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L’auto-aiuto è welfare per la salute mentale

L’inclusione come antidoto alla malattia: l’esperienza degli utenti-operatori della “Rete toscana utenti di salute mentale” e della cooperativa Pegaso Blue, che tra Massa-Carrara e Pisa gestisce 4 gruppi d’appartamento e ospitalità in alcune case private.
Per approfondire leggi l’articolo "L’appartamento romano" su Ae 153

Tratto da Altreconomia 153 — Ottobre 2013

Su Altreconomia 153 Ludovica Jona racconta alcune esperienze di cohousing in cui vivono, dal 2003, un gruppo di utenti del Dipartimento di salute mentale dell’Asl Roma A, e che rappresentano un successo d’integrazione che permette anche di ridurre la spesa pubblica. Quest’articolo è un "extra", che descrive le attività della "Rete toscana utenti di salute mentale" e degli utenti-operatori che attraverso una cooperativa gestiscono gruppi appartamento a Massa-Carrara e Pisa.
 

Fiducia, speranza, protagonismo e realizzazione personale sono parole chiave nel descrivere l’azione della “Rete toscana utenti di salute mentale”, che promuove la partecipazione dei pazienti alle attività e alle decisioni che li riguardano.
"Ne fanno parte esclusivamente pazienti, ovvero persone che come me sono sotto trattamento farmacologico e controlli con psichiatri”, afferma la presidente Maria Grazia Bertelloni.
Nata nel 2006 dall’esperienza del gruppo di Auto Mutuo Aiuto di pazienti psichiatrici di Massa-Carrara, la Rete comprende diverse realtà associative sul territorio regionale. Tra queste c’è la cooperativa Pegaso Blue, che gestisce l’assistenza domiciliare in quattro gruppi-appartamento e in diverse case private, ma offre servizi anche ad associazioni che trattano altre disabilità.

Gli utenti che svolgono l’assistenza domiciliare vengono definiti “utenti operatori”, e hanno ottenuto una qualifica attraverso i corsi per “facilitatore sociale” e “operatore per le marginalità sociali” organizzati dalla Asl locale. Così accade che Roberta, che fa parte del gruppo dell’Auto Mutuo Aiuto di Massa, segue come operatrice, per alcune ore alla settimana, i cinque utenti di un gruppo-appartamento alla periferia della cittadina toscana. Tra loro c’è Mauro, che in passato è stato ricoverato per sei anni in un Opg (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) -struttura penitenziaria per persone con malattia mentale- ma che oggi è impiegato in un progetto per l’accompagno dei ragazzi autistici nell’ambito di una convenzione stipulata dalla Pegaso Blue con l’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale). Maria Grazia, Roberta e Mauro fanno parte di una catena della solidarietà che risulta il mezzo più efficace per la cura della malattia mentale, perché affronta il suo tratto più atroce: il senso di vuoto e inutilità, lo stigma e la solitudine.

Guardando dalla finestra del piccolo ufficio del gruppo di Auto Mutuo Aiuto nel centro di Massa, accanto agli studi di avvocati e altri professionisti, Maria Grazia mi parla del medico che ha reso possibile questa rivoluzionaria esperienza, l’ex primario della Asl locale, Remigio Raimondi: “Ha fermamente creduto in noi, considerando lo stigma e il disagio sociale come i principali scogli da superare. Ha sostenuto i gruppi appartamento e altre attività per l’inclusione e non ha esitato a mettersi contro i tanti che si opponevano al suo approccio”.
Raimondi è morto per infarto un anno fa, all’età di 60 anni: “Si può dire che per noi ha dato la vita”, dice Maria Grazia. Ora, lei e gli altri membri del gruppo devono andare avanti senza il loro padre ispiratore. Solo tre giorni prima della morte del primario -come in un passaggio di consegne- è nato il Coordinamento nazionale utenti salute mentale cui hanno aderito rappresentanti di 11 regioni italiane. L’obiettivo è promuovere quanto affermato dall’Ufficio per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della salute (Oms) nel 2010: “Le persone dovrebbero essere spinte a promuovere la loro stessa salute, interagire effettivamente con i servizi per la salute mentale ed essere parte attiva nel controllo della malattia”.
 

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