Esteri

L’oro sotto il tappo

A Rosia Montana, in Romania, un’impresa canadese punta ad alcuni monti dei Carpazi, per sfruttarne i giacimenti auriferi. Le proteste “creative” dei cittadini —

Tratto da Altreconomia 153 — Ottobre 2013

L’oro sotto i monti Apuseni lo hanno scoperto gli antichi romani. Furono i primi, duemila anni fa, a scavare gallerie sotto le “Montagne del tramonto” (questo significa il nome della catena, nei Carpazi occidentali), in Transilvania, e a sfruttarne le vene aurifere.
Sono canadesi, invece, i nuovi colonizzatori di quest’area, definita il “quadrilatero d’oro” della Romania,  e più che scavare progettano letteralmente di rimuovere diverse montagne (con la tecnica del “mountain top removal”, tristemente nota negli Stati Uniti d’America) per aprire la miniera d’oro a cielo aperto più grande d’Europa.
A Rosia Montana, un piccolo comune minerario sugli Apuseni che riunisce 16 villaggi, dove vivono circa 3mila abitanti, i canadesi di Gabriel Resources (www.gabrielresources.com/site/rosiamontana.aspx) sono arrivati tredici anni fa: “L’impresa ha inviato alcuni tecnici a fare le prospezioni iniziali senza alcuna autorizzazione da parte del governo, e senza spiegare a chi vive a Rosia Montana che stessero facendo, se non che erano alla ricerca di oro. Alcune persone si sono insospettite e hanno denunciato la cosa, e sono emerse le intenzioni reali dell’azienda” racconta ad Ae Mihnea Blidariu, musicista e attivista, membro della rock band romena Luna Amara e tra i promotori della campagna “Salvati Rosia Montana” (in italiano “Salva Rosia Montana”, www.rosiamontana.org).

Mihnea è tra gli organizzatori del più importante festival di “attivisti” della Romania, il FanFest (www.fanfest.ro/en/), la cui ultima edizione ha avuto luogo dal 15 al 18 agosto 2013. Noi lo abbiamo incontrato tre settimane prima a Stoccarda, in occasione del terzo Forum contro le grandi opere inutili e imposte (www.drittes-europaeisches-forum.de, vedi box): la miniera d’oro di Gabriel Resources, infatti, rientra a pieno nella categoria, perché rischia di distruggere in maniera irreparabile oltre 2.300 ettari di territorio. L’impresa prevede, inoltre, di utilizzare tra i 30 e i 50 milioni di tonnellate di cianuro ed enormi quantità di acqua, che dovrebbero poi essere stoccate in un bacino artificiale, per la cui costruzione verrebbe realizzata anche una diga alta 185 metri.
“Dal 2002 i residenti si sono organizzati, ed è nata una campagna che ben presto si è sviluppata su scala nazionale. Da allora, l’azienda non ha più potuto procedere con le prospezioni -spiega Mihnea-. Tuttavia, non sono mai smesse le pressioni della Gabriel sui residenti perché vendessero la propria terra, al punto che molte famiglie hanno appeso dei cartelli con scritto ‘Questa casa non è in vendita’, per mettere fine al continuo via vai di persone inviate dall’azienda”.
L’associazione di residenti e proprietari contrari al progetto si chiama “Alburnus Major”. Con loro ci sono migliaia di persone, in tutta la Romania.

Gabriel Resources, tramite la controllata RMGC, ha aperto un ufficio a Rosia Montana, racconta ancora Mihnea: “Hanno comperato il chiosco dei giornali e lo hanno chiuso, finanziano feste e associazioni, cercano in ogni maniera di conquistare le simpatie dei residenti, e di fatto di dividerli per così indebolire la loro posizione. Ma sono tattiche che non funzionano, perché è sempre più nutrito il fronte delle persone che si oppongono al progetto”. Mihnea porta un esempio: “Il governo, tramite decreto, ha stabilito che la destinazione d’uso della zona è l’estrazione mineraria, impedendo così ai residenti di avviare attività produttive agricole sul territorio o altre attività economiche. In risposta a questo, e in sostegno all’economia locale e alla resistenza al progetto minerario, ogni anno ad agosto organizziamo a Rosia Montana il FanFest: sono quattro giorni di dibattiti, concerti, laboratori con i residenti, in cui migliaia di persone da tutto il Paese possono conoscere gli abitanti dei villaggi, capire come vivono, acquistare i loro prodotti agricoli e di artigianato, condividere e coinvolgersi nella campagna. Tutto è auto-organizzato”.

