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Hai paura della cultura?

Ottobre 2013 Versione digitale

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La cultura è un’urgenza, e non un bene di lusso. Altreconomia di ottobre 2013 si chiede, dalla copertina, chi “ha paura della cultura?”, e dedica un lungo dossier al fermento delle produzioni dal basso.
“È necessario sperimentare, partecipare, autogestire” racconta Manuel Agnelli degli Afterhours, che abbiamo intervistato. Lui ha creato “Hai paura del buio?”, un festival in tre tappe a budget quais zero.
A Livorno abbiamo incotnrato l’associazione Pilar Ternera, giovane compagnia teatrale che ha inaugurato il 4 ottobre 2013 la prima stagione teatrale “finanziata” con il crowdfunding, al Nuovo Teatro della Commedie.
Alla piattaforma Musicraiser, invece, potete accedere in tutta Italia: potrete diventare produttori musicali. Nel 2012, sono stati raccolti 500mila euro. È un’idea del cantante dei Marta sui Tubi, Giovanni Gulino.  

Dalla “a” di Algeria alla “t” di Turchia, passando ovviamente per Egitto e Siria, abbiamo cercato traccia dei Paesi teatro di violenza e d’instabilità politica nei bilanci delle maggiori società italiane. Vi raccontiamo che cosa fanno gli italiani all’estero.

Livio Pepino commenta la situazione in Valsusa, e spiega che chi evoca i fantasmi del terrorismo per i No Tav, dimostra di non conoscere la storia del nostro Paese.

Dati alla mano, movendoci tra problemi ed eccellenze, guardiamo ai miti da sfatare sull’università italiana. Emerge, tra l’altro, che il problema è un sistema economico arretrato che non sa come utilizzare i giovani laureati.

E, ancora: il mese del cacao equo solidale, tra “Altrocioccolato”, “Equoperutti” e il festival “Tutti nello stesso piatto”; un reportage dalla Val di Cornia, in provincia di Livorno, dove abbiamo visitato alcune delle 20 aziende agricole che hanno dato vita a un’associazione per la promozione dell’agricoltura “bio”; l’analisi –Antitrust– della grande distribuzione organizzata: un’indagine dettagliata, da cui risulta una forte concentrazione a scapito dei consumatori, cui i media mainstream non hanno dato risalto.

Per finire, a 50 anni esatti dalla tragedia del Vajont l’idroelettrico rappresenta ancora un problema a Belluno: il 90% dei corsi d’acqua è già sfruttato, e sono state avanzate richieste per altre 200 concessioni. Per dire basta, i cittadini hanno fatto ricorso alla Commissione europea.

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