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Gli abusi edilizi in Italia e quella improvvida “distinzione” fatta dal ministro Musumeci

Dopo i fatti di Ischia il ministro per la Protezione Civile ha rilasciato problematiche dichiarazioni sulla differenza tra “aprire una finestra in più” e costruire case in zone ad alto rischio. Un approccio teso a sminuire quella che è un’autentica emergenza e che fotografa la mancanza di una cultura della legalità nell’edilizia, osserva Luca Martinelli

Casamicciola, Ischia, 28 novembre 2022 © Vigili Del Fuoco/Cover Images/INSTARimages.Com / Ipa-Agency.Net / Fotogramma

Se il ministro per la Protezione Civile afferma che “bisogna fare una netta distinzione tra chi ha aperto una finestra in più e non doveva aprirla e l’abuso di chi ha costruito un villino sulla spiaggia o in una zona ad alto rischio come è accaduto purtroppo ad Ischia”, come ha fatto Nello Musumeci a commento di quanto accaduto a Casamicciola a fine novembre, significa che nel nostro Paese manca una cultura della legalità nell’edilizia.

Significa, anche, che le istituzioni hanno la capacità di giustificare come “abuso di necessità” interventi che rischiano di compromettere la qualità dell’abitare, che riguarda l’insieme dei cittadini che risiedono in un determinato territorio ed è frutto di regole e scelte condivise, nonché il suolo, celebrato il 5 dicembre nella sua Giornata mondiale, promossa dalla Fao, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

Questo dovrebbe interrogarci: il suolo è l’infrastruttura vivente su cui poggia letteralmente la nostra vita, e non esiste solo in quanto superficie atta ad essere costruita, non è semplicemente un oggetto coinvolto nella trasformazione del paesaggio che favorisce una rendita immobiliare sempre più parassitaria, secondo un meccanismo descritto da Sarah Gainsforth nel suo ultimo libro “Abitare stanca” (effequ, 2022).

Ecco perché l’abuso non è mai giustificabile, anche perché i dati contenuti nel Rapporto sul consumo di suolo dell’Ispra e le ortofoto che vengono utilizzate per calcolare le trasformazioni in corso raccontano di un problema diffuso di abusivismo che non è affatto legato alle finestre ma semmai alle costruzioni abusive anche all’interno di aree protette o di aree gravate da un pesante rischio idrogeologico, come ha evidenziato anche il professor Paolo Pileri commentando su Altreconomia i fatti di Ischia. “Ricordo -scrive pileri- che tra il 2020 e il 2021 si è costruito su 39 ettari a pericolosità di frana molto elevata (P4), altri 79 ettari in aree a pericolosità elevata (P3), 99 a media pericolosità (P2) e 104 in aree a moderata pericolosità. Totale: 321 ettari, più o meno il 5% del consumo annuale italiano”.

Il ministro Musumeci dovrebbe considerare non casuale l’inserimento del tema dell’abusivismo edilizio tra quelli che incidono in modo negativo sulla qualità della vita, come fa l’Istat che pubblica ormai da anni il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) in Italia. Nell’ultima edizione (che risale a inizio 2022, con dati riferiti al 2021) è spiegato che le “attività umane che acuiscono le condizioni di vulnerabilità del territorio sono la cementificazione, l’abusivismo edilizio, l’abbandono dei terreni d’altura, lo scavo di cave, le tecniche di coltura non ecosostenibili, la mancanza di manutenzione dei corsi d’acqua e gli interventi invasivi e non ponderati su di essi”.

Secondo il rapporto Bes 2021, in quell’anno l’indice di abusivismo “è di 15,1 abitazioni abusive ogni 100 autorizzate, ancora elevata ma in allontanamento dai livelli raggiunti nel 2015-2017, quando le nuove abitazioni illegali si stima fossero pari a circa il 20% di quelle autorizzate”. Il rapporto sottolinea poi come “l’andamento decrescente della curva è concorde in tutte le ripartizioni, ma le differenze territoriali sono estremamente marcate: il fenomeno dell’abusivismo, infatti, si concentra soprattutto nel Sud e nelle Isole (dove mantiene livelli allarmanti, con valori dell’indice compresi tra 35 e 40) ed è presente in misura non trascurabile nelle regioni del Centro (dove il valore dell’indice è prossimo alla media Italia), mentre può considerarsi marginale in quelle del Nord”. Tra il 2007 e il 2015 l’indice era cresciuto da 9 a 19,9 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate, in un contesto di crisi dell’edilizia residenziale che aveva visto un crollo di quella legale.

Sono questi i dati su cui riflettere, prima di distinguere tra diversi modelli di abusivismo. Probabilmente chi governa dovrebbe anche parlare con i sindaci, per capire quant’è difficile abbattere un immobile costruito in modo illegale. Ancora a settembre 2022, il sindaco di Aversa (CE), Alfonso Golia, ha ricevuto una telefonata di minacce in merito all’abbattimento di immobili abusivi, fatto che ha prontamente denunciato alle forze dell’ordine. L’associazione Avviso pubblico ha espresso solidarietà al sindaco minacciato con il vicepresidente, Renato Natale, sindaco di Casal di Principe (CE), che ha ricordato come “questo ennesimo episodio dimostra ancora una volta come i sindaci molto spesso vengono lasciati completamente soli ad affrontare situazioni molto più grandi di loro, come quello dell’abusivismo edilizio. Molti amministratori locali oggi, ancora prima delle intimidazioni provenienti dalla criminalità organizzata, spesso rischiano e vengono minacciati perché non riescono a dare risposte concrete ai cittadini e non possono affrontare adeguatamente, con le dovute risorse, le problematiche che altri organi dello Stato gli pongono davanti”.
Di questo ha senso parlare in vista della Giornata mondiale del suolo.

Luca Martinelli è giornalista, autore e attento osservatore del territorio italiano. Il suo ultimo libro pubblicato da Altreconomia s’intitola “Pane buono. Viaggio nell’Italia dei nuovi forni artigiani” (2022), scritto con Laura Filios.

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