Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Ambiente / Opinioni

Il “Fondo per il contrasto del consumo di suolo” che non contrasta il consumo di suolo

Nella manovra proposta dal Governo Meloni c’è un articolo dedicato al “contrasto del consumo di suolo”. Dietro il titolo si cela in realtà una mistificazione, denuncia Paolo Pileri: non c’è infatti alcuna misura concreta per bloccare la cementificazione ma (scarse) risorse per la “rinaturalizzazione dei suoli degradati”. Che è cosa ben diversa

© Ivan Diaz - Unsplash

Il Governo Meloni si è inventato un articolo di legge altamente mistificatorio che getta fumo negli occhi della verità ecologica. È l’articolo 127 del Disegno di legge di bilancio 2023, intitolato “Fondo per il contrasto del consumo di suolo”. Il titolo sembra perfetto, come spesso accade agli articoli sull’ambiente. Ma poi il testo è tutt’altro.

“Al fine di consentire la programmazione e il finanziamento di interventi per la rinaturalizzazione di suoli degradati o in via di degrado in ambito urbano e periurbano -si legge nella manovra del governo- è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, il ‘Fondo per il contrasto del consumo di suolo’, con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2023, di 20 milioni di euro per l’anno 2024, di 30 milioni di euro per l’anno 2025 e di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027”.

Ma che cosa si sta dicendo? Nulla che contrasti il consumo di suolo, nulla che fermi la cementificazione che sta uccidendo il Paese. Stanno solo mettendo soldi (e pochi) per “rinaturalizzare” suoli (non si sa come: magari pure denaturalizzando altrove) che un attimo prima erano stati degradati, cosa che, diciamo pure, dovrebbe fare chi li ha inquinati e degradati. Ma leggiamo meglio. C’è scritto che i soldi servono pure per naturalizzare i suoli “in via di degrado”. Questo vorrebbe dire -e non credo proprio di sbagliarmi- che il consumo di suolo non viene per nulla fermato ma, al contrario, se ne accetta il suo “divenire” come qualcosa che non si può fermare.

E che si fa? Ci si porta avanti nel mettere pezze e rattoppi. È come se vi dicessero che vi danno soldi per mettere una pezza al buco che sicuramente si genererà nei vostri pantaloni. Il buco non si può e non si deve evitare e quindi il “buon governo” pensa per voi alla pezza.

Quell’articolo non contrasta nessun consumo di suolo ma al contrario non lo mette in discussione e ne protegge il suo corso. Spero che le opposizioni arrivino a leggere fino all’art. 127 e sollevino il caso. Il consumo di suolo sappiamo che cos’è e non è quanto scritto in quell’articolo: il consumo di suolo va fermato e non rattoppato. E va fermato subito perché peggiora la crisi climatica e mette le mani nelle tasche dei cittadini (ovvero aumenta la spesa pubblica). Il disegno di legge non è ancora una legge: cambiatela, non fate diventare definitiva quella misura e con quei termini. Se si vogliono investire risorse sulla rinaturazione non la si chiami contrasto al consumo di suolo né si faccia passare il messaggio delle pezze. Manomettere parole e concetti è un grave attacco al pensiero e all’esercizio della democrazia oltre che, in questo caso, a un nulla di fatto al contrasto del consumo di suolo.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022)

https://altreconomia.it/dona/

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.