Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Ambiente / Opinioni

La lezione inascoltata di Adriano sullo scandalo delle terre abbandonate

La Regione Piemonte rinuncia a usare le aree dismesse per installare pannelli fotovoltaici: una minaccia ai suoli agricoli. La rubrica di Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 255 — Gennaio 2023

“Ho messo fine allo scandalo delle terre lasciate incolte dai grandi proprietari poco solleciti al bene pubblico: d’ora in avanti, ogni campo non coltivato da cinque anni apparterrà all’agricoltore che si incaricherà di trarne buon partito. […] Nessuno ha diritto di trattare la terra come l’avaro il suo gruzzolo d’oro”. Parole dell’imperatore Adriano nel meraviglioso “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. Perché non adottarle oggi anche noi, che stiamo annaspando alla ricerca di aree idonee per impianti fotovoltaici rischiando, per insipienza, di far fuori vitali suoli agricoli?

Pensate che cosa accadrebbe sostituendo le parole “terre lasciate incolte” e “campo non coltivato” con aree dismesse. E “agricoltore” con Stato o azienda pubblica. Si aprirebbe un’inedita stagione di nazionalizzazione di aree abbandonate da proprietari “poco solleciti”. Quelle paesaggisticamente non rilevanti sarebbero subito idonee per i pannelli solari: una mega rivoluzione in nome dell’interesse pubblico e della tutela di suoli agrari e/o permeabili. So bene che forzare la rifunzionalizzazione energetica di aree dismesse non è cosa facile e occorrono risorse pubbliche, ma proprio per questo avremmo avuto bisogno di un Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con riforme coraggiose: per rendere possibile l’impossibile a vantaggio di tutti, per dare il via a una transizione energetica più equa e a regia pubblica. Mentre il governo francese si ricompra l’azienda energetica Edf per emanciparsi dal giogo privato, noi che facciamo? Poco o nulla.

Certamente non abbiamo il coraggio rivoluzionario di Adriano. Leggiamo ad esempio la risposta della Giunta regionale piemontese del 6 dicembre 2022, a firma dell’assessore Matteo Marnati, a un’interrogazione della consigliera Monica Canalis. In due pagine scarse si dice che le aree dismesse non sono idonee all’installazione di impianti fotovoltaici non tanto perché insufficienti (cosa che non viene dimostrata con precisione) quanto perché implicherebbero un extra costo per i grandi proprietari visto che al momento non è previsto alcun incentivo statale. Pertanto -si conclude- il ricorso ad aree agricole è “irrinunciabile”. Eccoci a una sorta di sacco dei suoli agricoli.

Settant’anni fa, nel 1953, veniva pubblicata la prima edizione italiana di “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, un libro dal quale, ancora oggi, attingere per inspirare una transizione eco-energetica capace di tutelare i suoli agrari. E invece…

Ecco dove temevamo di arrivare da mesi a causa di un Pnrr guidato dalla fretta della rendicontazione e non da un piglio riformista ed ecologico. Ecco come capitoleranno una dopo l’altra le Regioni pressate da chi spinge per estrarre più profitto possibile dalla transizione energetica e non più bene per tutti. Davanti allo scandalo dell’incuria in cui i proprietari abbandonano migliaia di aree, la politica si preoccupa dei loro gruzzoli d’oro, incolpando lo Stato di non dare incentivi (e se invece quegli abbandoni li considerassimo un venir meno alla funzione sociale della proprietà privata?).

Il Piemonte “rinuncia” a inventarsi qualcosa per forzare il riuso energetico di aree degradate, come pure i tetti di capannoni che certo non mancano. E decide, di fatto, di iniziare dall’arrembaggio “irrinunciabile” delle aree agricole, senza interrogarsi sul danno ecologico, sulla riduzione della produttività agroalimentare e sul consumo di suolo. Se altre Regioni la imiteranno, addio campi e paesaggi, ci terremo capannoni ed edifici scheletrici a far niente. Rimangono i sindaci a frapporre il loro corpo tra i suoli agrari e il duo Regioni-Stato che con i loro governi hanno da tempo abdicato a inventarsi qualcosa di veramente ecologico e sostenibile in nome dell’interesse pubblico e della natura. Lo faranno?

https://altreconomia.it/dona/

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.