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Le mancate dosi di trasparenza a tutela delle multinazionali

Vaccini anti-Covid-19: i contratti secretati tra gli Stati dell’Ue e le case farmaceutiche dimostrano la supremazia dei privati sugli interessi collettivi. Anche in Italia -tra silenzi del ministero della Salute e dinieghi dell’ex commissario Arcuri- la trasparenza non è stata (e non è ancora) garantita. L’editoriale del direttore di Altreconomia, Duccio Facchini

Tratto da Altreconomia 236 — Aprile 2021
Per 85 Paesi poveri del Pianeta l’accesso ai vaccini anti-Covid-19 non sarà garantito prima del 2023 © Daniel Schludi - Unsplash

Il 25 febbraio 2021, poco prima di essere sostituito dal generale Francesco Paolo Figliuolo alla carica di commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri ci ha scritto una lettera di due pagine su carta intestata della presidenza del Consiglio. Oggetto: i contratti con le case farmaceutiche impegnate nella ricerca e produzione dei vaccini anti-Covid-19. Quello di Arcuri è stato un atto tanto dovuto -poiché imposto dalla legge in materia di trasparenza e responsabilità delle pubbliche amministrazioni- quanto ritardatario. Fin dal 17 novembre 2020, infatti, eravamo in attesa di una risposta a una domanda semplice, fatta attraverso l’istituto dell’accesso civico generalizzato: è possibile avere copia dei “contratti, scritture private o intese sottoscritte nel corso del 2020 e/o del 2021 dal ministero delle Salute o dal Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19 o da qualunque struttura ad esso correlata, in forma singola o associata (ad esempio con Paesi terzi), con imprese o consorzi di imprese italiane o straniere impegnate nella ricerca, produzione, distribuzione o altra forma di fornitura dei vaccini contro Covid-19/SARS-CoV-2”? Ci riferivamo proprio a quel vaccino “bene comune universale” promesso nell’aprile 2020 da Ursula von der Leyen.

Attenzione alle date. Quando scriviamo al ministero è metà novembre 2020: le mancate consegne delle case farmaceutiche, i ritardi nelle forniture, le esportazioni concertate con chi offre di più, i piani vaccinali nazionali ribaltati, la virale arringa della parlamentare europea Manon Aubry contro la subalternità della Commissione von der Leyen verso “big pharma”, sono pagine ancora tutte da scrivere. La risposta delle istituzioni dovrebbe arrivare entro 30 giorni ma non va così. Per 50 giorni il ministero della Salute resta in silenzio. Dopo l’ennesimo sollecito, il 4 gennaio di quest’anno si fa vivo dal dicastero il direttore generale della Prevenzione sanitaria, Giovanni Rezza. Una stringata comunicazione via Pec per inoltrare la nostra istanza alla struttura commissariale guidata da Arcuri “per gli eventuali successivi adempimenti di competenza”. Palla ad Arcuri, dice oltre i termini il ministero della Salute. Il tempo scorre, portandosi via un altro mese e 20 giorni. Da Arcuri nulla. Nel frattempo scoppia il bubbone dei presunti inadempimenti contrattuali delle multinazionali, in Italia e nel resto d’Europa, fa in tempo a saltare il governo Conte II, monta lo sdegno per i contratti capestro. Che fare? Ci rivolgiamo allora ai responsabili della trasparenza sia del ministero della Salute e sia di Palazzo Chigi. Ancora nulla fino al 25 febbraio, quando Arcuri, con un piede già fuori dall’ufficio, firma la risposta in penna rossa e spedisce la Pec. Ne riportiamo il contenuto allo scopo di aiutare chi, tra qualche anno, stropicciandosi gli occhi per lo strapotere del privato sul pubblico (in Lombardia, in Italia, in Europa, nel mondo), si chiederà come sia potuto accadere.

La “responsabilità delle procedure negoziali con le aziende farmaceutiche” è “attribuita alla Commissione europea”, mette le mani avanti l’ex commissario. “Agli Stati rimane la responsabilità dell’utilizzo e della somministrazione dei predetti vaccini”. “Fatta tale premessa devo mio malgrado rappresentarle che gli accordi sottoscritti con le case farmaceutiche per la fornitura di vaccini sono di fatto secretati, e questo vale tanto per gli accordi preliminari conclusi dalla Commissione europea quanto per i conseguenti ordini di acquisto attivati dai singoli Stati dell’Ue, tra cui l’Italia […]. Questi contratti -continua Arcuri citando la Commissione- sono tutelati per motivi di riservatezza e tale tutela si giustifica per la natura altamente competitiva di questo mercato globale”. La “segretezza è motivata dall’esigenza di tutelare i negoziati sensibili e le informazioni commerciali, specie le informazioni finanziarie e i piani di sviluppo e produzione”. “Pertanto devo esprimere formale diniego alla richiesta”. È successo perché comanda il mercato, il mercato dei migliori.

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