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Diritti / Intervista

La lotta di Victoire Ingabire contro l’accordo tra Regno Unito e Ruanda

Victoire Ingabire courtesy © Victoire Ingabire Umuhoza

Storica oppositrice del presidente Paul Kagame, ha duramente criticato il piano voluto da Londra per trasferire nel Paese africano i richiedenti asilo in attesa di valutazione della loro domanda. L’abbiamo intervistata

Tratto da Altreconomia 268 — Marzo 2024

 C’è chi, lontano dall’Europa, rischia la propria vita per fermare il piano di deportazione dei richiedenti asilo dal Regno Unito in Ruanda. Victoire Ingabire Umuhoza, politica ruandese, sfida il tabù che nel suo Paese circonda l’accordo, denunciando le violazioni dei diritti umani che subirebbero i rifugiati. Ingabire le ha descritte chiaramente, a inizio dicembre 2023, sulle colonne del Guardian: parole che hanno infastidito il presidente Paul Kagame (che governa ininterrottamente il Paese dal 2000) e hanno fatto piovere su di lei insulti e minacce di morte.

Non una novità per l’attivista. Nel 2010, al ritorno dall’esilio nei Paesi Bassi durato più di dieci anni, il progetto di registrare il suo partito “Forze democratiche unite del Ruanda” in vista delle elezioni presidenziali di quell’anno è stato fermato sul nascere. Ingabire è stata prima arrestata con l’accusa di star pianificando un golpe e poi condannata dalla Corte suprema a 15 anni di detenzione.

Dopo cinque anni di isolamento trascorsi nel carcere di massima sicurezza di Mageragere -raccontati nel libro “Tra le quattro mura del carcere 1930”- è stata rilasciata il 15 settembre 2018, in seguito alla grazia del presidente, ma non può lasciare il Ruanda senza il permesso del ministero della Giustizia. Un via libera che non ha mai ottenuto, nemmeno per far visita alla sua famiglia in Europa. Oggi sta lottando per riottenere i pieni diritti e ha presentato una richiesta all’Alta corte (ancora pendente quando, a metà febbraio, Altreconomia va in stampa) per essere riabilitata e poter sfidare alle elezioni presidenziali di luglio il presidente Kagame, in corsa per il suo quinto mandato. “Finché non ci sarà una vera democrazia, la gente continuerà ad andarsene. È questo che l’Europa finge di non capire: i piani di deportazione sono inutili”, spiega ad Altreconomia.

Ingabire, lei giudica inutile e pericoloso l’accordo tra Ruanda e Regno Unito. Perché?
VIU Per due motivi: i richiedenti asilo possono lasciare il loro Paese per ragioni economiche o politiche. In entrambi i casi, il Ruanda non ha nulla da offrire loro. Siamo uno degli Stati più poveri al mondo e non possiamo essere la soluzione per chi cerca condizioni di vita migliori. Allo stesso tempo non c’è la libertà di espressione che cerca chi fugge dalle persecuzioni: qui non è tollerata nessuna critica alla narrativa filogovernativa. Nel 2018 dodici rifugiati congolesi sono stati uccisi perché protestavano per strada per le condizioni in cui vivevano: nonostante la loro accusa fosse rivolta all’agenzia delle Nazioni Unite che gestiva la loro accoglienza, i militari hanno sparato. Non si può garantire che quello che è successo in quell’occasione non avvenga più. Il modus operandi del governo non è cambiato.

“Da quando sono rientrata nel mio Paese, nel 2010, ho già perso quattro colleghi. Uccisi o rapiti. Come posso essere stupita delle minacce? Dovreste esserlo voi”

Che cosa è successo dopo la sua presa di posizione contro l’accordo?
VIU
Io e i miei colleghi abbiamo ricevuto gravi minacce. Purtroppo so che può succedere. Da quando sono rientrata nel mio Paese, nel 2010, ho già perso quattro colleghi. Uccisi o rapiti. Come posso essere stupita delle minacce? Dovreste esserlo voi: dimostrano, più di ogni mia altra parola, che il governo non accoglie nessuna critica. Al punto che in Ruanda sono una delle poche oppositrici che critica apertamente questo accordo. Da quando nell’aprile 2022 è stato annunciato, a sorpresa, se ne parla pochissimo.

Lo stop della Corte suprema inglese non ha fermato l’esecutivo guidato da Rishi Sunak, che promette di far partire i primi voli già in primavera. Succederà?
VIU A mio avviso anche la nuova formulazione votata dal Parlamento a fine dicembre 2023 ha diversi problemi. Perché nasce dalla volontà dell’ala più estremista del partito conservatore inglese di evitare che l’accordo possa essere contestato in sede giudiziale. La partita non è ancora chiusa. Certo è paradossale.

Che cosa intende?
VIU Che il Regno Unito accolga e riconosca protezione ai cittadini ruandesi che arrivano nel Paese riconoscendo quindi come “veri” i motivi per cui fuggono e poi faccia finta che vada bene deportare le persone in quello stesso luogo.

