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Crisi climatica / Opinioni

La vernice degli attivisti e le ipocrisie di una classe di “adulti-decisori” che se ne infischia

Un’azione degli eco-attivisti sul portone di Palazzo Madama e subito tutti a dargli contro. Ma non è che invece, esausti dall’indifferenza degli “adulti” che si riempiono la bocca di “Next Generation”, vogliono dirci qualcosa di serio che abilmente censuriamo usando la strategia dell’indignazione? Il commento di Paolo Pileri

© Ehimetalor Akhere - Unsplash

Da alcuni mesi giovani eco-attivisti imbrattano con vernici innocue, ma dall’impatto sensazionale, opere d’arte e simboli istituzionali. Il 2 gennaio scorso è toccato al portone del Senato, a Roma. La reazione del capo dei senatori è stata subito dura: da condannare con pene severe ed esemplari. Premetto che a nessuno piacciono, me compreso, queste imbrattature, ma affrettarsi a liquidare il tutto sul piano emozionale dell’indignazione equivale a soffocare ogni ragionamento su ciò che muove quei gesti.

E se che quei giovani non fossero solo aggressori ma vittime che provano a dire qualcosa ad adulti-decisori sordi che da tempo li imbrattano di indifferenza? Giovani oppressi che danno voce alla natura oppressa non meritano ascolto? “Il vero punto di vista sulle cose è quello degli oppressi” (Jean-Paul Sartre). I senatori potrebbero far sfoggio di saggezza e dialogarci con quegli attivisti. Scoprirebbero che sono gli stessi che mesi e anni fa sfilavano pacificamente, scioperavano senza imbrattare nulla, chiedevano ascolto sul clima ma nessuno dava loro retta, venivano umiliati da giornalisti sprezzanti che li chiamavano “gretini”, storpiando il nome di Greta Thunberg. Non ricordo presidenti del Senato indignati per quel giornalismo insolente che li offendeva. Né rappresentanti del governo che gli davano udienza raccogliendo le loro istanze. L’indifferenza continua, lo scherno sistematico e ora la condanna senza neppur farsi cogliere dal dubbio di ascoltarli sono l’immagine di una classe di adulti-decisori che se ne infischia da tempo delle prossime generazioni.

Ma a dare ancor più fastidio è la strumentalizzazione emotiva messa sapientemente in scena. Quando politici, intellettuali, tecnici e giornalisti spostano sul piano della commozione la valutazione di atti come quelli delle ‘verniciate’ non fanno altro che usare scientemente una tattica emotiva che ostacola il giudizio dei cittadini e funge da censura. “L’emozione può attirare l’attenzione, ma non necessariamente ci permette di comprendere e di prendere la giusta decisione” (Robert, 2019). Se invece i senatori “offesi”, pur disapprovando l’atto, aprissero il portone della riflessione, potrebbero traghettare quei gesti verso una discussione civile e, cosa nobile quanto necessaria, anche verso un’analisi critica che riguarda l’intera classe politica che da anni governa il Paese ma senza capacità di imprimere una svolta ecologica, seria e necessaria.

Sappiamo bene che molti di coloro che dicono di occuparsi di “Next Generation” e che hanno scritto norme e piani di ripresa e resilienza, non hanno mai convocato i giovani e, anzi, hanno avuto l’arroganza di saper cosa definire per loro. Decisori che non hanno mai dovuto rendere conto a nessuno della propria cultura ecologica, ma si sono incaricati senza imbarazzo della transizione ecologica. Decisori che, nel passato, sono stati complici del degrado del paesaggio, dell’aria, dell’acqua e del suolo nel nostro Paese e che oggi non fatichiamo a trovare nei panni di imbianchini verdi, greenwasher, o di cacciatori di selfie che piantano un alberello in città o vicini a un’auto elettrica. Arroganza e indifferenza esasperano i contratti sociali tra generazioni. Se noi adulti-decisori ci stiamo impegnando in questo gioco sleale, direi che ci stiamo riuscendo bene. Penso che, se i responsabili materiali di quelle imbrattature sono i giovani attivisti, i responsabili morali e culturali siamo noi, l’adulta classe politica e i suoi decisori pubblici.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022)

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