Interni

Livorno sul palcoscenico

La stagione indipendente del Nuovo teatro delle Commedie: lo spazio è pubblico, ma per aprire il sipario serve finanziarsi dal basso. Il 24 ottobre 2013 va in scena "Di fatto Teresa", ispirato dal libro "La Costituente: storia di Teresa Mattei", scritto da Patrizia Pacini per Altreconomia edizioni —

Tratto da Altreconomia 153 — Ottobre 2013

Alle nove di mattina la porta del Nuovo teatro delle Commedie (N-TC), a Livorno, è aperta. Dentro ci sono Francesco, Valeria e Manuela, che lavorano nel foyer. Stanno chiudendo la programmazione della “loro” prima stagione, che dal 4 ottobre -data della festa d’inaugurazione- andrà avanti fino a giugno 2014.
Mi mostrano il programma, che spazia dal Teatro civile e d’autore al Teatro ragazzi, dal Teatro popolare ai concerti di musica classica e jazz, con 42 spettacoli, e si allarga ai concerti, ai documentari al cineforum. “Il nostro obiettivo è restituire questo spazio alla città, aprirlo ogni giorno -racconta Francesco Cortoni, che del N-TC è il direttore artistico-, e per farlo abbiamo scelto di star lontani dai grandi attrattori, di sganciare il Nuovo Teatro della Commedia dalla logica dell’evento, unico, che si consuma immediatamente e lascia veramente poco a Livorno”.
Francesco firma l’introduzione al programma: “Si inizia, semplicemente si inizia”. Le sue parole sono una scommessa e una provocazione: anche se il teatro è uno spazio pubblico, infatti, il Comune non lo finanzia. La stagione è “offerta alla città” dall’associazione Pilar Ternera (www.pilarternera.it), che ha in gestione il teatro da aprile 2013, come capofila di un’Ati (associazione temporanea di imprese) che coinvolge anche Arci, associazione Ars Nova (www.facebook.com/arsnovateatro) e cooperativa Marte, e al Comune paga pure un affitto (“Chiediamo, con forza, che venga eliminato” spiega Francesco). Nell’estate 2013, mentre la città ha dibattuto a lungo il salvataggio (pubblico) del Goldoni, il primo teatro cittadino, gestito da una fondazione che vede tra i soci anche il Comune (oltre a Unicoop Tirreno), Pilar Ternera, Marte, Arci e ArsNova hanno distribuito per Livorno cartoline piene di mattoncini colorati, con un invito a sostenere il Nuovo Teatro delle Commedie.
“Per noi i canali istituzionali erano chiusi, così abbiamo deciso di aprirne un altro, di chiamare la città alla partecipazione” racconta Francesco. “Nei primi anni del Novecento a Livorno c’erano 70 teatri -aggiunge Valeria-, possibile che oggi ci sia spazio per uno solo?”. Grazie alla piattaforma Produzioni dal Basso (www.produzionidalbasso.com), poi, la campagna “Io sostengo il Nuovo Teatro delle Commedie” è stata allargata a tutta Italia: “Se nessuno ci avesse risposto, avevamo pronta anche una seconda provocazione -scherza Francesco-: avremmo ‘affittato’ le competenze di un intero staff organizzativo e artistico, il nostro, a chi ci offriva uno spazio per lavorare”. Le risposte, però, sono arrivate. Sono arrivate donazioni, in particolare da chi frequenta lo spazio (con 250 euro, ci si può assicurare una poltrona per tutta la stagione), ma anche “gli artisti hanno aderito al progetto -racconta Francesco-: molti si riducono fino al 50% il cachet, altri ‘scommettono’ con noi, e si sono accordati per suddividere l’incasso della serata” (il 24 ottobre è in programma “Di fatto Teresa”, liberamente tratto dalla biografia di Teresa Mattei “La Costituente”, edito da Altreconomia edizioni).