Un momento dell’incontro tra il primo ministro britannico Rishi Sunak e il presidente del Ruanda, Paul Kagame che si è svolto a Londra nel maggio 2023. Eletto presidente per la prima volta nel 2000, Kagame si è poi imposto nelle successive tornate elettorali del 2003, del 2010 e del 2017. Diverse organizzazioni tra cui Amnesty International lo criticano per gli attacchi all’opposizione, ai media indipendenti e ai gruppi per la difesa dei diritti umani. Circostanze che hanno creato un clima di terrore nel Paese © Simon Dawson / No 10 Downing Street

Nell’ambito dell’accordo con il Regno Unito il Ruanda ha già ricevuto 240 milioni di sterline. Come sono stati utilizzati?
VIU L’obiettivo primario è costruire i centri di accoglienza. Ma anche se fossero case stupende con piscina, che cosa te ne fai di un bagno rilassante quando non sei libero di esprimere le tue opinioni? Ma la mia preoccupazione è sul lungo periodo: il governo promette di trovare un lavoro a queste persone, ma qui il tasso di disoccupazione è elevatissimo e anche per i nostri cittadini è difficile avere un impiego. La verità è che il governo sa che non si fermeranno. Era già successo con i quattromila richiedenti asilo inviati da Israele tra il 2013 e il 2018: oggi non ne troverai neanche uno in Ruanda. Sono già tutti in Europa. Alla fine prendiamo i soldi sapendo che nessuno resterà qui.

“I Paesi europei puntano sulla ricollocazione ma dovrebbero concentrare i loro sforzi nell’aiutare gli Stati da cui le persone scappano a costruire una democrazia reale”

E che cosa ne pensano i ruandesi?
VIU Se ne parla pochissimo perché si ha paura. Fin dall’inizio non c’è stato alcun dibattito pubblico. Certo chi vive in condizione di povertà è arrabbiato. E penso sia normale.

Avrebbe mai immaginato che l’Europa sarebbe arrivata a tanto per “gestire” il fenomeno migratorio?
VIU No. È una follia. I Paesi europei puntano sulla ricollocazione ma dovrebbero concentrare i loro sforzi nell’aiutare gli Stati da cui le persone scappano a costruire una democrazia reale. A partire dal Ruanda. Spesso dietro i dittatori mascherati che sperperano i finanziamenti ci sono proprio le grandi potenze europee, che così non favoriscono la decentralizzazione del potere e soprattutto non permettono alle persone di chiamare alle giuste responsabilità i propri politici. C’è grande miopia. Così come quando si pensa che la capitale Kigali sia il Paese.

Victoire Ingabire Umuhoza ha raccontato la sua esperienza politica a seguito del ritorno in Ruanda con l’obiettivo di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2010 nel libro “Between 4 walls of the 1930 prison: memoirs of a rwandan prisoner of conscience” pubblicato nel 2017

In che senso?
VIU Chi visita Kigali trova una metropoli stupenda: grandi palazzi, strade pulite, industrie. Ma non è il Paese reale: tutte le risorse finiscono nella capitale, ma nelle aree rurali la vita è un inferno; per questo dico che serve decentralizzare il potere e aiutare le comunità locali a crescere. Così come a migliorare la convivenza: le conseguenze del genocidio che si è consumato nel 1994, esattamente trent’anni fa, sono ancora forti ed è necessario costruire un vero percorso di riconciliazione. Queste sono le reali priorità del Paese.

Qualcuno potrebbe controbattere però che anche 240 milioni di sterline sono una priorità.
VIU Sono tanti, sicuramente, più di quelli garantiti dal Regno Unito per tutti i programmi di sostegno all’educazione. Ma non si può pensare solo ai vantaggi economici: stiamo parlando di persone, non di scatole. Quello che preoccupa -e dovrebbe allarmare anche voi- sono i vantaggi di tipo diplomatico che l’accordo comporta. Nel 2012 quando il Ruanda sosteneva i ribelli nella Repubblica Democratica del Congo i principali donor internazionali tagliarono i fondi a Kigali. Quel sostegno continua ancora oggi, anche grazie al via libera del Regno Unito. Questo è il prezzo da pagare per accordi simili. E non lo pagano solo i richiedenti asilo ma tutti quanti.


IL TRAVAGLIATO ITER DELL’ACCORDO VOLUTO DALLA GRAN BRETAGNA

Il percorso dell’accordo tra il Regno Unito e il Ruanda per la deportazione dei richiedenti asilo ha avuto inizio il 14 aprile 2022, con l’annuncio del governo britannico del “Partenariato sulla migrazione e lo sviluppo economico”. Allo stanziamento dei primi 120 milioni di sterline non è seguito però l’avvio delle operazioni. Il 15 giugno il volo con a bordo i primi richiedenti asilo è stato bloccato a pochi minuti dalla partenza da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel 2023 altri due pronunciamenti hanno fermato l’accordo: prima la Corte d’appello (29 giugno) poi la Corte suprema (15 novembre) secondo cui c’è un “rischio reale di maltrattamenti” a danno dei richiedenti asilo in caso di trasferimento in Ruanda.

Il primo ministro Rishi Sunak ha quindi annunciato un nuovo disegno di legge per dichiarare il Ruanda “Paese sicuro” ed evitare controversie legali. Dopo l’approvazione alla Camera dei comuni del 17 gennaio 2024, quando Altreconomia va in stampa a metà febbraio il disegno di legge è in discussione alla Camera dei lord. Fino a oggi sono stati versati 240 milioni di sterline, se ne prevedono altri 150 entro il 2026. Il 12 ottobre 2023, il giorno dopo che il governo aveva affermato davanti alla Corte suprema che il Ruanda fosse un Paese sicuro, il ministero dell’Interno ha riconosciuto lo status di rifugiato a un sostenitore del partito di Victoire Ingabire Umuhoza affermando che avrebbe rischiato la vita in caso di rientro. In totale, da settembre 2023 a gennaio 2024 è stato riconosciuto l’asilo a quattro richiedenti ruandesi.

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