione -ha spiegato Guillermo Ramo, avvocato di ClientEarth-. La Commissione non ha preso in considerazione l’impatto delle emissioni di metano derivanti dai progetti inseriti nella lista. E questo è illegale in quanto si scontra direttamente con le leggi sul clima dell’Unione e con i suoi obblighi legali nell’ambito dell’Accordo di Parigi”.

Le quattro organizzazioni  hanno inviato alla Commissione europea una formale richiesta di revisione dell’elenco dei “Progetti di interesse comune” in base a quanto previsto dalla cosiddetta internal review request, una procedura prevista dalla Convenzione di Aarhus (dal nome della città danese dove è stata firmata nel giugno 1988), un trattato volto a garantire ai cittadini il diritto alla trasparenza e alla partecipazione in merito ai processi decisionali locali, nazionali e transfrontalieri che riguardano l’ambiente. Fino allo scorso anno, tuttavia, le Ong potevano fare ricorso alla Convenzione di Aarhus solo per un numero ristretto di decisioni adottate dagli organi comunitari ma a ottobre 2021, dopo una lunga battaglia combattuta da Client Earth, il Parlamento europeo ha votato a favore di una modifica della Convenzione permettendo a organizzazioni e cittadini di impugnare molte più decisioni dell’Ue che violano il diritto “ambientale”. A questo punto la Commissione europea ha 22 settimane per rispondere alla richiesta delle organizzazioni e se non lo farà in modo adeguato queste potranno fare ricorso alla Corte di giustizia dell’Ue. “L’elenco delle infrastrutture strategiche deve esser redatto in base a quanto stabilito dal Trans-european energy networks (Ten-e), che richiede un’analisi del rapporto costi-benefici per questi progetti. Ma le emissioni di metano sono state completamente ignorate nel processo di valutazione quando invece è noto che il metano sia uno dei gas serra più ‘potenti’”, spiega ad Altreconomia Frida Kieninger di Food and water action Europe.

Tra i “Progetti di interesse comune” compresi nell’elenco ce ne sono anche alcuni che riguardano l’Italia, come l’EastMed pipeline: un gasdotto lungo 1.900 chilometri progettato per trasportare  il gas dai giacimenti del Mediterraneo orientale al nostro Paese toccando Cipro e Grecia. “Si tratta di un progetto tecnicamente molto complesso, sia per la sua lunghezza sia perché le condotte verranno posate a una grande profondità: il che spiega anche i costi estremamente elevati. Le previsioni di spesa si aggirano attorno ai sette miliardi di euro, ma potrebbero anche essere più elevate se i tempi di realizzazione dovessero allungarsi -sottolinea Kieninger-. A questo si aggiunge il fatto che l’attività estrattiva ha fatto aumentare le tensioni tra i diversi Paesi della regione come Israele, Cipro e Turchia”. A proposito di costi e capacità di autofinanziamento dell’opera, ReCommon ha ricordato in questi giorni come le uniche risorse a oggi ottenute dall’EastMed siano stati i 36,5 milioni di euro stanziati dalla Commissione europea “per lo studio di fattibilità”. Proprio le risorse di gas del Mediterraneo orientale (e più precisamente quelle del maxi giacimento Leviathan, le cui riserve sono stimate in 600 miliardi di metri cubi) sono stati uno dei temi al centro della visita del presidente del Consiglio Draghi in Israele che si è svolta il 13 giugno.

Tra i “Progetti di interesse comune” che toccano anche l’Italia c’è anche il “Melita TransGas”, un affare controverso e sovradimensionato (con una capacità di due miliardi di metri cubi di gas) che collegherà Malta all’Italia a un costo di realizzazione superiore ai 409 milioni di euro. Nell’elenco figura anche il metanodotto “Matagioia-Massafra” (costo stimato in 240 milioni di euro, gestito da Snam) che andrà a collegare la Trans-adriatic gas pipeline (Tap) con il gasdotto Adriatico, altro progetto identificato dalla Commissione europea come strategico e finalizzato a “rafforzare la capacità di trasmissione” da Nord a Sud Italia.

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