“Abbiamo scelto Produzioni dal Basso perché crediamo che la cultura debba ricevere finanziamenti pubblici, perché questo garantisce libertà di pensiero. Quando vengono meno queste risorse, si deve  guardare al privato, alle aziende oppure ai cittadini. Noi abbiamo scelto di proporre il nostro progetto ai livornesi, perché questo ci permette di pensare alla programmazione guardando al pubblico, al nostro vere referente -spiega Francesco-. Se avessimo cercato sponsor avremmo dovuto mediare tra l’interesse di chi investe e quello dei portatori d’interesse. Per questo, la campagna è una provocazione”. Una provocazione “completa” perché la cartolina è stata spedita, e protocollata, anche al sindaco, alla Giunta, ai consiglieri comunali, ai tecnici e dirigenti del Comune: “Per il momento, nessuna risposta” spiega Francesco.
Indica il bar, a un lato del foyer: “Lo gestiamo noi, è scritto nella convenzione, ma non vogliamo far economia con quello: non vendiamo gin tonic, e non possiamo improntare su questo un progetto culturale”. I cocktail non sposano l’idea di teatro della compagnia Pilar Ternera, che vede nell’arte “il pensiero di una trasformazione costante di ciò che ci sta accanto -racconta Francesco, che ha fondato l’associazione nel 2004, e l’ha dedicata ad uno dei personaggi di ‘Cent’anni di solitudine’-, un invito a vivere in modo diverso. Per me -spiega- l’arte può forzare il quotidiano”. Il Nuovo Teatro della Commedia è anche uno spazio educativo: l’Accademia dei Piccoli della cooperativa Marte, rivolta ai bambini dai 3 ai 13 anni, è “un luogo dove i bambini di diverse età hanno la possibilità di divertirsi, passare il tempo e imparare nuovi linguaggi giocando con le diverse arti”, dal teatro, alla danza, dal canto alle arti visive. “Oltre al lato artistico, curiamo anche la psicologia di bambini e ragazzi: il nostro obiettivo è prevenire fenomeni come il bullismo o l’abbandono scolastico” spiega Valeria. 
Il 7 e l’8 settembre, Pilar Ternera è stata invitata alla festa del neonato Distretto di economia solidale (Des) di Livorno: “Nelle cassette di frutta e verdura, abbiamo messo il programma: hanno apprezzato la nostra idea di gestire questo spazio culturale con un’idea di comunità, che è quella che lo finanzia e lo dovrà vivere”.
La stagione al N-TC è stata lanciata con una biciclettata artistica per le vie di Livorno, il 28 settembre. Raccontano (a metà settembre, quando li abbiamo incontrati): “Faremo micro-azioni, micro-presentazioni: siccome è in programma ‘Cenerentola’, ci fermeremo a leggere la fiaba di Cenerentola. E in giro per la città incontreremo un trombettsta jazz, che presenterà il suo concerto. È anche questo un modo per portare l’arte nel quotidiano, la fruizione artistica è un gran arricchimento”. Dal foyer, entriamo in teatro. Sul palcoscenico ci sono gli attrezzi di lavoro, tutto ciò che serve per l’allestimento in corso. Dietro, 120 posti a sedere: “Prima di noi, quelle seggioline non sono mai state tolte. Lo fanno comunemente in tutti i teatri. A noi è sembrato il simbolo di una cosa sclerotizzata. Per l’inaugurazione, libereremo la sala -conclude Francesco-. È un segnale a Livorno: si possono levare le zavorre, può esistere un pensiero divergente” .—
 
Finanza etica in scena
“Teatro Abitato è una comunità che mette insieme le Compagnie Crab, Officina per la scena e Piccola compagnia della Magnolia. La sua casa è Avigliana”, al teatro comunale Eugenio Fassino. Queste parole, scelte per presentare su Twitter il @teatroabitato, raccontano di tre compagnie che si sono messe in rete per dare una direzione collegiale all’unico teatro della Val di Susa, e farne un “centro di produzione e programmazione teatrale, che dialoghi con il territorio” come racconta ad Ae Giorgia Cerruti, direttrice artistica di Piccola compagnia della Magnolia (www.piccolamagnolia.it).
In base a una convenzione triennale, il Comune di Avigliana “mette a disposizione il teatro nella sua interezza -dal palco agli uffici- e copre tutte le utenze, per circa 30mila euro all’anno”, ma il progetto conta anche con un finanziamento di 15mila euro da parte di Mag 4 Piemonte (www.mag4.it): la finanza etica è al servizio di un progetto culturale che oltre alla stazione di prosa invernale, e ai laboratori teatrali per le scuole e gli adulti, ha portato in Val Susa “il Festival primavera d’Europa, che sfrutta la vocazione transfrontaliera dell’area -spiega Giorgia Cerruti-: in gemellaggio con un festival di Lione, accogliamo troupe estere che recitano nella propria lingua madre, sottotitolate. Le compagnie ospiti -aggiunge- vengono accolte presso i cittadini aviglianesi. Oltre ad ottimizzare le risorse economiche, questo ci permette di allargare gli ambiti di collaborazione con il territorio”. La stagione è su www.teatroabitato.it    
 

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