Ambiente / Attualità

Nei primi tre mesi del 2022 Enel ha “premuto” forte sul carbone

Tra gennaio e marzo di quest’anno è raddoppiata, rispetto al 2021, la quota di energia prodotta dall’azienda tramite il combustibile fossile più inquinante. Per la società questa scelta, contraria agli impegni di decarbonizzazione, è legata all’aumento della domanda di energia e al calo di produzione dell’idroelettrico

Immagine di repertorio di una centrale a carbone © Robert Linder, unsplash

Tra gennaio e marzo di quest’anno la quantità di energia prodotta in Italia da Enel bruciando il carbone ha raggiunto i 4.321 GWh, il doppio rispetto ai 2.164 GWh dei primi tre mesi del 2021. I dati sono stati diffusi dalla stessa società il 26 aprile all’interno del “Quarterly bulletin 2022”. Contattata da Altreconomia, Enel ha spiegato che l’aumento della produzione di energia da carbone nel nostro Paese “è da collegare all’aumento della domanda con il ritorno al periodo pre-crisi e alla bassa produzione da idroelettrico dovuta al meteo”. Nei suoi impianti, infatti, Enel ha registrato un calo della produzione di energia idroelettrica del 40%, passata dai 4.233 GWh dei primi tre mesi del 2021 ai 2.506 GWh del primo trimestre 2022. Un crollo di produzione dovuto alla lunga siccità che ha colpito le Regioni del Nord Italia.

Nel primo trimestre 2022 il carbone pesa quindi per il 36% sul mix energetico di Enel (era il 20,5% nello stesso periodo del 2021) una quota pari al totale dell’energia prodotta da fonti rinnovabili (36,1%) mentre le centrali termoelettriche a ciclo combinato (Ccgt) pesano per il 27% sul totale dell’energia prodotta, con 3.329 GWh.

“Negli ultimi anni avevamo osservato una riduzione dell’uso del carbone ed era stata una vera boccata d’ossigeno. I dati di Enel invece sono preoccupanti, anche perché il gruppo gestisce cinque delle sette centrali a carbone ancora attive in Italia -osserva Antonio Tricarico, campaigner finanza pubblica e multinazionali di ReCommon-. La guerra in Ucraina ha spinto il governo italiano ad andare alla ricerca di nuovi fornitori di gas, per ridurre la dipendenza dalla Russia, ma il rischio che vediamo è che le centrali a carbone continuino a lavorare a piena potenza. E a pagarne il prezzo saranno i cittadini che vivono nei quartieri e nelle città dove sorgono quegli impianti”.

Delle cinque centrali a carbone di Enel una, quella de La Spezia, è stata chiusa a dicembre 2021. Le due più importanti sono quella di Civitavecchia (Torrevaldaliga Nord) con una capacità di 1.980 MW e quella di Brindisi che, con una capacità installata di 2.640 MW, è tra le più grandi d’Europa. Seguono le due centrali di Portovesme in Sardegna (480 MW) e Fusina in provincia di Venezia (976 MW). Altreconomia ha chiesto a Enel se l’aumento di produzione legato all’uso di carbone si è concentrato particolarmente in alcune di queste centrali ma dall’azienda hanno detto di “non poter dare indicazioni sui singoli impianti”.

Il rischio, secondo Tricarico, è quello che nei prossimi mesi gli impianti a carbone di Enel, e non solo, che oggi lavorano a ciclo ridotto -molti avevano diminutio l’attività in vista di una presunta “transizione” verso il gas- riprendano a lavorare a piena potenza per far fronte all’aumento dei prezzi e alla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili provenienti dalla Russia. Il 27 aprile l’agenzia AdnKronos ha anticipato l’intenzione dell’esecutivo di varare una norma finalizzata ad aumentare la produzione a carbone, portando subito “a regime” gli impianti di Brindisi, Civitavecchia, Fusina e Monfalcone (di questo ultimo impianto abbiamo parlato in questo articolo), gestita da A2a. “Il rischio è che la multiutility sfrutti gli impianti, incluso quello friulano, al massimo fino al 2025, data in cui il governo ha previsto lo spegnimento di tutte le centrali a carbone ancora attive nel Paese”. Altreconomia ha infine chiesto a Enel se questo aumento di produzione di energia attraverso il carbone andrà a impattare sugli obiettivi del gruppo, che ha fissato il target “Net zero” al 2040: “Gli obiettivi di decarbonizzazione a livello globale non cambiano -ha fatto sapere la società-: abbandonare la generazione a carbone entro il 2027 ed entro il 2025 in Italia, senza criticità esterne”.

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