Diritti / Approfondimento

L’elusione fiscale viola i diritti fondamentali dei bambini. E li impoverisce

La riduzione degli abusi fiscali permetterebbe a 3,3 milioni di minori di andare a scuola e di prevenire mezzo milione di morti infantili. Il Comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dell’infanzia ha richiamato il governo olandese riguardo alle conseguenze delle sue politiche. Un precedente importante

© Lucas Metz, unsplash

L’elusione fiscale limita la possibilità di godere di diritti fondamentali come l’accesso all’acqua potabile, all’istruzione o alle cure sanitarie ai bambini che vivono in Paesi impoveriti. “I più piccoli, a differenza degli adulti, dipendono quasi interamente dal governo del loro Paese per la soddisfazione dei bisogni più elementari che includono il diritto alla vita, all’istruzione, all’assistenza sanitaria, al cibo, all’alloggio ma anche la libertà dalla violenza e il vivere in un ambiente sostenibile”, spiega ad Altreconomia Alexandra Dufresne, docente presso la School of management and law dell’Università di Zurigo per le scienze applicate (Zhaw), che dirige l’International Ngo law and policy project: un’iniziativa che fornisce consulenza legale e di policy, ricerche e servizi di advocacy alle Ong di tutto il mondo.

I diritti dei bambini vengono quindi compromessi quando uno Stato non ha risorse sufficienti per garantirli. E una delle cause di questa mancanza è da ricercare proprio nelle pratiche di elusione ed evasione fiscale che permettono il trasferimento di denaro verso paradisi offshore o Paesi a tassazione agevolata. Se l’abuso fiscale venisse ridotto si  permetterebbe a 3,3 milioni di bambini di andare a scuola e si riuscirebbero a prevenire mezzo milione di morti infantili, come ricorda la ricerca “Lost government revenues due to tax abuse. The impact on the determinants of health and mortality rates” pubblicata nel  2021 dalle Università di Leicester e di St Andrew. L’11 febbraio 2022 il Comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dell’infanzia, a seguito di una relazione sui Paesi Bassi presentata da Tax justice network, rete internazionale indipendente attiva nell’analisi del sistema di tassazione globale e dei paradisi fiscali, e dal Progetto di diritto e politica internazionale delle Ong, ha richiamato il governo olandese riguardo alle conseguenze delle sue politiche fiscali. “I Paesi Bassi dovrebbero far proprio un approccio basato sui diritti dei bambini nelle politiche fiscali e finanziarie e condurre valutazioni d’impatto indipendenti e partecipative così da garantire che non contribuiscano agli abusi”, si legge nella relazione Onu.

L’Olanda ha infatti regole di trasparenza insufficienti e deboli politiche fiscali che permettono a persone e società estere di nascondere i propri capitali. Così come altri paradisi fiscali. “In molti casi quel denaro proviene dal Sud del mondo e come risultato i governi di quei Paesi perdono importanti entrate fiscali. In pratica si stanno dirottando verso i ‘paradisi’ le risorse delle nazioni impoverite. Quello che si afferma nell’analisi presentata all’Onu è che quando uno Stato permette l’elusione da parte di singoli cittadini e imprese sta direttamente imponendo il costo delle proprie politiche ai bambini del Sud del mondo”, continua Dufresne.

Quattro Stati (Paesi Bassi, Svizzera, Lussemburgo e Regno Unito e i suoi territori come le Isole Vergini britanniche e le Cayman) sono responsabili di oltre la metà degli abusi fiscali globali. In particolare l’Olanda, secondo le analisi di Tax justice network, è responsabile della perdita di quasi 28 miliardi di dollari a causa delle sue politiche fiscali posizionandosi tra i maggiori snodi offshore. “Il ruolo centrale dell’Olanda come polo dell’abuso fiscale è stato riconosciuto dal Parlamento europeo, da diverse Ong e da osservatori accademici”, si legge nella relazione sul Paese.

“Quello su cui io e i miei colleghi stiamo lavorando è stabilire una serie di precedenti. Un primo passo è stato compiuto con la pubblicazione, il primo luglio 2020, di un rapporto sull’impatto extraterritoriale delle politiche fiscali irlandesi da parte di Tax justice network e di Christian aid (charity fondata dalle chiese cristiane del Regno Unito, ndr). Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia ha già chiesto all’Irlanda, proprio sulla base di quella relazione, di riferire in merito alle proprie politiche”, afferma Dufresne. L’Irlanda, infatti, secondo le analisi di Tax justice network, è responsabile per la perdita 19 miliardi di dollari pari al 3,95% del totale oltre a risultare come 11esimo “paradiso fiscale” per capitali occultati. Il secondo precedente è stato ottenuto l’11 febbraio del 2022 quando lo stesso Comitato ha come detto prima chiamato in causa l’Olanda chiedendo al governo rendere conto della sua politica fiscale. “Il nostro obiettivo è quello di fare pressione sui Paesi con una situazione simile, come la Svizzera, affinché si rendano conto degli effetti delle loro politiche fiscali sui diritti dei bambini all’estero”, spiega Dufresne.  Parallelamente il Comitato per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne ha già chiesto nel 2016 alla Svizzera di fare rapporto sugli effetti delle sue politiche fiscali sui diritti delle donne che vivono negli altri Paesi.

“Quando un organo delle Nazioni Unite, come il Comitato per la protezione dei diritti dell’infanzia, chiede a un Paese di rispondere su un particolare tema, quest’ultimo subisce una forte pressione politica”, spiega Dufresne. Anche se le raccomandazioni Onu non sono vincolanti uno Stato che non le rispetta dovrà renderne conto alla società civile, soprattutto nel caso di Paesi come Svizzera e Olanda che hanno buoni rapporti con l’Onu e si sono spesso applicati per la difesa dei diritti umani. “L’elusione fiscale è in fondo una questione che riguarda i diritti dei bambini e i cittadini e gli attivisti per la democrazia non accettano che le politiche del loro Paese possano danneggiare i diritti dei più piccoli altrove”, conclude Dufresne.

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