Se Gabriel Resources è arrivata in Romania nei primi anni Duemila, negli anni successivi è partita una nuova ondata di “estrattivismo” della peggiore specie. Oltre ai minerali (oro in particolare) “a basso costo”, numerosi progetti prevedono lo sfruttamento delle riserve di gas di scisto, ovvero gas “secco” intrappolato in rocce di scisto tra i 2mila e i 3mila metri di profondità.
Sopra l’oro, le montagne della Transilvania con il loro ecosistema. Sopra il gas, migliaia di ettari di terra, tra le più fertili in Europa. E ventidue milioni di persone con la propria storia e il proprio futuro davanti.

Un futuro che la Romania ha messo in vendita: “Negli ultimi 5-6 anni, il governo sta svendendo industrie, terra, proprietà statali -spiega ancora Mihnea Blidariu-. Le politiche di privatizzazione sono iniziate quando a governare il Paese era la destra, e continuano oggi con la sinistra al governo.
Investitori e aziende russe, canadesi, statunitensi stanno facendo man bassa. Comprano le aziende per poi chiuderle e lasciare le persone per strada. A febbraio, l’azienda russa Mechel ha acquistato un’acciaieria rumena a 70 dollari, per chiuderla e rivenderne i macchinari al chilo come ferro vecchio. Ci sono state proteste di massa, con migliaia di persone a sostegno dei lavoratori, ma non basta. La francese Veolia è coinvolta nella privatizzazione dell’acqua tramite la controllata Apa Nova Bucuresti. Anche El Dorado Gold, canadese come Gabriel Resources, vuole aprire nuove miniere d’oro nella parte occidentale del Paese. Chevron, Gazprom e altre aziende europee e del Regno Unito spingono per l’inizio delle esplorazioni (e quindi l’estrazione) su larga scala del gas di scisto nella zona orientale della Romania, al confine con la Moldavia”.

L’elenco degli effetti termina qui, mentre le cause dei processi sono ancora da spiegare. Si torna al 2009, quando la Romania è stata “salvata” dalla crisi. Tutto è partito dal prestito di 19,9 miliardi di euro dalle istituzioni finanziarie internazionali e da Bruxelles. In ordine d’importanza, ci sono Fondo monetario internazionale (12,9 miliardi di euro), Unione europea (5 miliardi), Banca mondiale (un miliardo),  Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Banca europea degli investimenti e International finance corporation (un miliardo in tre).
Venti miliardi per ipotecare il futuro di un Paese.

* Re:Common, www.recommon.org

Miniere ovunque, per legge
A fine agosto il governo romeno ha presentato un progetto di legge che rivede la normativa mineraria, e che il Parlamento ha discusso a settembre.
Il testo ha provocato una serie di manifestazioni partecipate da cittadini contrari all’estrazione mineraria e parte della campagna “Salvati Rosia Montana”, ma anche dei comitati contro il gas di scisto.
Decine di migliaia di persone sono scese nelle strade di tutto il Paese. La proposta di legge, oltre a facilitare gli espropri, evitando ogni forma di consultazione della popolazione, prevede oltre 20 misure speciali per sbloccare il progetto estrattivo di Gabriel Resources (RMGC). Tra le altre: la riduzione dell’obbligo di garanzia finanziaria solo al primo anno delle operazioni (e non all’intero periodo di sfruttamento); il diritto di utilizzo di qualsiasi luogo interno alla concessione (incluse chiese, cimiteri, siti di interesse culturale e storico) se una copia degli stessi è stata realizzata in altro luogo; l’assimilazione delle foreste a tali luoghi, e quindi la “rilocazione” di “monumenti naturali” (ovvero ambienti naturali protetti, zone ad alta biodiversità, etc.); l’estensione della possibilità di perseguire l’attività estrattiva anche in zone messe al bando dalla legge mineraria rumena.

Save the date!
Dall’1 al 4 maggio 2014, Rosia Montana ospiterà il quarto Forum contro le grandi opere inutili e imposte (www.presidioeuropa.net). La data per l’appuntamento romeno è stata scelta nel corso della terza edizione del Forum, che si è tenuta dal 24 al 28 luglio 2013 a Stoccarda, in Germania, ed è stata organizzata dal comitato Stuttgart 21, che si batte contro la nuova stazione sotterranea per l’alta velocità della città tedesca. Quattro giorni di dibattiti e gruppi di lavoro, in cui comitati da tutta Europa si sono confrontati su temi centrali quali la democrazia, l’accesso alle informazioni, la resistenza nonviolenta e la disobbedienza civile, la militarizzazione e la criminalizzazione dei movimenti da parte dei media. E ancora ruolo delle istituzioni finanziarie europee e nazionali e nuovi meccanismi finanziari per rilanciare le grandi opere, ridefinizione del modello energetico a partire dalla messa al bando del nucleare, nuovi progetti estrattivi in Europa e grandi infrastrutture energetiche, nonché elaborazione di proposte alternative a partire dalle esigenze dei territori.

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